Nel marzo del 1976, l’illustratore Graziano Origa dedica, sulle pagine del periodico “Contro”, una serie di tavole a Pier Paolo Pasolini, celebrato a pochi mesi dalla sua morte nel fumetto prima che con qualsiasi altro linguaggio. Nell’anno del centenario della sua nascita, la cosiddetta nona arte rende omaggio al suo “Cuore Cosciente. Pier Paolo Pasolini raccontato nel Fumetto”, con una mostra antologica visitabile da domani, venerdì 26 agosto fino al 2 ottobre, a Palazzo Merulana, a Roma.
“La stampa ha fatto di me un controtipo culturale. Un mostro che deve essere quello che il pubblico vuole io sia”: sono le parole – autentiche – che Pasolini pronuncia mentre giace nudo, in un lago di sangue in una delle tavole di Davide Toffolo, in mostra per l’esposizione prodotta da Arf Festival che si compone di più di 80 opere di prestigiose firme del fumetto italiano (tavole originali, illustrazioni di copertina, bozzetti preparatori, disegni e stampe inedite concesse in esclusiva) tratte da quattro fondamentali graphic novel: “Pasolini 1964” di Giuseppe Palumbo, “Diario segreto” di Pasolini di Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini, “Il delitto Pasolini” di Gianluca Maconi e “Pasolini” del sopracitato Toffolo.

Non è facile liberarsi di un fantasma così forte”, spiega quest’ultimo che ha realizzato alcune delle opere in mostra dal vivo, sul palco, durante i concerti dei suoi Tre Allegri Ragazzi Morti, la band che il chitarrista e fumettista friulano ha fondato nel ’94 a Pordenone, a pochi passi dalla casa materna del poeta, a Casarsa, a cui Pasolini ha dedicato un’intera opera in versi.
Perché ha scelto, tra le altre, un’immagine così cruda?
“Quella è una tavola che drammatizza l’orazione funebre di Alberto Moravia che credo sia la biografia più bella e poetica mai fatta su Pasolini in cui lo scrittore riuscì a definire in tempo reale cosa è stato per la nostra cultura. Poteva sembrare l’urlo di un amico e invece è, a distanza di tanti anni, ancora la descrizione più precisa dello scrittore. La tavola è costruita su una sequenza che racconta ciò che faccio durante lo spettacolo con i Tarm, la costruzione di un totem di carta del corpo di Pasolini alzato, poi steso e ricostruito ed è una metafora del corpo e della sua importanza nella scrittura e nella vita del poeta. Costruzione e decostruzione”.
È una tavola che evoca anche la sua morte?
“In realtà evoca una sequenza del film “Il fiore delle mille e una notte”. È violenta ma sovrapponibile alla sua ultima fotografia sul lungomare di Ostia. Il l testo è importante perché racconta, dalla parte di Pasolini, il suo rapporto con i media. Non è mai stato un intellettuale di nicchia ma una star assoluta attraverso la sua presenza in un mondo in cui i media avevano meno impatto di ora sulla realtà. La sua battaglia culturale, in Italia, l’ha combattuta sul fronte totale”.
Lei nel suo libro immagina che lui sia ancora vivo e di parlarci.
“È un po’ come se l’avessi incontrato davvero – racconta Toffolo –, c’è un rapporto sul luogo della sua scrittura in Friuli, la mia terra. Ci lega poi l’esperienza di uno scrittore portata fino alla fine da Pasolini in un modo estremo e poetico, con la consapevolezza di fare un lavoro fragile ma mettendo in ballo tutta la propria vita. Questa è la condizione che vivono tutte le persone che scelgono di raccontare la realtà attraverso la scrittura. Io l’ho fatto attraverso il fumetto. La vicinanza c’è stata nella dimensione esistenziale. Pasolini ha messo sempre in luce problematiche essenziali per la condizione umana in sé, non dell’uomo contingente ma assoluto: questa è forse l’eredità più forte, questo turbamento che ci ha lasciato e che continua a scuoterci ancora perché non dà soluzioni, non è consolatorio. In quest’anno c’è un assenso così forte intorno alla sua figura di poeta ed è bello, ma la sua visione letteraria resta inquietante perché ti mette ancora e sempre a confronto con una problematicità che poi devi capire tu come risolvere. La sua biografia e la sua scrittura si incontrano sempre, un altro grande mistero che traccia l’unicità del suo percorso. La sua verità si trova nella sua vita e nei suoi scritti”.

La mostra è divisa in cinque sezioni, le prime quattro dedicate ai libri da cui sono tratte le opere. In “Pasolini 1964” di Giuseppe Palumbo, il poeta interroga il suo tempo in un corpo a corpo con sé stesso che ricostruisce il pensiero del Pasolini regista, scrittore e poeta, fino allo snodo cruciale del 1964, anno in cui dirige “Il Vangelo Secondo Matteo” e scrive “Profezia”. Ne “Il Delitto Pasolini”, Gianluca Maconi ricostruisce le ultime ore di vita del poeta, la sua aggressione, le prime indagini che mettono in evidenza da subito le contraddizioni del racconto di Pino Pelosi, considerato dalla giustizia italiana l’unico assassino di Pasolini. “Pasolini” di Davide Toffolo è un colloquio immaginario tra due artisti che parte da un assunto fantastico: Pasolini è vivo e ha delle cose da dire. A guidare e orientare tutto il percorso espositivo, a margine delle immagini, ci sono i testi di Elettra Stamboulis che è anche autrice, insieme all’illustratore Gianluca Costantini di “Diario segreto di Pasolini”, una sorta di registrazione emotiva del poeta bolognese.

“Il filo tra i quattro autori è il dialogo impossibile da parte di ogni artista come relazione da instaurare”, spiega la Stamboulis.
“Il diario è fittizio ma riprende la sua voce – aggiunge –, non ho inventato nulla. Ho cucito le sue parole in una ricostruzione del Pier Paolo prima che diventasse Pasolini, dalla nascita nel quartiere Santo Stefano di Bologna fino alla morte del fratello partigiano Guido per cui nutre un forte senso di colpa e che coincide con il momento in cui decide di andare a Roma. Ma è prima di allora che si genera tutto, mi sembra strano che ci si sia sempre concentrati sulla morte e non sulla vita e soprattutto sull’infanzia”, conclude. Nella quinta sezione, la galleria, sono esposte storie brevi e ritratti di decine di autori chiamati a raccolta dal curatore Stefano Piccoli. Si tratta di: Massimo Giacon e Danilo Maramotti, Andrea Serio, Francesco Ripoli, Leila Mazzocchi e Alice Iuri e c’è anche tra loro Milo Manara, con una serie di illustrazioni e ritratti.

“Nel nostro storytelling – spiega Piccoli – affrontiamo tutto con semplicità, cerchiamo la chiave di lettura più facile per il visitatore per poter allestire il contrario di una mostra che abbia un sapore snob o elitario. Il linguaggio del fumetto è immediato e il target a cui miriamo è quello dei giovani per cui è attrattivo e meno respingente rispetto a un film come “Il Vangelo secondo Matteo” che per la generazione di Tik Tok ha dei ritmi troppo lenti. Il fumetto ci viene incontro, è portavoce di tematiche sociali e culturali: se su dieci adolescenti, due decidono di approfondire quel discorso saremo felici di essere stati anche un buon tramite.” A compendio del progetto espositivo non mancherà una rassegna di appuntamenti settimanali – ogni giovedì pomeriggio a Palazzo Merulana, Roma – con una selezione degli autori in mostra, che incontreranno il pubblico in presenza.
La mostra sarà visitabile dal mercoledì alla domenica dalle ore 12 alle ore 20.

Di Alessandra De Vita

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