Il mondo FQ

Mondo

Ultimo aggiornamento: 11:46 del 22 Febbraio

“Quanti altri giornalisti uccisi dobbiamo avere per smuovere le vostre coscienze? E se fossimo ucraini?”: il discorso del reporter di Gaza

Nel video l'appello-denuncia del giovane cronista Abubaker Abed contro la mancanza di "sostegno internazionale" ai giornalisti palestinesi. "E se fossimo ucraini, bianchi con gli occhi azzurri?"
Il discorso del giornalista palestinese Abubaker Abed
0 seconds of 3 minutes, 45 secondsVolume 0%
Press shift question mark to access a list of keyboard shortcuts
00:00
03:45
03:45
 
Commenti

“Ho voluto dire una parola contro la mancanza di sostegno internazionale ai giornalisti palestinesi”. È più di un appello quello che il reporter 21enne di Gaza, Abubaker Abed,che lavora per l’iraniana Press Tv, ha scelto di fare durante una conferenza stampa per commemorare i suoi colleghi uccisi dall’esercito israeliano (l’ultimo si chiamava Sa’ed al-Nabhan, è stato colpito da un cecchino mentre documentava il soccorso di alcune persone dopo un attacco). È un richiamo a quelle che lui definisce “coscienze morte“, un messaggio ai giornalisti di tutto il mondo perché non si voltino dall’altra parte. “Ci avete visto morire in ogni modo possibile: smembrati, inceneriti, mutilati” dice prendendo la parola al microfono e parlando in inglese, mentre accanto a lui i colleghi alzano le foto dei cronisti e fotoreporter uccisi. “Non ci siamo mai fermati, abbiamo continuato a raccontare la verità. Quanti altri giornalisti uccisi dobbiamo avere per smuovere le vostre coscienze morte? Oggi siamo tutti qui perché voi facciate qualcosa per fermare Israele e i crimini contro di noi”. E continua: “Se fossimo ucraini o di qualsiasi altra nazionalità, con i capelli biondi e gli occhi azzurri, vi arrabbiereste per quello che ci succede. Ma dato che siamo palestinesi, abbiamo un solo diritto: quello di morire e di essere mutilati“.

Il discorso è stato pronunciato davanti alle telecamere giovedì 9 gennaio, alcuni giorni dopo la morte del fotografo Omar al-Deirawi a Deir al-Balah. Abed, molto seguito sui social, ha scelto di pubblicarlo integrale sul suo profilo Twitter chiedendo alle organizzazioni internazionali di mobilitarsi a sostegno dei giornalisti di Gaza e per mettere fine al massacro. Come raccontato dal Fattoquotidiano.it, la strage dei giornalisti palestinesi a Gaza, gli unici che ogni giorno documentano ciò che accade nella Striscia, non si è mai fermata. Secondo il sindacato palestinese sono oltre 200 i lavoratori dell’informazione uccisi dal 7 ottobre, inclusi cronisti, videomaker e fotografi. Come ribadisce Abed nel suo discorso, a Gaza i reporter lavorano senza sosta nonostante abbiano seppellito amici, parenti e colleghi e nulla li mette al riparo dagli attacchi israeliani. “Anche questi giubbini Press che indossiamo sono diventati un bersaglio. Ma il giornalismo non è un crimine. State dalla nostra parte”

video Twitter @AbubakerAbedW

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione