La prima volta che ho incontrato Walter De Benedetto a casa sua non era per la questione cannabis. Walter, colpito all’irreversibilità dell’artrite reumatoide, voleva essere libero di decidere sul suo fine vita.

Da subito, decise di non subire privatamente i soprusi legali e gli ostacoli burocratici. Si recò pubblicamente in comune a Arezzo a depositare il proprio testamento biologico, consentendo così a tanti cittadini di conoscere un proprio diritto del quale nessuno parla.

Poi però Walter ha deciso di voler combattere ancora, e ha trasferito la stessa caparbietà e lo stesso metodo sulla questione che l’aveva colpito direttamente con il processo a suo carico per la coltivazione di cannabis a scopo terapeutico.

Walter ha pagato con il suo corpo, come quando si è fatto portare in ambulanza fino a Roma accompagnato da Marco Perduca per manifestare davanti al Parlamento. E’ stato in prima fila nella campagna referendaria e, una volta cancellato il diritto al referendum da parte della Corte costituzionale, si è rivolto pubblicamente a tutti i Parlamentari affinché si assumessero le proprie responsabilità e discutessero la legge per regolamentare la cannabis.

Walter ha vinto la sua battaglia processuale con l’assoluzione. Non siamo invece riusciti a fare in tempo a vincere insieme a lui la battaglia per la riforma della legge. Ma non ci diamo per vinti. La memoria di Walter è forza concreta per le battaglie del futuro. A lui va la mia gratitudine, ai suoi famigliari e ai suoi cari esprimo la mia vicinanza e cordoglio.

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