Appena dopo Ferragosto il Financial Times ha pubblicato una notizia che avrebbe dovuto far sudar freddo tutti i nostri politici, sia di area governativa che parlamentare. Quale notizia? Quella (per noi italiani) fortemente urticante che alcuni importanti fondi speculativi globali, ubicati chissà dove (magari anche nella nostra fraterna Europa), si preparano a prendere di mira i nostri Btp decennali nel solito modo.

Chi è esperto sa già di cosa parlo: le strabilianti operazioni speculative nelle quali questi “maghi” della finanza guadagnano milioni (o miliardi) anche quando i valori scendono. Qualcuno si ricorderà certamente qual è stato il “volano” che ha “affondato” nel 2008 la Lehman Brothers americana: i “Subprime Mortgages”, cioè i “mutui spazzatura” che venivano dati praticamente a chiunque li chiedesse, anche a chi era perfettamente prevedibile che non avrebbe potuto pagare nemmeno la prima rata del mutuo. Eppure la banca (mica solo la Lehman, moltissime!) concedeva al compratore il mutuo (anche al 100% del costo o più) senza fare nemmeno le solite verifiche. Con quei soldi pagava il venditore della casa, il quale gli consegnava le chiavi di casa e lui poteva entrare finalmente soddisfatto nella sua proprietà. Tutto vero! Un sogno realizzato per milioni di americani.

Ma è durato poco. Erano davvero tutti impazziti quelli delle banche. Come potevano impegnare tutti quei soldi in un modo così irrazionale? No, loro (i vertici perlomeno) sapevano perfettamente quale era il trucco per guadagnare anche “regalando” case e soldi a chiunque ne facesse richiesta.

Prese singolarmente quelle operazioni erano perfettamente legali, ma quando troppe piccole e medie banche hanno cominciato a copiarsi la bolla è scoppiata, perché la vera garanzia di quel mutuo regalato non era più l’iscrizione ipotecaria per il recupero del credito in caso di insolvenza ma era adesso (per la banca) quella piccola clausola descritta come “cessione del credito”, alla quale quasi nessuno faceva caso, ma che invece è stata proprio la causa principale di tutto quel “pandemonio” venuto a galla nel 2008 con lo tsunami finanziario, che ha rischiato veramente di far cadere come birilli tutte le più grandi banche americane dell’epoca.

Ecco come: lo speculatore, in proprio o finanziato da altre banche, comprava dalla banca quel credito (il mutuo) e, attraverso una procedura di “cartolarizzazione”, lo trasformava in titoli (certificati di credito) con elevati interessi semestrali o annuali (le cedole) emessi da società finanziarie (possibilmente estere) create appositamente (semplici “scatole vuote”) che venivano collocati in Borsa (con le solite chiacchiere a elogiare l’investimento) e che venivano alla fine acquistati da ignari risparmiatori che li sottoscrivevano illusi di aver fatto un buon affare. Alla base di tutto c’era invece (moltiplicato per migliaia e migliaia di volte) quel mutuo “farlocco” col quale si infinocchiavano milioni di ignari risparmiatori mentre pochi astuti speculatori diventavano milionari o miliardari. Pochissimi sono finiti in galera.

La tecnica che sarà invece “regina” della speculazione finanziaria sui titoli obbligazionari Btp sarà invece quella dello short sale (la vendita al ribasso). Ne dà una perfetta descrizione il Financial Times quando dice: “Nel solo mese di agosto hanno preso a prestito bond italiani per scommettere su un calo dei loro prezzi per un controvalore di 39 miliardi di dollari.” Voglio subito ricordare che le operazioni short si chiamano così perché devono essere iniziate e concluse nel giro di pochi giorni (di solito tre). La grande particolarità di queste operazioni però è che vengono fatte su titoli presi in prestito da una grande banca, che li ha in deposito dai suoi clienti risparmiatori.

Potendo iniziare l’operazione con una vendita, invece che con un acquisto, diventa facile fare operazioni al ribasso. Mettiamo il caso di un titolo quotato 100. Se ne ho una buona quantità e lo metto in vendita a 90, partono immediatamente le operazioni automatiche (gestite dai computer) al ribasso. Se vendo a 90 titoli per un miliardo e li ricompro, magari nello stesso giorno a un costo medio di 95, alla fine ho guadagnato 50 milioni.

Ma se invece che su un miliardo butto nel “short sale”, in rapida successione, tutti i 39 miliardi che ho disponibili (ammesso che non mi fermino l’operazione per “eccesso di ribasso”), alla fine avrò guadagnato 1.950 milioni (50×39) e avrò anche già chiuso l’operazione avendo, col riacquisto, restituito i titoli che avevo preso in prestito. (Essendo però quei titoli “obbligazioni”, non “azioni”, quell’operazione “short” mette in moto anche un forte rialzo nel “rendimento” dei Btp (perdendo valore sul prezzo – quindi sull’affidabilità – il “mercato” vuole un maggiore rendimento da quei titoli per acquistarli), e così facendo manda a rischio di “default” l’intero debito italiano (salvo che intervenga anche Lagarde con la stessa famosa minaccia pronunciata a suo tempo da Draghi: “Saremo pronti a fare tutto quello che occorre”).

Considerando che la provvigione alla Banca per l’utilizzo in prestito di quei titoli è costata poche migliaia di dollari il giochino ha fruttato bene, no? Ma è come il gioco d’azzardo, chi comanda il gioco ha più probabilità di vincere ma può anche sbagliare qualcosa e perdere. Tuttavia quando si “gioca” coi “bonds” (i Btp in questo caso), l’obbiettivo delle operazioni short potrebbe non essere quello del prezzo ma proprio quello di far salire i rendimenti. E sarebbe una vera sciagura per l’Italia, diciamolo chiaro.

Per concludere questo post nel quale ho illustrato abbastanza in dettaglio due tra le operazioni speculative più frequentate da inizio secolo nelle principali Borse globali. Negli Usa è controllato ancora con una certa serietà, e punito con la prigione, solo l’Insider Trading, mentre tutte le altre forme di guadagni speculativi hanno largo margine di tolleranza (anche dopo la crisi dei Subprime Mortgages che ha creato qualche miliardario in più e milioni di poveracci buttati fuori casa come fossero stracci).

In Italia ed Europa invece abbiamo visto che c’è una tolleranza incredibile su ogni tipo di speculazione. Secondo me è ora di farsi sentire, finché siamo in tempo. Innanzitutto possono farlo i titolari stessi dei Btp: quando acquistano i titoli possono imporre alla banca la condizione che i loro titoli non debbano essere usati da nessuno per operazioni finanziarie. In questo modo la Banca non li potrà “prestare” a nessuno.

Comunque è ora di evolvere tutto il settore finanziario per espellere qualunque modello esclusivamente speculativo. Per fare le “scommesse” ci sono i Casinò. Il lavoro di questi “lupi famelici” dovrebbe essere tenuto fuori delle Borse e definito come si faceva una volta chiamandolo “Furto con destrezza”, quindi punito severamente come merita. Non è giusto che i veri risparmiatori vengano legalmente saccheggiati da rapinatori coi guanti bianchi.

Sostieni ilfattoquotidiano.it:
portiamo avanti insieme le battaglie in cui crediamo!

Sostenere ilfattoquotidiano.it significa permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti.

Ma anche essere parte attiva di una comunità con idee, testimonianze e partecipazione. Sostienici ora.


Grazie Peter Gomez

Sostienici ora Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Extraprofitti, perché tassare le multinazionali dell’energia che hanno moltiplicato gli utili

next