Attenzione! Il pupazzo Huggy Wuggy con cui giocano i vostri figli è pericoloso. L’allarme arriva dalla polizia postale e riguarda il simpatico amico horror, tutto blu con le labbra rosse e i denti affilati. Fresco di creazione e ispirato al video game Poppy Playtime per ragazzi dai 13 anni in su, non deve più finire nelle mani dei piccoli. Il motivo? Genera ansia e terrore nei bambini. L’allerta arriva fulminea dopo uno studio condotto a scopo preventivo dagli psicologi dell’Unità analisi del crimine informatico. Ed è già riuscita a scatenare, oltre a quella dei bimbi che ci giocano, anche la paura dei genitori. La mobilitazione di mamme e papà a suon di post sui social, a partire dalla Gran Bretagna, è arrivata ovunque. Anche qui da noi.

Ecco cosa dichiara il direttore della polizia postale italiana Ivano Gabrielli: “Non ci sono esigenze preventive di tipo criminale ma studiando i video e le attività in rete abbiamo ritenuto opportuno dare un alert prudenziale per sensibilizzare le famiglie rispetto a quello che è un contenuto pericoloso per i bambini al di sotto dei tredici anni”. E poi specifica: “Diversi specialisti clinici e la stessa polizia britannica hanno evidenziato la necessità di fare questa opera di sensibilizzazione e la Polizia Postale ha dato il suo contributo”. Servono accortezze, incalzano con fervore gli esperti: il pupazzo può rendere ingestibile la paura del buio nei bambini. Quando è nata la preoccupazione? Dopo che Huggy Wuggy è “uscito” dallo schermo del gioco, per così dire, ed è entrato a far parte dei video di commenti e descrizioni degli youtuber più seguiti dai bimbi.

Huggy Wuggy, con il corpo snodabile, sguardo cattivo e file di denti aguzzi, se la ride? Esposto sulle vetrine dei negozi di giocattoli forse è ben contento di spopolare ancor di più. Nonostante il suo nome evochi abbracci, il pupazzo non è di certo un amichetto. Nel video game, datato 2021, è l’antagonista, il guardiano di una fabbrica di giocattoli. Il giocatore per vincere deve risolvere indovinelli e prove. E a un certo punto incontra lui. La frase della canzoncina che scandisce il suo ingresso? “I denti aguzzi ti lasciano sanguinante. Non chiamarmi mai brutto. Abbracciami finché non muori”. Con queste premesse appare chiaro il motivo per cui il videogame sia destinato ad un pubblico di over 13, ma il confine tra le varie piattaforme è difficile da delineare. Ora che il peluche è il re di numerosi video su Youtube e TikTok, accessibili ai più piccoli, la questione si fa complicata. Tantissimi youtuber, che sono gli idoli dei bambini, a partire dai “Me contro Te”, nonostante le limitazioni di età, dai 13 in su, ne mostrano le immagini. Facendosi una beffa dei controlli parentali.

“Sottolineare la pericolosità per i più piccoli di Huggy Wuggy – puntualizza ancora Gabrielli – è anche l’occasione per sensibilizzare i genitori sui contenuti che in generale i loro figli guardano in Rete: bisogna navigare con loro, educarli a una navigazione consapevole e fornirgli gli strumenti giusti per orientarsi e capire quel mondo”. Difficile però, per mamma e papà che lavorano e gestiscono tutto, dalla scuola alle attività sportive e ricreative, piazzarsi accanto ai figli mentre navigano, dopo aver attivato per altro tutte le formule di controllo.

Questa vicenda ne fa subito venire in mente un’altra. Accaduta qualche anno fa. Allora sui cellulari i bambini e ragazzini si rimbalzavano un meme dai tratti inquietanti. Era quello di Momo, l’immagine di una donna con i capelli neri, il ghigno malevolo e gli occhi fuori dalle orbite. Sotto compariva l’appello a non contattarla. Una sfida con la paura imposta ai ragazzini già all’atto della visione. Presa presumibilmente senza autorizzazione da una fotografia postata su Instagram da una ragazza giapponese, è diventata virale. Ma, soprattutto, virale è stata la paura che ha seminato inducendo i genitori a ospitare nel lettone i figli terrorizzati di notte. Poi si è scoperto che la foto rappresenta la parte superiore di una statua che esposta nel 2016 presso la Vanilla Gallery di Tokyo che nel corso di una mostra sul tema dei fantasmi. L’autore? Keisuke Aizawa, artista giapponese appartenente alla Link Factory, società specializzata in effetti speciali di genere horror/fantasy.

Sostieni ilfattoquotidiano.it:
portiamo avanti insieme le battaglie in cui crediamo!

Sostenere ilfattoquotidiano.it significa permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti.

Ma anche essere parte attiva di una comunità con idee, testimonianze e partecipazione. Sostienici ora.


Grazie Peter Gomez

Sostienici ora Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

I segreti del flirt perfetto: è la Scienza ora a svelare le migliori tattiche a seconda del sesso e dello scopo

next
Articolo Successivo

Premi David di Donatello, l’Associazione dell’industria cinematografica sbaglia statua: c’è il David sì, ma di Michelangelo

next