“Non è stato appropriato avere bambini in foto che promuovevano oggetti che non hanno nulla a che fare con loro. Per quanto a volte mi piace provocare un pensiero attraverso il mio lavoro, non avrei mai avuto intenzione di farlo con un argomento così orribile come l’abuso sui minori che condanno. È stata una scelta artistica sbagliata”. E così, dopo una settimana di accese polemiche e serrati dibattiti, ci ha pensato lui, Demna Gvasalia, a mettere definitivamente la parola “fine” al caso Balenciaga. Il “mea culpa” del direttore creativo della casa di moda francese è arrivato nella serata di venerdì 2 dicembre attraverso uno schietto comunicato stampa in cui, oltre a scusarsi, si assume pienamente la responsabilità della situazione e riconosce di aver oltrepassato il limite dell’accettabilità di una provocazione. Un’ammissione di colpa assai più sincera ed efficace delle pezze che in questi giorni aveva cercato di mettere la Maison, prendendo le distanze dalle campagne pubblicitarie incriminate e annunciando punitive azioni legali. D’altra parte, è stato proprio lui ad alzare costantemente in questi anni l’asticella della provocatorietà, incentrando il suo lavoro sull’esasperazione – spesso dissonante – della dicotomia tra moda commerciale e arte concettuale. Ne sono un esempio i sacchetti delle patatine o le buste dell’immondizia trasformati in borse da oltre mille euro, ma anche gli stessi “orsacchiotti fetish” che hanno dato il là alle accuse di pedopornografia e pedofilia. Ma, se finora le sue creazioni erano state al massimo oggetto di scherno da parte del pubblico generalista, questa volta l’accostamento con i minori ha scatenato una vera e propria bufera, alimentata anche dalle più infime teorie complottiste dell’estrema destra. Ma cerchiamo ora di capire cosa è successo e perché.

I FATTI – Tutto è cominciato con la campagna pubblicitaria per la linea natalizia del brand, Objects, scattata dal fotografo Gabriele Galimberti. Gli scatti (ora rimossi) ritraevano bambini dall’aria corrucciata tenevano in mano orsacchiotti con finiture fetish circondati da altri oggetti dell’immaginario Bdsm, l’insieme di pratiche sessuali estreme che hanno a che vedere con la sottomissione e la violenza. Immagini che richiamavano la serie Toy Stories, in cui il fotografo immortala dei bambini circondati dai propri giocattoli. Va sottolineato che gli stessi orsacchiotti erano apparsi per la prima volta lo scorso ottobre in passerella, in occasione della sfilata P/E23 di Balenciaga: in quell’occasione, però, venivano portati a mo’ di borsa dalle modelle e quindi nessuno gridò allo scandalo. Quindi, l’occhio vigile del web ha messo nel mirino altre due foto, tratte da un’altra recente campagna, quella della linea in collaborazione con Adidas. In una, campeggiava una borsa Hourglass appoggiata su alcune pagine della sentenza del 2008 della Corte Suprema Usa che stabilisce che l’uso di immagini pedopornografiche non viola la libertà d’espressione sancita dal Primo Emendamento. L’altra invece, dulcis in fundo, ritraeva l’attrice Isabelle Huppert in un ufficio di Manhattan con, in bella vista sulla scrivania, un libro dell’artista belga Michael Borremans, autore nel 2017 di una serie di quadri che raffigurano scene violente con protagonisti proprio dei bambini. Tutti particolari più o meno ben “nascosti” all’interno della composizione delle immagini, praticamente impossibili da scorgere a prima vista ma che non sono certo passati inosservati ad un certo tipo di frequentatori della Rete, divenuto ancor più nutrito in questi anni di pandemia, dedito alla cosiddetta “controinformazione”.

LE POLEMICHE E LE TEORIE DEL COMPLOTTO – Così, a mano a mano che queste immagini iniziavano a circolare sui social media, ecco che le critiche sul cattivo gusto delle immagini con gli orsacchiotti fetish si sono trasformate in vere e proprie accuse di matrice cospirazionista. A gettare benzina sul fuoco è stato Tucker Carlson, anchorman dell’emittente trumpiana Fox News, esponente della destra americana noto per il suo appoggio alla lobby delle armi e per le sue dichiarazioni contro l’aborto: in diretta in prima serata ha detto che Balenciaga sarebbe legata ad un gruppo segreto di potenti pedofili attivo su scala mondiale e protetto da agganci illustri. Dichiarazioni forti, che hanno subito fatto il giro del web, rimbalzando in ogni angolo del mondo e arricchendosi di nuove illazioni, come la teoria complottista del movimento Qanon secondo cui la casa di moda e il suo direttore creativo farebbero parte di una cabala di satanisti e pedofili che hanno il controllo sulla politica e i media nelle sfere più alte dell’establishment. Per non parlare poi di chi ha associato il marchio allo scandalo Epstein, il magnate americano morto suicida in carcere dopo esser stato accusato di abusi sessuali, pedofilia e traffico internazionale di minorenni. E di chi ha evidenziato negli scatti con i bambini la presenza, sullo sfondo, anche di draghi, citando letture simboliste secondo cui queste figure sarebbero un richiamo ai “draconiani”, setta associata al pedosatanismo e ai sacrifici umani. Insomma, queste immagini e le relative implicazioni sono state subito trascinate nel dibattito politico, strumentalizzate nell’opposizione le ideologie conservatrici dell’estrema destra e quelle ultra progressiste dell’estrema sinistra.

IL BOICOTTAGGIO E LE REAZIONI DEI VIP – Neanche a dirlo, c’è chi dalle parole è passato ai fatti, invocando il boicottaggio di Balenciaga e distruggendone i prodotti. Sotto l’hashtag #burnbalenciaga si trovano infatti centinaia di video di influencer ma anche semplici clienti della Maison che bruciano, tagliano e distruggono i suoi capi, in pieno stile cancel culture. Le stesse scarpe o borse che fino a solo poche ore fa erano l’oggetto del desiderio di molti, ora sono diventate infatti il simbolo di un legame con la pedofilia. Tanto da spingere anche Kim Kardashian, ambasciatrice del brand ormai da diversi anni nonché musa di Demna Gvasalia, a prendere le distanze da da queste campagne, dicendosi particolarmente preoccupata per le conseguenze di un messaggio ritenuto così ambiguo e ventilando addirittura la possibilità di stracciare l’accordo milionario che ha con il marchio. “Come madre di quattro bambini, sono stata scossa da queste immagini disturbanti. La sicurezza dei minori deve essere garantita e qualunque tentativo di normalizzare l’abuso su di loro non dovrebbe trovare posto nella nostra società, punto. Apprezzo la rimozione della campagna e le loro scuse. Parlando con il team, credo che abbiano capito la serietà della questione e prenderanno le misure necessarie affinché non possa più capitare”, sono state le sue parole. Non solo, pure Bella Hadid, tra i volti protagonisti della campagna Primavera/Estate 23, ha rimosso dai suoi social tutte le foto che la vedevano associata a Balenciaga.

LE SCUSE DELLA MAISON – Da parte sua, la casa di moda, impreparata ad esser colta in fallo, si è scusata con un comunicato ufficiale e ha fatto sapere di aver chiesto un risarcimento milionario per il danno d’immagine alla società di produzione e al set designer delle campagne, sostenendo che i contenuti incriminati sarebbero stati pubblicati senza il suo permesso. “Condanniamo fermamente gli abusi sui minori; non è mai stata nostra intenzione includerli nella nostra narrativa. Le due campagne pubblicitarie in questione riflettono una serie di errori gravi di cui Balenciaga è responsabile. Balenciaga rinnova le sue più sincere scuse per l’offesa che ha causato ed estende le scuse a tutti i talent e partner”, si legge in un comunicato. Parole che, però, a poco sono valse nel placare le polemiche. Così, sono arrivate anche le parole del direttore creativo Gvasalia che, oltre a scusarsi, ha parlato a nome dell’azienda annunciando iniziative benefiche: “Balenciaga garantisce che verranno prese misure adeguate per evitare che si commettano errori simili in futuro ma farà anche tutto ciò che può per proteggere il benessere dei bambini”.

Ora, quel che tutti si chiedono è cosa farà Kering: prenderà provvedimenti nei confronti dello stilista? Il conglomerato francese del lusso guidato da François-Henri Pinault è già finito sotto i riflettori negli scorsi giorni per la decisione di rimuovere Alessandro Michele (altro stilista finito nel mirino dei complottisti per le sue prese di posizione sui temi Lgbt, ndr) dalla direzione creativa di Gucci. Un’altra sostituzione a stretto giro al timone dell’altro suo marchio di punta rischia di creare un contraccolpo non indifferente, soprattutto sui mercati. Al momento, si registra solo la dichiarazione di Cedric Charbit, amministratore delegato del Gruppo che, attraverso i social, ha fatto le sue scuse e si è assunto le sue responsabilità, annunciando la riorganizzazione del dipartimento che si occupa dell’immagine del brand, un nuovo sistema di controllo sui contenuti interni ed esterni, la revisione delle campagne. Non solo: Charbit ha fatto sapere che Balenciaga non ci sarà la causa contro North Six e Nicholas Des Jardins di cui si era parlato nel comunicato del brand. Certo è che questo caso è un perfetto esempio di cosa succede quando un mondo solitamente autoriferito e non avvezzo al dibattito pubblico, come quello della moda, finisce in pasto alla massa del Web.

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