Cos’è la “stagflazione”, cioè la contemporaneità di un periodo economico nel quale si manifestano insieme una “stagnazione” e una “inflazione”, ormai lo sa anche chi economista non è, ma non tutti sanno come si forma e chi la deve maggiormente temere.

La stagflazione infatti si auto-genera generalmente a seguito di una crisi o di una stagnazione economica, proprio per effetto degli interventi monetari che gli economisti a capo delle Economie Statali e quelli delle Banche Centrali attuano per mettere fine alla stagnazione produttiva e alla conseguente disoccupazione generale, generando però, sulla propria economia e moneta, livelli alti di inflazione.

E’ proprio quello che è successo (anche se in misura diversa), sia negli Stati Uniti che in Europa, nell’ultimo anno e mezzo circa, quando al fine di rilanciare l’economia dei due continenti, bruscamente rallentata dall’attacco della pandemia da Covid-19 e messe forzatamente in fase di “aspettativa”, è stato necessario avviare ingenti sostegni finanziari e monetari allo scopo di rilanciare le rispettive economie (vedasi al proposito i miei due articoli scritti nel novembre e dicembre 2021).

E’ successo però che, proprio quando tutti pensavano di essere fuori dalla stagnazione e all’inizio di una forte ripresa, grazie ai mega-programmi di investimenti già approvati sia in Europa che negli Stati Uniti, è arrivata la sanguinosa guerra in Europa voluta da Putin, che ha scombinato tutti i piani e rimescolato tutte le carte.

Una guerra che, fino al giorno prima dell’invasione dell’Ucraina, Putin negava, assicurando di aver ordinato solo esercitazioni militari. Si è visto poi con quanta determinazione e ferocia distruttiva ha invece sostenuto le sue vere intenzioni egemoniste e imperialiste. Ovvio che poi tutti i paesi democratici e atlantisti prendessero di conseguenza ogni possibile precauzione contro quel pericoloso fanatico incapace di contenere le sue mire espansionistiche, minacciando persino il ricorso all’arma atomica dopo che gli occidentali, guidati dagli Usa, decisero di aiutare, anche con armamenti, il popolo ucraino unito in difesa dei propri diritti democratici di autodeterminazione.

Tutto questo ha inevitabilmente aperto, su scala globale, una nuova costosissima fase di riarmo.

Sul piano dell’economia nazionale le Banche Centrali hanno accompagnato i governi, all’inizio della pandemia, col sostegno finanziario all’economia stagnante, mediante l’acquisto dei titoli di debito sovrano (il cosiddetto Quantitative Easing) e con elargizioni dirette al popolo di basso reddito (il cosiddetto “Helicopter Money”, o “denaro a pioggia”) praticato però in molte economie occidentali ma non nell’Europa dell’euro.

Questa particolare forma di aiuto è molto efficace ad evitare livelli di disoccupazione elevata ma espone immediatamente la moneta al rischio di inflazione. Infatti negli Stati Uniti si è avuto durante la Pandemia un basso livello di disoccupazione: 5-6% contro il 10% (e più) di alcune aree europee, ma l’improvviso bisogno finanziario provocato dalla guerra russa ha immediatamente innescato la crescita dell’inflazione su livelli elevati mai visti prima in questo secolo.

Come si combatte l’inflazione? Il metodo classico è quello di aumentare i tassi. La Banca Centrale aumenta il tasso di cambio con le banche ordinarie; quindi con tassi più alti aumenta il costo del denaro e circola meno denaro, l’economia si raffredda, l’inflazione scende.

E’ un meccanismo molto semplice ed efficace. In America si è già provveduto al rialzo dei tassi nei mesi scorsi e proprio ieri anche la Lagarde, attuale presidente delle Banca Centrale Europea, ha annunciato che a luglio provvederà anche per la zona euro europea ad un rialzo di mezzo punto del costo del denaro. E’ francese, anche lei come Trichet che nel 2011 alzò due volte i tassi (per paura dell’inflazione!) e condannò l’intera Europa a dieci anni di crisi.

Ma stavolta l’Europa deve stare molto più attenta del solito a seguire le scelte americane perché la situazione europea già subisce l’elevato inasprimento dei costi energetici provocati dalla guerra russa e dalle relative sanzioni decise contro la Russia. Il nostro è quindi un motivo inflazionistico esterno, diverso perciò da quello americano, e che già si ripercuote di riflesso anche contro i popoli europei con un aumento di tutti i costi delle materie prime.

Quella manovra sui tassi potrebbe pertanto provocare effetti disastrosi sulla nostra già disastrata economia che per ora ha visto molto poco degli stimoli promessi dalla nostra “linea verde” del “Next Generation EU”.

L’economia che si “raffredda” non piace a nessuno di quelli che vanno “a bottega” (come si diceva una volta) perché significa lavoro che sparisce, aumento della disoccupazione, più gente senza soldi, meno gente che compra, più commerci che chiudono, e così via. Bisognerebbe invece stimolare meglio e subito l’economia ad evitare tensioni nelle parti sociali e nella politica.

La stagflazione da noi si esaurirebbe da sola insieme alla soluzione dei nostri approvvigionamenti energetici.

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Ita e il mistero del volo muto per un’ora. Lo strapotere dei sindacati “impone” una ricostruzione discutibile?

next
Articolo Successivo

Pmi, dibattito per la formazione tecnica tra scienza e pratica

next