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L’Italia investa le spese per la difesa nei farmaci fuori brevetto: è una questione di sicurezza nazionale

Non ne abbiamo mai prodotti così tanti ma non abbiamo mai avuto una così eccezionale carenza di farmaci critici nelle nostre farmacie. La proposta
L’Italia investa le spese per la difesa nei farmaci fuori brevetto: è una questione di sicurezza nazionale
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L’affermazione “l’Italia deve garantire il 5% del Pil per la difesa, ma l’1,5% va destinato a sistemi di resilienza e controllo” è una semplificazione di un dibattito complesso. Al suo interno 1,5% viene indicato per “resilienza e controllo”: questa quota mira a rafforzare la capacità del paese di affrontare minacce non militari, come disastri naturali, crisi sanitarie, cyberattacchi e altro.

Si tratta di investimenti in settori come la protezione civile, la cybersecurity e la ricerca scientifica. Non viene però esplicitamente citata la produzione industriale nazionale di farmaci e vaccini all’interno di “crisi sanitarie”, eppure oggi è facile rendersi conto di come questo settore sia cruciale per la resilienza di una Nazione che deve difendersi e tutelare innanzitutto la salute dei propri cittadini.

Tutti i cittadini italiani oggi temono una pericolosa ricaduta sulla spesa già insufficiente per il nostro SSN pubblico, universale e solidale, che, nonostante tutte le sue carenza, è ancora oggi in termini di efficacia ed universalità delle prestazioni uno dei migliori al mondo, persino più degli Usa.

Raggiungere il 5% del Pil per la Difesa senza danneggiare le risorse per il SSN che oggi con molta fatica arranca al 6,1% del Pil è la prima sfida oggi per il governo nazionale. L’Italia, anche per conto Ue, può recuperare sino ad uno 0,5% del Pil nazionale investendo nel settore vitale per la sicurezza nazionale della produzione completa di farmaci fuori brevetto garantiti in qualità magari direttamente dall’Esercito italiano spostando quindi di fatto sino ad uno 0,5% del Pil (magari con nuove aziende nel Sud Italia) a supporto e non a detrimento del SSN.

E’ dibattito ormai ultradecennale lo scarso utilizzo e consumo da parte dei cittadini italiani di farmaci generici fuori brevetto rispetto ai farmaci comunque di marca con una spesa diretta sulle tasche degli italiani di circa 1,5 miliardi di euro all’anno. Gli italiani non si fidano di farmaci la cui qualità e bioequivalenza non è garantita o da importanti Ditte farmaceutiche o dallo Stato.

Quale occasione migliore che offrire la garanzia dello Stato di una importante produzione di farmaci generici di ditte italiane in joint venture anche con l’Esercito italiano? In questo momento storico, la Nazione Italia sta vivendo un grandissimo rischio sia per la tenuta stessa del SSN che per la sicurezza nazionale.

I principi attivi dei farmaci fuori brevetto che comprendono pressocché tutti i farmaci essenziali di classe A sono tutti prodotti non in Italia da potenze straniere in via di sviluppo e che stanno acquisendo di fatto il loro monopolio diventando la “farmacia del mondo” (India, Cina, Pakistan). Dall’altro lato l’Italia è la Nazione maggiore produttrice Ue di farmaci sotto brevetto nel proprio territorio nazionale ma le proprietà e quindi i proventi dei brevetti dei farmaci e dell’eccezionale quota di esportazione, sino al 97% della produzione, è sempre e soltanto Usa e Israele (esempio, Novartis, Lilly, ecc.).

Queste ditte multinazionali a capitali Usa, oltre ad incassare gli eccezionali proventi di questi farmaci il cui costo è oggi assolutamente fuori controllo ed esplicitamente eccessivo rispetto al loro valore reale, adesso porteranno ulteriori risorse agli Usa con i dazi togliendo all’Italia l’unico vero guadagno che abbiamo nell’ospitarli sul nostro territorio nazionale ovvero i posti di lavoro?

Il desiderio di Trump di incrementare la produzione interna Usa si scontra in questo settore industriale, oggi il primo al mondo per produrre risorse economiche cash, con il costo del lavoro infinitamente più basso in Italia rispetto agli Usa. Un ricercatore italiano e/o un farmacista italiano ha uno stipendio oggi sino a 5 volte più basso rispetto ad un omologo lavoratore Usa. Il vero problema, che nessuno in Italia pare vedere, è quindi che questo sistema, con esportazione sino al 97%, garantisce più le farmacie Usa che quelle italiane.

Non abbiamo mai prodotto tanti farmaci in Italia ma non abbiamo mai avuto una così eccezionale carenza di farmaci critici nelle nostre farmacie.

In qualità di componente del CTS ho presentato il problema al Club Atlantico di Napoli (Presidente Ing Giosuè Grimaldi) ed allo Svimez (Prof Giannola) che hanno creato uno specifico gruppo di lavoro coinvolgendo protagonisti importanti (IDI, Marina Militare e Diplomazia internazionale) all’interno di proposte nel Piano Mattei.

A mio parere, occorre con urgenza creare un gruppo di lavoro interministeriale (Ministeri Sanità e Difesa) per costituire un gruppo di lavoro ad hoc per verificare quanta produzione di farmaci critici ed essenziali per la salute degli italiani e quindi per la sicurezza nazionale possano essere prodotti direttamente e completamente in Italia in joint venture con Esercito Italiano e Marina Militare anche a fini di Diplomazia Navale Mediterranea (Farmacopea Nazionale di Stato per farmaci critici ed essenziali per la sicurezza nazionale).

La proposta sulla quale il gruppo di lavoro si sta impegnando è quella di inserire una quota importante di farmaci critici essenziali da produrre in Italia e specialmente nel Sud Italia, utilizzando gli strumenti della ZES unica al Sud ed all’interno del Piano Mattei, per aumentare anche il peso della Nazione Italiana nella geopolitica dell’intera area del Mediterraneo. E’ urgente!

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