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Siria, la stampa curda accusa la Turchia: “Due nostri giornalisti uccisi con i droni, stavano raccontando la battaglia della diga di Tishreen”

Secondo l'agenzia Anha, l'auto dei reporter è stata colpita nonostante riportasse in modo chiaro la scritta PRESS. Una delle vittime era stata tra le prime a raccontare la resistenza di Kobane all'avanzata dell'Isis
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Si chiamavano Cîhan Bîlgîn e Nazim Dashtan. Per i curdi-siriani sono diventati due simboli: stavano raccontando l’attacco turco contro il Rojava sotto amministrazione curda. Il presidente Erdogan, come abbiamo già raccontato qui, è stato chiaro: il tempo per le Forze democratiche siriane – che associa ai “terroristi” del Pkk – è finito. Non è un caso che Erdogan abbia battezzato l’avanzata dei jihadisti su Damasco: ora, ritiene di avere campo libero.

Quale è stata la “colpa” di Bîlgîn e Dashtan? Secondo la ricostruzione dell’agenzia di stampa Anha, giovedì scorso l’auto dei cronisti è stata presa di mira da droni perché “stavano tornando a Kobane dopo aver coperto gli scontri tra le Forze democratiche siriane (Sdf) e l’Esercito nazionale siriano (Sna) vicino alla diga di Tishreen e al ponte di Qere Qozaq”. La diga, per le forze filo turche, è valutata come obiettivo strategico importante. Il responsabile dell’Anha, Akram Barakat ha dichiarato che che il veicolo dei giornalisti è stato preso di mira nonostante fosse “chiaramente contrassegnato con le insegne PRESS, ma la Turchia continua a ignorare le leggi internazionali”.

Una denuncia che è stata raccolta dal Commitee to protect journalist (Cpj), che tramite un responsabile, Gipsy Guillen Kaiser, ha chiesto alla Turchia “di condurre un’indagine approfondita sulle uccisioni dei giornalisti Jihan Belkin e Nazim Dashdan in Siria. È fondamentale garantire che i responsabili siano ritenuti responsabili”. Le vittime erano molto conosciute nella loro comunità, tanto che il Dipartimento dei media dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria settentrionale e orientale li ha ricordati così: “Nazim Dashtan è stato tra i primi giornalisti a documentare la resistenza di Kobane al mondo. Ha continuato il suo lavoro mediatico nonostante le pressioni turche fino al suo ritorno nella Siria settentrionale e orientale per continuare a scoprire la verità e sostenere le giuste cause della popolazione della regione. Bîlgîn è stata il simbolo di una giornalista coraggiosa che ha fatto della sua penna e della sua macchina fotografica la voce della rivoluzione popolare, in particolare della rivoluzione femminile. Ha lavorato per oltre otto anni come reporter per l’agenzia di stampa Hawar (Anha), svolgendo un ruolo fondamentale nel trasmettere la verità al pubblico”.

Il Dipartimento lancia un appello “alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale affinché adottino misure serie per garantire la protezione dei giornalisti dalla brutalità dello Stato occupante turco e impedire che vengano presi di mira mentre svolgono i loro compiti”. Da Ankara non ci sono stati commenti ufficiali; l’esercito turco ha sempre affermato di non prendere di mira civili, ma solo gruppi considerati terroristi. Cosa sia accaduto realmente ai due reporter è difficile stabilirlo in maniera indipendente, con la situazione caotica che c’è in Siria dopo la fuga di Assad, la scoperta di fosse comuni e con i jihadisti che cercano di dare rassicurazioni alla comunità internazionale. Di certo c’è che la Turchia considera le Forze Democratiche Siriane (Sdf), sostenute dagli Stati Uniti, un’organizzazione terroristica perché la sua componente principale è un gruppo allineato al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk). Nei giorni scorsi le Sdf hanno affermato che gli sforzi di mediazione guidati dagli americani non sono riusciti a raggiungere una tregua permanente nel nord della Siria. Dal canto suo, il presidente Erdogan ha dichiarato che, mettendo in sicurezza la zona di confine con la Siria, la Turchia impedirà al Pkk di nuocere ancora.

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