Questa estate i riflettori si sono accessi su “La Dolce Vita” di Fedez con Tananai e Mara Sattei, per settimane in testa alla classifica dei singoli e poi incoronato tormentone estivo 2022. Ma il re della classifica album per tutta l’estate è stato Lazza con il suo “Sirio”, doppio disco di platino. Ad oggi il l’album ha superato i 300 milioni di streaming complessivi e ha ottenuto 16 volte la prima posizione della classifica settimanale FIMI/Gfk, polverizzando un record imbattuto da oltre un decennio. Lazza attualmente è anche in vetta anche nella classifica singoli di Spotify con “Ferrari remix”, il brano di James Hype e Miggy Dela Rosa. Abbiamo incontrato Lazza dietro le quinte dell’evento Tim Music Awards all’Arena di Verona.

Il tuo album è da 16 settimane in vetta alla classifica album. Cosa è piaciuto?
A differenza dei miei precedenti dischi, diversi temi sono stati trattati con una maturità diversa. Oggi sono cresciuto, ho fatto un sacco di esperienze lavorative. Oltre alla mia penna, che è la cosa che è sempre piaciuta ai miei fan, la differenza è che stavolta molte persone si sono riviste in quello che ho raccontato e negli stati d’animo e nella solitudine che ho descritto. Onestamente sono ancora sorpreso e non avrei mai immaginato che avremmo fatto questi numeri

Perché il disco si intitola “Sirio”?
È la stella che brilla più nel cielo, ma è anche quella che brilla anche quando le altre stelle si spengono. C’è il concetto di solitudine. Cercavo di brillare lo stesso in un periodo terribile per il mio settore che è stato dimenticato in tempi di pandemia. Mi sembrava che ripartissero tutti, tranne la musica. È stato molto brutto.

“Il pubblico decide sempre tutto”, ha detto Ultimo. Sei d’accordo?
Mi ritengo molto fortunato però se dovessi dire che scrivo, quando faccio musica, pensando al pubblico mentirei. È l’ultima cosa a cui penso. Spesso alcune persone molto vicine a me quando ascoltano alcune mie canzoni, dicono ‘guarda che questo pezzo è forte’. Però se a me quel brano non piace, non lo faccio nemmeno entrare nel disco.

Ti ritieni un privilegiato?
Non sono un privilegiato, ma sono uno che si è fatto il c**o. Ho anche lavorato in cantiere 13-14 ore al giorno per meno di 400 euro al mese. Non avevo nemmeno i soldi per andare in ferie.

Come gestisci fama e ricchezza?
Ho chiamato mia madre per farmi aiutare nella gestione delle finanze perché ho un po’ le mani bucate (ride, ndr). D’un tratto mi sono trovato catapultato in una dimensione di successo e popolarità che fai fatica a comprendere fino in fondo, perché sono molto terra terra. Ancora oggi vado in curva allo stadio quando potrei andare nella zona vip. Sono molto legato alle mie origini, mi piace stare con la gente e non mi piace fare distinzioni di categorie. Non mi sento superiore ad altri, non mi sento nemmeno in competizione

Cosa ti fa incavolare?
Quando il mio rispetto non viene ricambiato.

Ad esempio?
L’altra sera durante un dj set mi sono un po’ arrabbiato con un ragazzo che era in prima fila. Mi toccava sempre la gamba e io rischiavo di cadere. Così gentilmente gli ho chiesto di smetterla, ma non mi ascoltava. Alla quarta volta ho alzato un po’ la voce.

Rhove si è arrabbiato questa estate, ad un suo concerto, perché la gente non ballava. Che ne pensi?
Ha fatto numeri giganti con ‘Shakerando’ e mi rendo conto che probabilmente non sia abituato ancora a tutta questa attenzione e popolarità. Mi ricordo quando, agli inizi della mia carriera, macinavo milioni di views su YouTube. Ci ho messo un po’ a capire cosa mi stesse accadendo. Puntare il dito contro i giovani è facile, Rhove ha ancora 21 anni e ha bisogno di crescere.

Un altro episodio accaduto questa estate e che ha fatto discutere è stata la molestia subita da Blanco ad un live. C’è un confine da non superare con i fan?
La colpa è dei social.

In che senso?
Ormai i ragazzini vogliono i contenuti video da portarsi a casa e da far vedere agli amici. Meglio se poi quel video diventa virale. Faccio un esempio. Mettiamo che esco per strada e c’è un mio fan che pur di far vedere qualcosa agli amici, accende il cellulare per girare il video mentre mi insulta o prova a mettermi le mani addosso. È un fenomeno molto brutto, ma esiste.

Quanti “No” hai ricevuto da ragazzino?
Moltissime persone mi hanno detto no. Per questo ho la stessa ‘fame’ di allora. Ho sempre sorriso a tutti anche quando dicevano no. Ma li ricordo tutti, non li ho dimenticati. Una cosa è certa: non voglio diventare come loro.

Sei già pronto per il prossimo disco?
Ho un sacco di roba pronta, ma non posso dire nulla se no la mia casa discografica mi spara (ride, ndr).

Perché hai tatuato sul polpaccio Chopin?
Mi piace moltissimo perché ha un approccio alla musica simile al mio. Tutta la sua opera musicale tocca l’anima. Mi ha condizionato molto dal punto di vista musicale e mi è rimasto nel cuore quando lo suonavo da ragazzino al Conservatorio.

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