Fino a pochi giorni fa viveva come un fantasma, oggi la sua storia è diventata un caso nazionale. Si tratta di Elsa, la bambina di 9 anni, tolta ai genitori in Campania, mai considerata dalla sua famiglia al punto da essere ritrovata con la colonna vertebrale deformata, le braccia e le gambe fratturate e denutrita.

In 9 anni la piccola non ha mai dormito in un letto ed erano i suoi fratelli a nutrirla con qualche avanzo dei loro pasti. Dopo una vita passata tra maltrattamenti e abbandono, oggi Elsa vive nella “Casa di Matteo“, una struttura di accoglienza dove viene accudita da un’equipe di esperti. Qui sta ricevendo le cure che non le sono mai state concesse, a partire dall’alimentazione. E in pochi giorni sono arrivate migliaia di offerte d’aiuto, da ogni parte dell’Italia: c’è chi offre vestiti, chi giochi o generi di prima necessità, chi vuole mettere a disposizione la propria casa e chi invece è pronto a fare donazioni. Inoltre, tante strutture specializzate in trattamenti ortopedici pediatrici hanno dato la propria disponibilità per inquadrare la bambina. Una catena di solidarietà nata, anche, grazie al racconto dei giornali e al potere dei social. Sotto agli articoli e ai post che parlano della storia di Elsa in molti condannano i genitori, e tanti si chiedono anche come sia possibile che per 9 anni nessuno, in particolare le istituzioni e gli assistenti sociali, si sia accorto di lei.

A questo proposito, Luca Trapanese, assessore al Welfare di Napoli e colui che ha trovato a Elsa la comunità disposta ad accoglierla, ha chiarito la situazione in un’intervista a Repubblica. “In tanti hanno accusato gli assistenti sociali, non sapendo che nel Comune dal quale Elsa proviene, l’assistente sociale non c’è affatto. E comunque un eventuale intervento dei servizi comunali sarebbe potuto arrivare solo dopo una segnalazione. Che nessuno ha fatto”, ha detto. Secondo Trapanese la colpa è piuttosto delle istituzioni: “Le responsabilità si estendono a macchia d’olio tra tutte le istituzioni, che non dialogano traLA loro, che non sono in rete”. “La bambina era registrata all’anagrafe del Comune, ma per la Asl non esisteva: né per il consultorio dove avrebbe dovuto fare le vaccinazioni obbligatorie, né per i pediatri tra i quali i genitori avrebbero dovuto scegliere per far assistere la piccola. E non esisteva per la scuola: raggiunta l’età dell’obbligo, nessuno si è sincerato che fosse iscritta alla prima elementare e nessuno si è nemmeno preoccupato di avviare la pratica perché la bambina ottenesse la 104, la legge che garantisce i diritti a chi ha una disabilità”, ha aggiunto. Trapanese insiste perché la storia di Elsa faccia parlare anche di situazioni analoghe: “In una realtà sociale come la nostra, che spesso si disinteressa ai problemi degli altri, occorre che il territorio sia disseminato di ‘sentinelle’ attente anche a quel che accade nelle famiglie. In tutte le Municipalità abbiamo istituito poli territoriali per le famiglie. Ci è vicina la Asl e per la prima volta lavoriamo con Curia e Caritas per la creazione di progetti condivisi”, ha spiegato.

Articolo Precedente

Ai funerali di Niccolò Ghedini i vertici di Forza Italia: da Casellati a Tajani fino a Gianni Letta. C’è anche Zaia, ma manca Silvio Berlusconi

next
Articolo Successivo

Covid, i dati: 24.394 nuovi casi e 88 i morti. Tasso di positività al 14,8%

next