Turchia, anche il nazionalista Özdağ attacca il presidente Erdogan: e finisce in manette

Prosegue senza sosta la nuova campagna di arresti lanciata dalla magistratura turca al guinzaglio del presidente -autocrate Recep Tayyip Erdogan che dopo la riforma costituzionale del 2016 ha facoltà do eleggere la maggior parte dei giudici della Corte Costituzionale. Questa settimana le retate della polizia hanno portato all’arresto di figure politiche e registi. Il leader del partito Zafer (Vittoria), Ümit Özdağ, è stato arrestato a seguito di un’indagine avviata dall’ufficio del procuratore capo di Istanbul con l’accusa di “insulto al presidente”. Özdağ è stato preso in custodia il 20 gennaio ad Ankara e l’ambito dell’indagine è stato successivamente ampliato aggiungendo le accuse di “incitamento all’odio e all’ostilità”.
Dopo aver completato le procedure formali presso la stazione di polizia, Özdağ è stato portato al Bakırköy Dr. Sadi Konuk Training and Research Hospital per una valutazione medica prima di essere trasferito al tribunale di Çağlayan di Istanbul. Dopo la sua testimonianza, i pubblici ministeri hanno deferito Özdağ al tribunale con una richiesta di arresto. Il tribunale ha approvato la richiesta e Özdağ è stato preso in custodia. L’indagine su Özdağ è iniziata il 19 gennaio dopo le dichiarazioni rilasciate durante l’incontro del suo partito ad Antalya, dove ha criticato il presidente Recep Tayyip Erdoğan.
Il vicepresidente del partito di opposizione, Zafer Ali Dinçer Çolak, ha confermato tramite i social media che il caso di Özdağ è stato deferito all’ufficio del procuratore speciale per l’antiterrorismo e che è stato imposto un ordine di riservatezza sulle indagini. Ma cosa ha detto Özdağ di cosí “sbagliato” tanto da meritarsi le manette? Durante l’incontro ad Antalya, Özdağ ha accusato Erdoğan di aver facilitato l’infiltrazione del gruppo Fethullah Gülen, definito dalle autorità “Organizzazione terroristica fetullahista (FETÖ)”, nelle istituzioni statali. Ha affermato che Erdoğan ha permesso al movimento di stabilire una struttura statale parallela all’interno della Turchia.
Nelle sue osservazioni, Özdağ ha affermato: “Nessuna crociata è mai riuscita a trasformare la nazione turca in deisti, atei o cristiani. Tuttavia, sotto Erdoğan, segmenti significativi del popolo turco si sono allontanati dalla propria religione perché ingannati da coloro che sfruttano la fede. La percentuale di deisti e atei ha superato il 16% durante il mandato di Erdoğan”. Il leader politico ha quindi sottolineato: “Erdoğan dovrebbe ricordare che i fondatori della Repubblica non hanno mai attaccato la fede, la storia o la cultura della nazione turca. Al contrario, Mustafa Kemal Atatürk e i suoi compagni hanno preservato e migliorato questi valori. Chi attacca la fede, la cultura e la storia turca è lo stesso Erdoğan, che ha confezionato la propria storia e carriera da un uomo che indossava il fez. Si tratta dello stesso Fetullah Gulen, deceduto tre mesi fa negli Stati Uniti dove era riparato 25 anni fa per non essere arrestato dai governi laici di allora. Ma anche da oltre oceano, Gulen era riuscito grazie alla fitta rete che aveva già intessuto all’interno delle istituzioni turche a preparare la conquista del potere del suo discepolo iniziata a livello nazionale nel 2003, quando divenne premier per la prima volta, dopo aver creato con Gulen ( che rimaneva volontariamente sempre dietro le quinte) il partito della Giustizia e Sviluppo che ancora oggi è a capo della coalizione di governo. Il “Sultano” nel 2016 ha ripagato il suo mentore accusandolo di essere il mandante del fallito golpe”.
Özdağ ha inoltre accusato Erdoğan di distorcere la storia e minare i valori della nazione turca, affermando: “Suddividendo lo stato turco in sette – quellq gulenista era stata fino al 2016, per l’appunto, la piú potente – in comunità religiose, Erdoğan ha danneggiato la fede e l’integrità del popolo turco. Consentire a milioni di rifugiati siriani immigrati clandestini di entrare in Anatolia ha eroso la cultura turca. Ciò a cui stiamo assistendo è il fascismo dell’AKP. A differenza del principale partito di opposizione ( il repubblicano laico Chp) il partito Zafer non normalizzerà questo fascismo. Combatteremo e vinceremo. La vittoria appartiene allo stato turco e alla nazione turca”.
Noto per la sua retorica nazionalista e anti-immigrazione, il partito Zafer ha ottenuto il 2,5% dei voti alle elezioni generali del 2023. Durante il ballottaggio presidenziale, il partito ha sostenuto l’avversario di Erdoğan, Kemal Kılıçdaroğlu, allora leader del Chp. Al di là della, giusta o sbagliata retorica nazionalista a danno dei migranti, è d’obbligo sottolineare che solo nelle dittature gli avversari politici vengono messi in prigione con l’accusa di insulto o, addirittura, di terrorismo solo per aver criticato il presidente della repubblica. Il 22 gennaio le manette sono scattate anche per il regista curdo Kazım Öz in seguito all’indagine avviata dall’ufficio del procuratore capo di Istanbul in merito al suo film, Zer. Öz è stato preso in custodia presso il comando della gendarmeria di Kemerburgaz alla periferia di Istanbul, dove era stato convocato per rilasciare una dichiarazione. È stato poi trasferito al tribunale di Istanbul a Çağlayan. Dopo aver rilasciato la sua dichiarazione al procuratore, Öz è stato deferito a un giudice e successivamente rilasciato.
Il regista ha commentato tramite il proprio account sui social media, scrivendo: “Sono stato arrestato oggi presso il comando della gendarmeria di Eyüp, dove sono stato convocato per rilasciare una dichiarazione. Sono stato ammanettato e portato al tribunale di Çağlayan, dove sono stato interrogato sul mio film Zer. Sono stato rilasciato a condizione che mi presenti all’udienza programmata per il 13 marzo 2025. Ciò che mi ha davvero turbato è che gli individui che avrebbero dovuto essere ammanettati e condotti per l’interrogatorio oggi sono i responsabili della strage dell’ hotel di ieri, insieme ai funzionari incaricati”. Il cineasta si riferisce alla strage avvenuta a causa dell’incendio di un hotel non a norma in una località sciistica turca. “Invece, hanno scelto di trattare me, un regista, in questo modo! Ma va notato: coloro che mettono l’arte sotto processo alla fine perderanno! Ringrazio tutti i miei amici che mi hanno contattato, chiesto informazioni e sostenuto”.
Öz è stato anche convocato per rilasciare una dichiarazione lo scorso 16 ottobre, come parte di un’indagine su presunta “propaganda per un’organizzazione terroristica”. Il film che ha portato all’indagine, Zer, è un film del 2016 che ha debuttato il 21 aprile 2017, dopo la sua prima proiezione al 36° İstanbul International Film Festival. Il film racconta la storia di Jan, che viaggia da New York alla Turchia per scoprire le origini di una vecchia canzone popolare curda. Lungo il cammino, approfondisce la storia della canzone e gli eventi che la circondano.