Schemaquarantatré, la società veicolo che lancerà l’offerta pubblica di acquisto su Atlantia per conto del fondo Blackstone e di Edizione, la holding dei Benetton, cambierà nome. Lo annuncia il presidente di Edizione, Alessandro Benetton, dopo le polemiche per il fatto che 43 sono anche le vittime del crollo del ponte Morandi del 14 agosto 2018. La scelta del nome ha una sua logica nel sistema progressivo utilizzato sinora dalla famiglia di Ponzano Veneto ma il comitato dei parenti delle vittime del crollo aveva rimarcato l’ennesimo episodio di mancanza di sensibilità. “Abbiamo dato l’ordine alle strutture aziendali”, spiega Alessandro Benetton a margine della presentazione della sua autobiografia a Milano.

“Questa scivolata della nostra struttura aziendale lascia anche me a bocca aperta: abbiamo dato immediatamente ordine che il nome della società venga cambiato, anche come gesto di discontinuità che questo meccanismo dei numeri consequenziali venga stoppato e si passi ad altro”, aggiunge il manager. Il nuovo nome per la società sarà “Schema Alfa”. Già oggi l’assemblea di Edizione darà il via libera alla procedura, con il nuovo nome che dovrà essere comunicato a tutte le autorità che tradizionalmente vengono coinvolte nel lancio di un’Offerta pubblica di acquisto, che in questo caso dovrebbe partire in estate, presumibilmente in agosto. D’ora in avanti tutte le società di scopo della holding dei Benetton saranno denominate con Schema e una lettera dell’alfabeto greco.

L’offerta che i Benetton si apprestano a lanciare riguarda la totalità di Atlantia di cui già possiedono il 30%. I fondi per l’operazione provengono anche dagli 8 miliardi pagati dallo stato per la cessione dell’88% di Autostrade per l’Italia. Atlantia rimane titolari di concessioni autostradali in Spagna (dove controlla il gruppo Abertis) e in America Latina, oltre a possedere Aeroporti di Roma, gli scali di Nizza e Bologna e la società Telepass.

“Vengo da una famiglia in cui seguire le regole è un imperativo. Per capire chi ero ho dovuto infrangerle”, scrive Alessandro Benetton nella prima pagina della sua autobiografia presentata oggi ed edita da Mondadori. Dopo aver riconosciuto di aver avuto qualche vantaggio in partenza (“ma anche la mia vita, come quella di tutti, non è stata una passeggiata”), il manager conclude “Per pensare in grande è necessario esporsi, rischiare, uscire dalla propria zona di comfort: dalla rassicurante familiarità di ciò che già conosciamo”. Sappiamo “che abbiamo a disposizione un tempo finito, ma il nostro operato può travalicarlo e proiettare tracce di noi nel futuro, se riusciamo a declinarlo in senso etico”

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