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I suicidi in carcere nel 2024 a quota 63, il 43% in più rispetto al 2023. Un terzo erano detenuti ancora in attesa di giudizio

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Sono 63 le persone che si sono suicidate in carcere da inizio anno. Il dato, aggiornato al 16 agosto, è contenuto nel report del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, diffuso oggi. “Si tratta di un dato elevato rispetto allo stesso mese di agosto del 2023 in cui si registrarono 44 suicidi (con un aumento quindi di 19 decessi, il 43% in più) e al mese di agosto del 2022 di 11 decessi)”, si legge nel documento.

Dei 63 suicidi, 61 erano uomini e 2 donne. Riguardo alla nazionalità, 33 erano italiane (pari al 52%) e 30 straniere (pari al 48%). Le fasce d’età più presenti sono quelle tra i 26 e i 39 anni (30 persone) e tra i 40 e i 55 anni (16 persone); le restanti si distribuiscono nelle classi 18-25 anni (7 persone), 56-69 anni (9 persone) e ultrasettantenni (1 persone). L’età media delle persone che si sono suicidate è di circa 40 anni.

La posizione giuridica delle persone che si sono tolte la vita in carcere è la seguente: 26 erano state giudicate in via definitiva e condannate (41,3%), mentre 8 avevano una posizione cosiddetta “mista con definitivo”, cioè avevano almeno una condanna definitiva e altri procedimenti penali in corso; 24 persone (38,1 %) erano in attesa di primo giudizio, 2 ricorrenti, 2 appellanti e 1 internato provvisorio. Per quanto riguarda i tentativi di suicidio nelle nostre carceri sono stati 1.335 dall’inizio dell’anno rispetto ai 1.220 del 2023.

I detenuti nelle carceri italiane sono 61.465, fa sapere il Garante, a fronte di una capienza regolamentare di 51.282 con un divario di 4.360 posti. L’indice di sovraffollamento si attesta al 131,06%. Secondo i dati forniti sono 149 (pari al 78%) gli Istituti con un indice di affollamento superiore al consentito che in 50 Istituti risulta superiore al 150%. “Da un ulteriore approfondimento si evince che tale criticità è dovuta all’attuale inagibilità di diverse camere di pernottamento e in alcuni casi di intere – si legge nel report – sezioni detentive, come per esempio San Vittore, a Milano, dove l’indice di sovraffollamento si attesta al 220,98% ed è l’Istituto che sui 190 detiene il massimo primato”.

“L’approfondimento su base regionale mostra una situazione disomogenea – si afferma – per quanto la quasi totalità delle regioni (17) registrino un indice di affollamento superiore agli standard e solo 3 si collochino al di sotto della soglia regolamentare. Si evidenzia, infatti, un’estrema differenziazione: regioni quali la Puglia (164,80%), Lombardia (152,24%), Basilicata (149,34%), Veneto (146,46%), Lazio (145,38%) che mostrano un preoccupante indice di sovraffollamento, in buona parte determinato dal divario in negativo tra capienza regolamentare e posti regolarmente disponibili, e tale da dover necessariamente orientare in termini logisticamente mirati i preannunciati interventi legislativi in tema di edilizia penitenziaria”.

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