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Cerreto Sannita è una città che vive: questa sì che è la veritiera cultura italiana

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A noi piacciono i borghi veri, quelli con gli edifici storici e con un patrimonio architettonico e urbanistico che testimoniano relazioni, stratificazioni, innesti, aggiunte, giustapposizioni, sovrascritture. Sono il contrario della compiutezza, dell’omologazione e del finito. Dopo l’inverosimile equivoco del fittizio Borgo Egnazia palcoscenico del G7, presentato al mondo da Giorgia Meloni come raffigurazione identitaria del vero made in Italy, corre l’obbligo di ricordare che le nostre città, i nostri paesi, le nostre cittadine, i nostri borghi sono organismi vivi, complessi e imperfetti, e anche per questo autentici e rappresentativi – questi sì – della cultura italiana.

La storia di Cerreto Sannita, cittadina del Beneventano – “città ideale” fatta erigere a fine Seicento dal conte Marzio Carafa – che dopo il devastante terremoto del 1688, che aveva raso al suolo la Cerreto Sannita medievale e ucciso metà dei suoi abitanti, venne rifondata a valle e completata nel 1696 con criteri “antisismici”, è un esempio di questa vitale e autentica realtà. Guido Piovene scrisse che “Il Settecento che altrove rimodellò il volto di paesi e città, regalando dove una chiesa, dove un palazzo, a Cerreto realizzò un’opera completa, capace di sorprendere anche il più esigente dei visitatori”. E’ una città senza mura, con un impianto urbanistico sottratto alla centralità di castelli e chiese, con una struttura urbana simmetrica che prefigura, secondo l’architetto Nicola Ciaburri, l’immagine di una città protoindustriale.

L’impianto del paese si presenta immutato e si presta ad essere un “oggetto in vitro” per sperimentazioni nell’ambito del restauro dei centri antichi e della progettazione moderna urbanistica e architettonica. Opportunità colta da Nicola Ciaburri che dal 1998 è l’instancabile e appassionato animatore di iniziative culturali che vedono protagonista la sua città di origine. E’ l’ideatore e il curatore, con la pro loco “Cominium”, della giornata di studio “La città che vive – la continuazione del piano” (che si terrà il prossimo 22 giugno), occasione che testimonia l’adattamento possibile di un organismo urbano che per definizione rifiuta la condizione di compiutezza. La sperimentazione è stata affidata al talento degli architetti Beniamino Servino (Super cerritum) e Carmelo Baglivo (Caprici cerretesi), tra gli esponenti più significativi dell’attuale architettura disegnata realizzata con il digitale.

Giorgia Meloni è la benvenuta, a Cerreto, la fenice dei borghi che ha saputo rinascere e rigenerarsi, non mi sembra vi siano ristoranti stellati (ma pare che a tavola primeggino i vini tra cui il Sannio e la Falanghina) né la fissità di stucchevoli archetti e casette in stile imprecisato, ma è certo che sarà a contatto con la veritiera cultura italiana, intesa come vitale e promettente combinazione tra storia passata, presente reale e progetti e proiezioni futuri.

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