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Abruzzo, più vado in giro e più apprezzo la mia terra di origine

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A noi insegnanti, dileggiati da ogni punto di vista, è rimasto l’ultimo privilegio delle ferie estive abbastanza lunghe: non certo i tre mesi che pensano molti ma comunque un tempo sufficiente per permettere di partire in lunghi viaggi di sola andata, senza vincoli particolari. Con la mia famigliola ci siamo avventurati verso il Sud Italia senza meta, né programmi, né tantomeno prenotazioni. Fermandoci dove, come e quando più ci piaceva, cambiando spesso itinerario. Nell’ordine abbiamo attraversato Lazio, Molise, Puglia. Lì avevo cercato un traghetto per l’Albania, per poi proseguire in Grecia forse verso la penisola Calcidica. Invece, alcune circostanze ci hanno indotti a virare verso Sud: Basilicata, Calabria, Sicilia, vista in lungo e in largo. Ritorno in nave per la Campania, quindi ancora Roma, per tornare infine nel mio amato Abruzzo interno.

Abbiamo visto la natura selvaggia del Gargano domata dalle comodità di uno dei più antichi resort d’Italia, gli orizzonti infiniti del Tavoliere, l’asprezza asciutta delle Murge e della Lucania interrotta dai fascinosi sassi di Matera, la costa ionica e poi tirrenica della Calabria con le alture della Sila che scendono sul mare, Scilla sotto l’Aspromonte che apre sullo stretto di Messina, la costa frastagliata di Taormina, Catania e la zona Etnea, l’inconfondibile impronta della Magna Grecia in Siracusa, l’elegante barocco di Noto, la zona più a Sud d’Italia tra Pachino e Modica e le discese ai due mari: lo Ionio a Marzemimi e Porto Palo verso Capo Passero, il Mediterraneo di Focallo; quindi il rientro per l’interno della Sicilia in stato avanzato di desertificazione, 42 gradi e un terreno marrone bruciato dal sole e dalla siccità, l’improvvisa balconata di Enna, l’apertura al mare e alle civiltà di Palermo, le isole del Golfo e Napoli sotto il suo Vesuvio, il Casertano, la Ciociaria, i Castelli romani, la città eterna purtroppo sotto una cappa di afa e un sole impietoso a 45°.

Abbiamo avuto modo di ammirare tante cose bellissime ma quando si rientra in Abruzzo, dopo la Piana del Cavaliere nel Carsolano, ci si imbatte in un paesaggio unico e impareggiabile. Il verde e tutti i colori netti, marcati, l’aria frizzante, cose sempre più rare e quindi preziose in un pianeta in piena ebollizione a causa degli evidentissimi cambiamenti climatici. Il nostro è un mix unico che unisce la latitudine mediterranea con le altitudini alpine, prendendo il meglio delle due condizioni: il sole forte di giorno, pienamente estivo, senza le precipitazioni pomeridiane tipiche del settentrione, e le serate fresche e ventilate, notti in cui ci si deve coprire per dormire. Escursioni termiche da deserto con quella sorta di aria condizionata naturale che scende dai boschi e dalle sorgenti e chi è costretto a rimanere in città sarebbe disposto a pagare un tanto al minuto.

Più vado in giro e più apprezzo la mia terra di origine. Tutto andrebbe alla perfezione se anche nell’offerta turistica fossimo capaci di staccarci da una certa arretratezza indolente meridionale e adottare il meglio dell’efficienza imprenditoriale e dinamismo del Nord.

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