Il gruppo americano Abbott ha raggiunto un accordo con il ministero della Giustizia americano per riprendere la produzione di latte in polvere per neonati nel suo stabilimento in Michigan, “nel giro di 6-8 settimane” dopo l’attesa convalida di un giudice. Abbott, che aveva una quota del mercato statunitense del 42%, ha sospeso la produzione a metà febbraio dopo la morte di due bambini per una rara infezione batterica e la scoperta di alcune irregolarità negli impianti in Michigan da parte della Food and Drug Administration (Fda). Abbott dovrà assumere un esperto esterno che assicurerà che tutte le azioni intraprese dall’azienda siano conformi agli standard richiesti dalla Fda oltre ad effettuare attenti e costanti monitoraggi sull’eventuale presenza di batteri. Il blocco ha causato una penuria generalizzata del prodotto e gli scaffali dei negozi sono spesso vuote anche per la corsa all’accaparramento. Le forniture di latte in polvere erano già sotto i valori abituali a causa dei rallentamenti legati ai periodi di lockdown. Secondo l’azienda, da quando l’impianto verrà rimesso in funzione serviranno tra le sei e le otto settimane perché i prodotti siano disponibili nei negozi.

Il tema è diventato oggetto delle attenzioni anche della Casa Bianca. Lo scorso 12 maggio la portavoce del governo statunitense Jen Psaki ha ribadito l’impegno ad agire per far fronte ad una penuria media delle scorte pari al 43%. L’amministrazione non ha specificato quali azioni intraprenderà ma il presidente Biden ha parlato con produttori e rivenditori. Gli altri produttori presenti sul mercato americano ossia l’inglese Reckitt Benckiser (quota del 37,9% salita ora al 50%), la svizzera Nestlé (9%) e la francese Danone (1%), stanno cercando di incrementare la loro produzione e stanno spedendo forniture aggiuntive anche via aereo.

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