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Sardegna: dopo i primi cento giorni di governo Todde, il mio giudizio non è positivo

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La Giunta regionale sarda, guidata da Alessandra Todde, è in carica dal 9 aprile. I primi 100 giorni di governo sono ormai agli sgoccioli.

La Sardegna conosce uno spopolamento e un invecchiamento pauroso, soffre di una economia povera, che non crea ricchezza sul territorio e lascia precarietà ed inquinamento. Avrebbe bisogno di una cura shock. Non c’è stato niente di tutto questo. A mio avviso, la Giunta non brilla per produttività, tanto meno il Consiglio regionale. Non sono state presentate riforme di sistema (l’estate è alle porte e non se ne prevedono), quando qualcuno di esterno al Consiglio regionale ha dato dei consigli, non sono stati degnati neanche di una risposta. A parte una convocazione dei comitati contro la speculazione energetica avvenuta il giorno prima una grande manifestazione popolare contro questa nuova servitù.

Questi primi 100 giorni verranno ricordati per il poltronificio, per la legge sulla moratoria energetica e per l’assenso alla privatizzazione del sistema aeroportuale della Sardegna. La sanità, e tutte le altre emergenze della Sardegna, non pervenute.

Nel 2021 il centrodestra approvava una legge, la n. 10, che creava decine di nuove strutture di nomina fiduciaria a supporto del politico regionale. Una legge indecente, che mortificava le casse pubbliche e la struttura amministrativa. Il sottoscritto, insieme a tanti altri, si impegnò in una massiccia campagna contro la sua approvazione. Con noi c’erano moltissimi consiglieri regionali, allora di opposizione, tutti Cinque Stelle, i quali si mobilitarono contro la “legge poltronificiio”.

A meno di quattro anni di distanza hanno cambiato idea, loro e tutta la maggioranza di centrosinistra. La Giunta e tutta la maggioranza sta utilizzando a piene mani quella legge, per nominare esperti e consulenti che, guarda caso, sono segretari e coordinatori di organizzazioni politiche che hanno sostenuto la campagna elettorale di Alessandra Todde.

Gli altri due interventi degni di nota sono la legge regionale n. 5 del 2024 (Misure urgenti per la salvaguardia del paesaggio e dei beni paesaggistici e ambientali) e la decisione di avallare la privatizzazione del sistema aeroportuale sardo.

In relazione alla prima, la Sardegna, grazie anche alle politiche accondiscendenti dei governi Draghi e Meloni, è sotto attacco delle grandi aziende che speculano sulla transizione energetica, ed intendono imporre una nuova servitù, praticamente su tutto il territorio, compreso il mare. Ogni comune, ogni spazio a mare può diventare un luogo in cui si montano pale altissime (oltre i 200 metri di altezza) o pannelli fotovoltaici. In Sardegna non rimane nulla, se non la distruzione del territorio. È una transizione, se così si può chiamare, ingiusta. È una nuova forma di servitù, che vede i sardi subire e tanti altri arricchirsi. Perché dovremmo accettare una situazione di questo tipo?

La legge approvata non risolve il problema, introduce una moratoria di 18 mesi delle autorizzazioni, non ferma il cosiddetto “revamping”, cioè il potenziamento di impianti già esistenti. Le proposte di modifica del testo legislativo, su tutte quelle presentate da Renato Soru, le quali introducevano elementi di prospettiva (utilizzo a fini sociali dell’energia prodotta, blocco del revamping, costituzione di una Agenza energetica sarda) non sono neanche state prese in considerazione.

La presidente Todde, che aveva definito Terna “prepotente” in campagna elettorale, sta zitta di fronte agli scempi che Terna in queste ore sta facendo in Sardegna, dove di notte sventra terreni di agricoltori che si oppongono ad espropri su cui la popolazione non è stata chiamata ad esprimersi.

Da ultimo, la privatizzazione del sistema aeroportuale sardo. Le sarde ed i sardi, coi loro soldi, hanno costruito e fatto crescere gli aeroporti. Perché adesso dovremmo darli in gestione a un monopolio di fondi privati, tra cui Blackrock, che pensano ai loro interessi e non a quelli dei sardi, così come vorrebbe fare la Camera di Commercio? Alessandra Todde ha deciso di avallare questo processo di cessione di ricchezza dei sardi a soggetti privati. Perché?

Il sindaco di Cagliari, che è anche sindaco dell’Area metropolitana, che in campagna elettorale si era detto contrario, è zitto.

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