Nei sondaggi sono la prima coalizione del Paese. Alle urne, però, perdono. E perdono perché vanno divisi. Nel day after dei ballottaggi il malumore serpeggia nel centrodestra. Le sconfitte di Verona e Catanzaro, dove la coalizione era spaccata, bruciano. E se nella notte nessun leader aveva parlato, oggi la prima a farsi sentire è stata Giorgia Meloni. Che con un video pubblicato su Facebook ha avvertito gli alleati: “Basta litigi”, ha detto. E ha chiesto a Matteo Salvini e Silvio Berlusconi di “vederci il prima possibile per evitare ulteriori divisioni”. Quindi ha aggiunto: “Occorre parlarsi subito per fermare le polemiche e ricordarsi che l’avversario è sempre la sinistra e mai l’alleato”. Il primo a risponderle è stato il leader del Carroccio: “Per me l’incontro di si può fare anche domani”. Poi si è accodato nel mettere sotto accusa le divisioni interne: “Non è possibile perdere città importanti perché il centrodestra si divide e sceglie di non allargarsi e di includere altre forze ed energie, per paura, per calcolo o per interesse di parte. Vediamoci e prepariamo la prossima squadra e il prossimo progetto di governo, subito, insieme”. Nessuna risposta da Silvio Berlusconi, che ha convocato un vertice ad Arcore con Antonio Tajani e i capigruppo Paolo Barelli e Annamaria Bernini. Se a Meloni e Salvini bruciano le sconfitte di Verona e Catanzaro, il leader di Forza Italia non si aspettava di perdere a Monza dove ci aveva messo la faccia, concludendo la campagna elettorale con un comizio, dopo aver portato la squadra di calcio cittadina in Serie A. Dopo la fine del vertice interno si è limitato a pubblicare un videmessaggio per dire che “la coalizione del centrodestra vince solo quando è unita. Le divisioni degli ultimi mesi hanno allontanato molti elettori. Sarò io stesso a promuovere un confronto approfondito con i nostri alleati per disegnare l’Italia del futuro e vincere le prossime elezioni nazionali”.

Meloni contro Salvini – Insomma nel centrodestra è l’ennesimo day after fatto di accus e recriminazioni. Meloni è subito partita al contrattacco, parlando di tutto quello che non ha funzionato nelle ultime settimane e, soprattutto, ha messo sul tavolo le rivendicazioni che Fdi intende fare nei prossimi mesi. “A partire della Sicilia, non possiamo rischiare di mettere a repentaglio il risultato delle politiche“, ha detto. Meloni ha rivendicato il fatto che “Fdi abbia trainato la coalizione”. Ma “non basta”, ha detto ancora. “Credo che il centrodestra debba fare un riflessione sul tempo speso in polemiche interne”, ha detto. “Ho trovato curiosa quella sul mancato apparentamento a Verona da parte degli alleati, con tanto di attacchi al sindaco di centrodestra a urne aperte, mentre a Catanzaro Fdi sosteneva lealmente un candidato che pure ci aveva negato l’apparentamento. Se sei tu il primo a dire che si perde, sarà difficile che gli elettori credano nella vittoria“. Una frase che è rivolta direttamente a Salvini. Domenica mattina, infatti, il leader della Lega aveva rotto il silenzio elettorale con un messaggio al contrario: non chiedeva il voto per Federico Sboarina, il candidato sindaco di Verona, ma annunciava già la resa. “Io punto sulla Toscana, Lucca e Carrara ci daranno delle soddisfazioni. A Verona il fatto che Sboarina abbia deciso di non apparentarsi con le liste di Flavio Tosi è uno sbaglio clamoroso. E lo dice uno che Tosi lo ha espulso dalla Lega e che di certo non è uno dei suoi migliori amici”. Poi aveva attaccato il partito di Meloni: “Non entro nelle dinamiche interne degli altri partiti ma da quello che mi risulta i vertici nazionali di Fratelli d’Italia hanno anche detto al sindaco di ripensarci, ma lui e i suoi hanno tirato dritto rinunciando a un accordo che avrebbe portato in dote il 23%. Vi sembra sensato rischiare di perdere per non rinunciare a qualche posto in consiglio comunale? Mah”. Insomma: non esattamente un messaggio di speranza per gli elettori scaligeri. D’altra parte la frase di Meloni – “Se sei tu il primo a dire che si perde, sarà difficile che gli elettori credano nella vittoria” – si può riferire anche a Parma dove nei giorni precedenti al primo turno Salvini aveva detto che a causa della scelta di Fdi – che non appoggiava Pietro Vignali – il centrodestra non avrebbe vinto.

Ma nel centrodestra le polemiche continuano – Insomma, anche se a parole – oggi Meloni e prima Salvini – dicono tutti che l’avversario è il centrosinistra e che il centrodestra deve viaggiare unito, nei fatti continua la polemica interna tra i capi di Fdi e Lega. Sarà per questo che poi Meloni aggiunge una replica indirizzata a Enrico Letta: “Non siamo soddisfatti di questi ballottaggi”, ha detto, “il centrodestra poteva fare meglio ma, visto che il Pd festeggia, il dato complessivo ci obbliga a riportare Letta sul pianeta terra: centrosinistra e 5 stelle governavano 56 comuni, oggi 53. Il centrodestra 54, oggi 58. Certo, questi dati, diversi da quelli sbandierati, non ci bastano per festeggiare”. Ci vorrà, però, ben più di un incontro per risolvere le tensioni dentro il centrodestra. “Se si sono rotti i tavoli a Catanzaro a Parma e anche altrove”, ha dichiarato all’Ansa Flavio Tosi, “la causa è Verona, ovverosia Fratelli d’Italia ha detto a FI ‘siccome a Verona non cedete su Sboarina rompiamo i tavoli anche altrove’ e così è successo”. E ancora: “Meloni ha imposto un sindaco sbagliato”. “Ci può stare, ma che poi quando si arriva alla fine del primo turno, e nonostante tutti gli dicano ‘guarda che Sboarina ha dei numeri molto preoccupanti, fai l’apparentamento con Tosi che così ce la si fa, hai fatto il suicidio perfetto”. Meloni, aggiunge Tosi, “dovrà anche spiegare alla coalizione come fa a non gestire il suo sindaco di punta. Se vuoi fare il capo del centrodestra – conclude – devi anche saper gestire i tuoi uomini”. A Tosi ha replicato il capogruppo Fdi alla Camera Francesco Lollobrigida: “Spiace notare che invece di fare autocritica Flavio Tosi attacchi in modo strumentale il sindaco uscente”, ha dichiarato. “Se, come sostiene Tosi, Sboarina era il ‘candidato sbagliatò, certamente gli elettori di Verona hanno certificato che Tosi lo era molto di più. Ci domandiamo, visto l’esito, come mai semplicemente non arrivino delle scuse per aver spaccato il centrodestra e l’impegno ad evitare lo stesso errore in futuro”.

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