L’attacco a un lavoratore dipendente durante un comizio ha scatenato la polemica sul ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta. Mentre buona parte del mondo politico tace, ci pensa la Rete a chiedere un passo indietro del titolare della Pa con l’hashtag #BrunettaDimettiti che è diventato il primo trending topic su Twitter. “Un politico che disprezza i lavoratori dipendenti, insultandoli pubblicamente, non può essere ministro. #BrunettaDimettiti e, soprattutto, rispetta chi lavora”, scrive un utente ripostando il video in cui il ministro battibecca con una persona durante un comizio elettorale in vista delle Comunali a Mira, in Veneto.

Dal “palco”, allestito con delle fioriere intorno, Brunetta dopo l’intervento del cittadino attacca: “Perché non ti metti in proprio?”. Lo ripete tre volte e poi, alla richiesta dell’uomo di poter parlare per spiegare la sua scelta, Brunetta risponde: “No, non ti lascio parlare perché il microfono ce l’ho io, quindi comando io. Viva la democrazia. Continua a fare il tappezziere, dipendente”. L’unica reazione politica è stata quella del senatore del Pd Tommaso Nannicini: “Brunetta imbarazzo per sé e per il governo. Forse dovrebbe mettersi in proprio”, ha scritto facendo il verso alle parole del ministro.

“Il governo che ha un siffatto ministro chiarisca cosa ha capito del giuramento in riguardo al servire la nazione con disciplina e onore. Brunetta sta saldando conti ed antiche vendette tutte sue, dovrebbe risponderne in altra sede. Chi lo tiene lì è connivente”, accusa un utente. A prendere posizione sono stati anche i Giovani Democratici di Roma: “Superati i limiti della sopportazione. Con questo testo ci rivolgiamo al Pd e al segretario Enrico Letta. Brunetta non può rimanere un secondo di più”, scrive il componente della direzione Gabriele Vernucci. E il ministro? Ai commenti più duri nei suoi confronti ha risposto con un post in serie: “Abbiamo provveduto a segnalare il suo commento all’autorità giudiziaria competente”.

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