Christian Grey esiste davvero. Si chiama Alessandro Giacon, ha 34 anni e vive a una trentina di chilometri a nord di Bologna. Master Giacon, così è noto sui social, ha aperto a FQMagazine le porte della sua dimora, una villa ottocentesca affrescata che al tempo della Seconda Guerra Mondiale è stata quartier generale nazista. Tutto tra quelle quattro mura parla della passione di questo giovane padovano, ormai emiliano d’adozione, per il mondo BDSM. A partire dallo svuotatasche all’ingresso, che in realtà è una gabbia che non serve a rendere omaggio alla Shakira del video di “She Wolf”, come invece ha pensato chi scrive. In camera trovano posto pali a cui attaccare corde e persino una seconda gabbia, più piccola, proprio sotto il letto. Il pezzo forte, però, si trova in fondo all’abitazione, sulla sinistra.

La scena è grossomodo quella del film “Cinquanta sfumature di grigio”: “Vieni, voglio mostrarti la mia stanza dei giochi” mi dice Alessandro, chiedendo ad Alexa di accendere le luci. La vista si schiude su un ambiente in cui mi addentro senza quell’aria da finta timorata di Dio offesa nel proprio pudore che aveva Anastasia Steele, protagonista della citata pellicola. Anzi, non avendo una cultura chissà quanto ferrata sull’argomento chiedo conto con una certa curiosità degli attrezzi che arredano il locale: ci sono, tra le altre cose, la gogna, la Croce di sant’Andrea, la fucking machine, un armadio pieno di outfit fetish e soprattutto cassetti zeppi di sex toys e dildo di qualsiasi dimensione. Non per farne una questione di soldi, ma il contenuto di quella stanza vale un patrimonio.

Da quanti anni sei master di professione e come è nata questa passione?
Ho cominciato 6-7 anni fa, mentre il primo approccio è stato a 10 anni con un film di Boldi e De Sica. In una scena c’è una contessa che lega Boldi a una sedia, lo frusta e ci gioca in vari modi. Tante persone hanno riso, io l’ho vista in termini sessuali e ho voluto saperne di più. Ho iniziato a guardare i primi video sia porno che di altro genere e leggere forum. Mi mancava però la parte pratica, fino a che non sono arrivato ad avere il primo contatto con la cultura BDSM nel contesto della serata Decadence a Bologna.

Questa parte di te non ti ha mai destabilizzato?
No, per me è una cosa talmente naturale e normale che non ho mai pensato fosse sbagliata, complici anche i miei genitori che hanno sempre voluto vedermi felice a prescindere da chi fossi. Quando ho visto che questo lato mi procurava una felicità che altre cose non mi davano mi sono buttato.

Il momento in cui hai capito di voler abbandonare tutto per fare il master?
Pensare che per 40 anni avrei dovuto lavorare 8-10 ore al giorno mi provocava ansie e fastidi. A 27 anni ho detto basta. Anche se l’impresa di famiglia mi dava la sicurezza e uno stipendio fisso ho deciso che piuttosto sarei finito sotto un ponte, ma libero e felice di non avere una vita programmata a fare le stesse cose.

Quando qualcuno si propone come tuo slave in base a cosa decidi di accettare la candidatura?
Ormai ho una sensibilità che mi permette di capirlo già dal modo in cui scrive. Ho studiato molto la parte psicologica, anche un po’ di PNL (programmazione neurolinguistica, ndr) e intuisco se una persona può essere adatta a ciò che offro oppure no. Non ho difficoltà a scegliere, anche perché il fatto di avere un prezzo alto rispetto alla media consente una bella scrematura.

Che cosa spinge queste persone a volersi avventurare in simili territori?
Vengono da me perché capiscono che non mi fermo al piacere nella sua forma più superficiale, ma cerco di scendere in profondità a livello psicologico e nel loro animo. Una sessione fatta in modo distaccato non mi diverte. Io do tutto me stesso, è come se in quel momento fossi con la persona che mi piace di più al mondo, e in realtà è così, perché sto dando e ricevendo qualcosa allo stesso tempo.

Perché confessare di avere certe fantasie, sia da master che da slave, in Italia è motivo di vergogna?
Perché diamo troppo peso al giudizio degli altri, e questo è il miglior modo per rovinarsi la vita. Per non essere giudicati male cerchiamo di nasconderci, ma nascondersi dagli altri significa anche nascondersi da se stessi. Poi ci sono la Chiesa e altri fattori socioculturali che contribuiscono a creare un blocco nei confronti di questi argomenti.

Fuori dall’Italia è diverso?
Molto. Ci sono comunque tabù sessuali, ma le persone si sentono meno giudicate e quindi riescono a essere più libere.

Ti è mai capitato di sentire una connessione più profonda con qualche slave?
C’è sempre altro sotto secondo me. Quello che cerco di fare è trasmettere amore. È un concetto di amore universale difficile da raggiungere, da vivere e anche da spiegare, però mi appartiene molto. Mi comporto con le persone come se fossero il mio fidanzato o la mia fidanzata.

Come riesci a provare questo amore per chiunque?
Il concetto di base è che tutti siamo parte della stessa cosa. Se amo me stesso amo anche te, e viceversa. Questo porta a uno stato di consapevolezza diverso, capisci che le cose al mondo succedono per un motivo, inizi ad avere fede in Dio…

Preferisci che gli incontri siano one shot o rivedi i tuoi schiavi?
Ci sono persone con cui ho relazioni affettive da anni e altre che vedo una sola volta, magari mi danno emozioni fortissime e poi non riesco più a vedere per vari motivi.

Si sente ogni tanto di giochi erotici finiti male, hai mai avuto paura nel fare qualche pratica?
Solo in poche situazioni, perché faccio tutto con cognizione di causa. Quando fai qualcosa conoscendo i rischi e creando la situazione che li limita al massimo, non senti la paura.

Tra i servizi che offri c’è anche quello di finto fidanzato.
L’importante è che la persona in questione non voglia sentirsi dire: ‘Sei il più bello del mondo’. Finché si sta all’interno di un gioco di ruolo va tutto bene, nel momento in cui mi viene chiesto di prendere in giro qualcuno allora mi viene difficile.

Quanto lavori a settimana?
Non c’è una regola, ci sono settimane in cui lavoro 4-5 giorni e altri periodi in cui non lavoro per 3 settimane. Mi gestisco in base a cosa voglio fare e agli impegni personali.

Quindi è un’attività molto redditizia.
Sì assolutamente, anche se con il Covid il lavoro è calato. Considerando che ho una clientela anche extraeuropea, in pochi viaggiavano durante la pandemia. Ora l’attività è ripresa bene, ma non ancora come prima.

Quali sono i primi sfizi che ti sei tolto con quello che hai guadagnato?
Rifornire la mia collezione di sex toys e vestiti fetish, quindi in realtà ho reinvestito nella mia attività.

C’è il rischio di restare intrappolato nel personaggio? Alessandro e Master Giacon entrano mai in conflitto tra di loro?
Se esistessero Alessandro e il Master ti direi di sì. C’è una frase che mi piace molto che dice: “Ogni persona ha una vita pubblica, una privata e una segreta”. Io ho fuso queste tre vite e ne ho fatta una sola, perché non ho segreti, le cose che faccio sono in bella vista ovunque, di conseguenza non ho un conflitto di questo tipo.

Dopo aver sperimentato di tutto come fai a trovare nuovi stimoli per andare avanti e non annoiarti?
Le persone hanno sfumature che nemmeno immagini, ognuna è unica. Anche la stessa pratica ma con individui diversi cambia completamente emozioni, sensazioni, tempi e ritmi.

C’è spazio per i sentimenti nella tua vita?
Assolutamente sì, anzi mi capita spesso e volentieri di provare sentimenti anche molto forti per persone appena incontrate e sono in difficoltà perché non posso comunicarli: potrebbe dare loro fastidio e comportare un distacco.

Hai un piano B per quando non potrai più esercitare questa professione?
Potrò farla sempre perché rispetto all’escorting classico il mio lavoro si basa pure sull’esperienza, non solo sull’aspetto fisico che è comunque importante. Sicuramente però sto intraprendendo anche tanti altri percorsi che riguardano la mia passione e la mia missione nel mondo, ovvero creare dei modi per comunicare quello che sento, e far star bene e rendere più libere le persone. A partire dall’insegnare ciò che faccio: mancano una cultura e una terminologia per questi argomenti. Già le parole sadismo e masochismo sono sbagliate. Il sadico prova piacere nella sofferenza altrui, io no. Lo provo solo nel momento in cui quella persona ha un piacere di ritorno perché vuole quello che sto facendo.

Aspettiamo la tua scuola allora…
(Ride, ndr) Stiamo lavorando per voi. Sai quando ho capito che cosa volevo fare nella vita? Durante una sessione un uomo ha condiviso con me la propria esperienza. Ha sempre saputo di essere omosessuale ma per non deludere le aspettative degli altri ha intrapreso la strada più classica, quindi si è sposato e ha fatto figli, ma questo gli ha creato una tristezza interiore fortissima. Quando suo padre gli è morto tra le braccia, la prima cosa che ha pensato è stata: ‘Per fortuna non ha scoperto che ero gay’. Questo fa capire quanto siano forti il tabù sessuale e l’importanza che si dà al giudizio altrui. Lì ho realizzato che forse potevo fare e cambiare qualcosa. Magari non ci riuscirò mai, ma provarci non è sbagliato.

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