Ilenia e Andrea saranno sfrattati il 19 dicembre coi loro 5 figli: non possono essere buttati in strada

Questa è la storia di Ilenia e Andrea. La storia di una coppia con cinque figli. Una famiglia che il governo del redivivo “Dio, patria e famiglia” dovrebbe portare in palmo di mano. Ma non è quello che succede.
Vengono dalla Puglia Ilenia e Andrea, da quel Sud che negli ultimi vent’anni ha visto emigrare più di un milione di persone. Via, alla ricerca di un presente migliore, si sono ritrovati a Nichelino, poco meno di 50mila anime in provincia di Torino.
A novembre 2016 Ilenia e Andrea trovano un’abitazione. L’affitto è di 600€ al mese. Tanto? Poco?
All’inizio reggono. Anche perché godono del vero ammortizzatore sociale rimasto in questo Paese: i risparmi delle famiglie. È la madre di Ilenia a permettere loro di pagare le caparre richieste e di avere un po’ di capitale per affrontare i primi mesi con una certa serenità.
Più passa il tempo, però, più la situazione si complica.
Perché? Ho le buste paga di Andrea sotto agli occhi. Sono la faccia dell’Italia del lavoro povero. Ce n’è una in cui la paga oraria potrebbe anche bastare: settore legno, 10,2€ lordi l’ora. Quanto noi chiediamo sia il salario minimo cui il governo Meloni continua a opporsi. A fine mese, però, la busta paga parla chiaro: 731€. Perché Andrea lavora troppe poche ore, il suo è un part-time al 45%.
Scorro un altro cedolino: stavolta la paga è di 8,23€ come montatore di infissi. Troppo bassa. Soprattutto se anche qui parliamo di un part-time (al 75%). A fine mese fanno 1.020€. Il suo ultimo impiego è in una ditta per la quale consegna il pesce: un anno di lavoro, ma paghe sempre insufficienti a sostenere le spese.
Tra un lavoro e l’altro, mesi di ricerca. In cui magari arriva la Naspi, ma con quella non ci campi. O il lavoro nero e irregolare. Perché sì, esiste anche al Nord, vero tratto comune e unificante del Paese.
In media, ci dice Andrea, ogni mese entravano a casa circa 900€. Cui c’è da aggiungere un’altra piccola cifra, frutto del lavoro di Ilenia: stiratrice part-time in nero. Poca roba, ma necessaria per provare ad andare avanti.
Nel 2019 non reggono più. Non riescono proprio più a pagare. Arriva lo sfratto per morosità. Secondo i dati del Ministero degli Interni, nel 2023 a Torino sono stati emessi 1.380 provvedimenti di sfratto (l’88% per morosità). A livello nazionale sono stati ben 39mila, il 78% (31mila) per morosità.
Dietro questa parola un po’ astrusa si nasconde una realtà iper-concreta per tante persone: l’azienda per cui lavoravi chiude, magari riduce le attività, non ti rinnova il contratto, licenzia o, ancora, ti taglia le ore di lavoro e quindi la paga. Il risultato è lo stesso: non hai più i soldi necessari a pagare affitto, bollette, cibo. Accumuli ritardi nei pagamenti, fino a quando non ti buttano fuori.
Quelli che mostrano la faccia feroce davanti alle persone sfrattate pensano forse che con l’esecuzione di uno sfratto finisca la storia. Ma che fine fa chi perde il tetto sulla testa?
Prendiamo Ilenia e Andrea. Con 5 figli non è pensabile dormire in auto o sotto a un ponte. Non rientrano tra le famiglie coperte da emergenza abitativa, per l’assegnazione di una casa popolare c’è da aspettare. Forse decenni.
È così che Ilenia e Andrea si trasformano in occupanti, una delle categorie più criminalizzate in Italia, contro cui l’ultradestra politica e mediatica soffia di continuo per attizzare il fuoco.
Nel 2019 entrano in un appartamento popolare. Uno di quelli vuoti e abbandonati. Da anni. Con tanta gente senza casa, tenere abitazioni popolari vuote è uno schiaffo alla miseria. Oltre che un regalo al mercato immobiliare privato, dove i prezzi schizzano (il Cresme stima in un +14,2% l’aumento medio nelle 14 città metropolitane italiane, tra cui rientra Torino). L’appartamento è tra quelli “inagibili”: lasciato nell’incuria, mancano pavimenti e impianti. Come l’appartamento occupato da Andrea e Ilenia in Piemonte ce ne sono 3mila, su un patrimonio comunque insufficiente. I sindacati stimano la necessità di almeno 30mila case popolari. Case che si potrebbero recuperare a partire dal rimettere sul mercato una parte dei 54mila appartamenti sfitti che si stimano a Torino. Una cifra pari a circa il 15% del patrimonio immobiliare residenziale totale.
Ilenia e Andrea entrano e pian piano sistemano tutto. Trasformano una casa popolare inagibile in un focolare finalmente abitato. Grazie alla solidarietà della comunità che li sostiene.
Sono però degli occupanti. Il conto gli viene presentato a giugno 2024, quando gli si intima di lasciare l’appartamento. A fine ottobre l’ufficiale giudiziario indica una data perentoria: il 19 dicembre tornerà per lo sfratto.
Inutile cercare nel documento la possibilità di una soluzione alternativa per Ilenia e Andrea. Non c’è. Né viene loro indicato un iter per poter avere un tetto “legale” sulla testa.
Il 19 dicembre devono andar via. E chissenefrega di quel che sarà di loro.
Il 19 dicembre, a pochi giorni da Natale. Chissà cosa pensano e dicono quelli che sfoggiano il crocifisso e baciano il rosario durante i comizi elettorali. Forse adorano così tanto il Natale che sorridono alla prospettiva di novelli Gesù, Marie e bambini riscaldati solo dal tepore del corpo e del respiro del bue e dell’asinello.
Peccato che oggi manchino pure il bue e l’asinello. Oltre che le case popolari, un tetto agli affitti ed è sparito pure il fondo nazionale per l’affitto e la morosità incolpevole: alcune centinaia di milioni annui che sostenevano famiglie e proprietari in difficoltà e che il Ministro Salvini ha pensato bene di eliminare.
Ps. il 19 dicembre a Via Pracavallo, col collettivo PrendoCasa, saremo anche noi con Ilenia e Andrea per evitare lo sfratto: nell’Italia del “troppa gente senza casa, troppe case senza gente”, il vero crimine sarebbe buttare per strada questa famiglia con minori.
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Ai due tentativi espletati dalle autorità, c’è stata la risposta della solidarietà che è riuscita a ottenere due successivi rinvii: il primo per il 14 gennaio e, il 14 gennaio stesso, fino all’8 aprile. Questo è un tempo utile per permettere a Ilenia di accedere a un appartamento che ha trovato e che è riuscita ad affittare a partire dal 1° aprile, sempre solo grazie al fatto che la madre si pone come garante.
Dai nostri attivisti: sia l’impiegato dell’Atc che l’ufficiale giudiziario li avrebbero buttati per strada. Siamo dovuti intervenire due volte per impedire che entrassero. Persino Carabinieri e Ros, chiamati da loro ad un certo punto, si sono dimostrati più comprensivi.
Aggiornato il 14 gennaio 2025 h 17.30