“Ma quale famiglia modesta e infanzia senza vestiti! Nostra madre era un’imprenditrice e non ci ha fatto mai mancare nulla”. Mauro Franchi, fratello dell’imprenditrice Elisabetta, finita nella bufera per aver affermato “assumo solo donne anta perché hanno già fatto figli”, smonta la favola della sorella industriale nata dal nulla. “Ci prestò quasi un miliardo il suo ex marito nel 1998”, spiega Mauro Franchi e al FQMagazine racconta 40 anni passati con la sorella tra affetto, professione condivisa, rancori e cause giudiziarie

Sui social lei si è sfogato rispetto alle affermazioni (“non assumo donne incinta, ma solo sopra gli anta”) di sua sorella
Guardi non ho nemmeno più parole. Bastano i commenti dei suoi ex dipendenti che hanno scritto e risposto sui social…

Lei è uscito dall’azienda di famiglia per questo motivo?
Venni messo alla porta dopo 12 anni di lavoro nell’azienda familiare. Ero io il direttore creativo, mia sorella non era la stilista. Le demmo soltanto il nome del marchio. Nel 2009 con Sabbatino Cennamo, ex marito di mia sorella, una bravissima persona, decidemmo di modificare il marchio da Celyn B. a Elisabetta Franchi anche perché creavamo abbigliamento femminile e aveva senso prendesse il suo nome. Morto Sabbatino, mia sorella si è circondata di persone che l’hanno portata a decisioni nel lavoro completamente all’opposto di quelle di prima e io sono stato cacciato dall’azienda. Era il 2009. Con Elisabetta abbiamo condiviso quaranta anni di vita insieme.

Da quello che racconta sua sorella, lei iniziò a lavorare in un banchetto del “mercato”… che poi a Bologna è la celebre Piazzola…
Elisabetta ha lavorato in un bar che dava sulla piazza 8 Agosto dove si teneva la Piazzola, prima ancora lavorò un mesetto in un banchetto della Piazzola stessa, un mesetto ma non di più.

Su Twitter lei si è lamentato della mancanza di rispetto di sua sorella verso vostra madre. Elisabetta aveva scritto “sono cresciuta in una famiglia modesta”…
Noi abbiamo avuto una mamma che ci ha cresciuto senza mai farci mancare nulla. Mia mamma era un’imprenditrice: ha avuto prima una struttura ricettiva in centro, un supermarket, ha gestito una piscina con un bar, un lavasecco, una sanitaria sempre in centro. Prima che mia sorella iniziasse questa favola della bambina povera, in un articolo uscito qualche anno fa, lei la mamma la elogiava. Fino al 2010 eravamo una famiglia unita. I dipendenti dell’azienda possono confermarlo. All’improvviso tutto è cambiato e a un certo punto però non riuscivo più a vedere mia madre piangere e l’anno scorso ho iniziato a raccontare sui social la mia versione dei fatti. Nessuna tv mi ha mai concesso di replicare alle affermazioni di mia sorella.

In un’intervista sua sorella si definì “bambina senza vestiti” e disse che addirittura era stata “in collegio”…
Ma figuriamoci! Facemmo privatamente, quindi pagando, qualche campo estivo poi si tornava a casa e con mamma si andava a Gabicce mare dove avevamo una casa e poi in Trentino in montagna fino a quando iniziava la scuola. Non ci è mai mancato nulla. Nulla.

Sua sorella disse in un’intervista: “Mia mamma si cercava con il lumino gli uomini sbagliati”
E’ vero, purtroppo. Dopo la separazione da nostro papà, Franchi Giancarlo, mia madre ha avuto problemi: ma cosa vuole dire che è una fallita? Può capitare a tutti di separarsi. Poi si va avanti e mia mamma è andata avanti. Ripeto: nemmeno in questi momenti ci è mancato nulla. Ho documentato tutto sui miei social, che peraltro mi sono stati fatti chiudere da mia sorella, tutto quello che ho detto, compresi i nostri viaggi con foto e testimonianze dirette. Doveva passare l’idea che mia sorella nella vita si è fatta tutta da sola, ma non è andata così.

Com’è è nata a livello finanziario la vostra azienda nel 1998?
Sabbatino Cennamo (ex marito della Franchi ndr) ci diede quasi un miliardo di vecchie lire per farci partire. Una cosa pazzesca. Altrimenti non avremmo potuto iniziare. Lui ed Elisabetta si conoscevano già e si misero insieme proprio nel ’98. Nel 2005 eravamo a 75 milioni di fatturato senza fare una riga di pubblicità da nessuna parte. Eravamo così uniti con mia sorella che Sabbatino era anche geloso e mi diceva: tutte le volte che devo chiedere una cosa a lei, devo venire anche da te. Condividevamo tutto: viaggi, cene, weekend, e abitavamo nella stessa casa di Granarolo (in provincia di Bologna) in cui oggi non posso più entrare.

Poi nel 2009 che succede?
Nel 2008 Cennamo morì e dovemmo riorganizzare daccapo tutta l’azienda. Solo che lui era un vero drago a livello commerciale e amministrativo. Nella riorganizzazione si sono avvicinate altre persone da settori che non erano della moda e sono nati contrasti, diventati in pochissimo tempo insanabili Un giorno entrai in ufficio e non c’erano più i miei oggetti di lavoro.

Poi lei si è ricostruito un’altra carriera?
Prima ho realizzato un mio marchio. Uscii dall’azienda senza che mi venisse dato un euro. C’è tutt’ora una causa in atto per riconoscermi quello che mi sarebbe spettato. Ho costruito quindi un marchio che si è fatto conoscere subito in tutto il mondo – Cina, Russia, ecc… – dopo sei mesi feci una sfilata a Shangai. Ma mia sorella riuscì a bloccarmi tutto quanto. Che tristezza. Pensi che mia madre non vede nemmeno più i suoi nipoti.

Nonostante l’arrabbiatura mi dice una dote di sua sorella?
Attuale o che aveva? Perché attuale purtroppo non ne vedo. Prima invece potrei dire che era simpaticissima. Ci sapeva fare con gli altri. Sempre amabile col sorriso sul volto.

Avete anche un’altra sorella, Catia, che partecipa ad Uomini e Donne…
Anche lei non è mai andata d’accordo con mia sorella. Anche se dal 2009 si è messa dalla sua parte. Comunque io le ho perdonate e ho ripreso a fare il termoidraulico, il mestiere che facevo da giovane. Sono felicissimo anche se mi manca molto il settore moda. Molte aziende mi chiamano ancora. Se io mi rimettessi sul mercato però sarei subito finito perchè io sono solo e di fronte a me ci sono aziende molto potenti.

Facciamo da pontieri: lanci un messaggio di pace a sua sorella.
Io per Elisabetta ci sono, quando vuole. Io sto bene con me stesso, ma vedo che lei sta male e voglio aiutarla.

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