Nel giorno della presentazione a Roma del nuovo film di Valeria Bruni Tedeschi, Les Amandiers (Forever Young) presentato all’ultimo festival di Cannes, esplode il caso dell’attore protagonista, e attuale compagno della regista, Sofiane Bennacer, sotto indagine per stupro. Secondo il quotidiano Liberation, sarebbero almeno due le ex che lo accusano, ma ci sarebbe anche un altro caso. Mentre Le Parisien riporta che “Patrick Sobelman, uno dei due produttori del film, ha assicurato venerdì che la produzione non sapeva nulla delle presunte azioni di Sofiane Bennacer prima di reclutarlo”. Ma nel corso della presentazione del film è la stessa regista a puntare: “È stata calpestata la presunzione di innocenza. Oggi – sottolinea leggendo una lunga nota – è la giornata contro la violenza sulle donne. Tengo ad esprimere, innanzitutto, il mio grande rispetto per la libertà di parola delle donne e il mio profondo attaccamento al fatto che possano essere ascoltate. Sono stata io stessa vittima di abusi durante la mia infanzia e conosco il dolore di non essere stata presa sul serio. Ho dei figli ed è fondamentale per me, più di ogni altra cosa, che vivano in una società che li ascolti e li protegga. Ciò non mi impedisce – ha detto l’attrice e regista italiana – tuttavia, di essere sbalordita, leggendo il quotidiano Libération di oggi, di vedere il trattamento riservato a un giovane uomo oggetto di un’indagine penale in corso, senza alcun rispetto per le persone che stanno lavorando su questa indagine, né per il principio di presunzione di innocenza“.

Sulla stessa linea la sorella dell’artista, la ex first lady Carla Bruni, che sui social si scaglia contro Libèration: “Uno dei fondamenti della nostra democrazia è la presunzione di innocenza. Senza la presunzione di innocenza, tutta la giustizia è incerta, discutibile e forse corrotta. Libé ci ha dato lezioni di moralità per 40 anni, ma la presunzione di innocenza gli è ovviamente del tutto estranea. Condannare sulla prima pagina di un giornale, al giorno d’oggi, significa condannare del tutto. È crocifiggere qualcuno, senza nemmeno sapere cosa sia realmente. Significa violare uno dei fondamenti delle nostre democrazie”.

Valeria Bruni Tedeschi ha spiegato di essere stata “artisticamente impressionata da Sofiane Bennacer sin dal primo secondo del casting del mio film, e ho fortemente voluto che ne fosse l’attore principale nonostante le voci che circolavano, di cui ero a conoscenza. I miei produttori hanno espresso timori e riserve, ma gli ho comunicato che queste voci non dovevano mettere in discussione questa scelta e che era impensabile per me fare il film senza di lui. Mi hanno dato fiducia. Li ringrazio e mi assumo la piena responsabilità della mia scelta“. Quando poi si è saputo della denuncia, ha aggiunto, “le riprese erano allora iniziate, e cambiare attore avrebbe creato ostacoli giuridici insuperabili. Per quel che mi riguarda, avevo avuto modo di conoscere Sofiane Bennacer da diversi mesi sul lavoro, in particolare durante il lungo periodo delle prove, ed ero completamente sicura delle sue qualità umane: quando filmi qualcuno, ‘vedi chi hai di fronte a te. Questa mattina, sono indignata nel vedere che un giornale come Libération possa calpestare a tal punto il principio della presunzione di innocenza. Non è stato ancora giudicato, e questa scelta editoriale non è secondo me altro che un puro linciaggio mediatico, ben lontano dalla volontà di informare in modo obiettivo e imparziale”. Infine, ha parlato della sua relazione con l’attore: “Abbiamo effettivamente una relazione amorosa, ma questo rapporto è iniziato molto dopo la fine delle riprese, ed è basato innanzitutto su un’amicizia profonda“.

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