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Meloni “concubina di Sion”, “traditrice che ha rinnegato il fascismo”: così i neonazi volevano uccidere la premier “con un colpo in testa”

Le intercettazioni riportate nell'ordinanza di arresto del gip di Bologna
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Traditrice“, “schifosa“, “concubina di Sion“, “fascista finché non è salita al potere”, mentre “ora rinnega di esserlo“. Così i neonazisti del gruppo “Werwolf division” chiamavano Giorgia Meloni, che volevano uccidere con “un colpo in testa“. È quanto emerge dalle intercettazioni riportate nell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dalla gip di Bologna Nadia Magretti, che mercoledì ha portato all’arresto di 12 membri della banda, accusati di terrorismo, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Secondo la giudice, il piano di attentare alla vita della premier, “lungi dall’essere meramente teorico”, era invece piuttosto concreto, tanto da includere la formazione di “guerriglieri” e la ricerca di armi sul web. A raccontarlo al telefono è uno dei presunti capi dell’organizzazione, Salvatore Nicotra detto “l’istruttore”: “Allenavo cinque guerriglieri per dargli un’arma in mano, andare davanti alla Meloni e sparargli in testa. C’è un albergo davanti al Parlamento, da lì puoi sparare un colpo dall’alto“, diceva, specificando di aver trovato “un palestinese che può fare al caso nostro”.

La premier, si legge nell’ordinanza, era ritenuta dal gruppo “asservita al potere ebraico” e contro di lei era in corso “una vera e propria attività di dossieraggio” da parte dei capi dell’organizzazione. “Ammazzare la Meloni è un’ottima maniera per fare in modo che l’Italia scenda in guerra civile”, diceva Nicotra. Ma il piano sembrava anche più ampio: “Vogliamo unirci a Forza Nuova e agli altri per andare giù a Roma a fare un colpo di Stato al Parlamento. Volevo dare un fucile ciascuno, addestrati a dovere per fare la guerriglia. Io non ho nulla da perdere. Sono pronto a morire”, diceva Nicotra. Tra i bersagli del gruppo c’era anche uno degli uomini più potenti del mondo, l’economista tedesco Klaus Schwab, presidente e fondatore del World economic forum di Davos: “Sembra che si trovi in Svizzera, aspettiamo solo di trovare delle armi da poter usare”, scrive sempre Nicotra, nella primavera del 2023, a un utente in via di identificazione, secondo quanto riporta il Corriere della sera.

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