Il veto della Turchia alla Finlandia e alla Svezia all’ingresso nella Nato perché ospiterebbero organizzazioni curde? Qui si pone una questione etica. La storia dei curdi è una delle più grandi vergogne occidentali. Donne e uomini hanno combattuto contro l’Isis a fianco a fianco degli americani e degli occidentali. Finito tutto, i curdi speravano di avere un pezzo di terra e invece si è detto: ‘Grazie e arrivederci’. Ed Erdogan ha ripreso a bombardarli. Ma vi pare giusto?”. Sono le parole del direttore del fattoquotidiano.it e di Fq Millennium, Peter Gomez, nel corso di “Tagadà” (La7), a proposito del no della Turchia, membro Nato, all’ingresso di Finlandia e Svezia nell’alleanza tra Paesi europei e America del Nord.

Gomez spiega poi la situazione attuale nel conflitto tra Russia e Ucraina: “Qualcuno può vincere questa guerra? Questa è esattamente la domanda che rivolgiamo a tutti i nostri governanti di qualsiasi Stato, indipendentemente dalle nostre posizioni. Non abbiamo capito ancora cosa significhi ‘vittoria’, perché se gli ucraini dicono di essere in grado di ricacciare i russi al di là del confine, questa per Putin – continua – sarebbe una sconfitta che metterebbe a rischio la sua autocrazia e potrebbe spingerlo a gesti inconsiderati. Non sganciando una bomba nucleare di tipo strategico, ma, come ha detto la Cia, un ordigno tattico o a basso potenziale da lanciare sul campo a mo’ di avvertimento per bombardamenti futuri sulle città. Nessuno di noi sa quali potrebbero essere gli sviluppi, ma i rischi sono enormi“.

Il direttore del Fatto online chiosa: “La questione è molto semplice: a voler la pace devono essere in due. All’inizio la volevano ucraini e occidentali, ma non Putin. Oggi non la vogliono né Putin, né gli ucraini, perché legittimamente dal loro punto di vista, aspettando quasi 40 miliardi di dollari in rifornimento di armi, pensano da patrioti di poter cacciare l’invasore. Ma tutto questo potrebbe avere conseguenze esiziali o sulla vita di tutti noi o sull’economia europea, con un aumento conseguente del malumore soprattutto nelle classi più indigenti. E questo potrebbe riflettersi sul prossimo voto, con un gran ritorno di quelli che venivano definiti ‘populisti’ e ‘sovranisti’. E questo è in fondo il discorso che Draghi ha fatto piuttosto chiaramente a Biden“.

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