Subito dopo la fine del regime di Gheddafi, la regione della Sirte che del leader libico era stata la roccaforte è stata sconvolta da più conflitti armati, compreso quello contro lo Stato islamico.

All’inizio del 2020 le Forze armate arabe libiche (Faal) di Khalifa Haftar e vari gruppi affiliati hanno preso definitivamente il controllo della zona. Sotto la direzione delle Faal opera l’Agenzia per la sicurezza interna, una coalizione di potenti gruppi armati da non confondere con un organismo omonimo che opera nella Libia occidentale sotto l’autorità del Governo di unità nazionale.

Il 19 marzo di quest’anno, circa 30 persone hanno preso parte a una protesta pacifica per chiedere, tanto alla comunità internazionale quanto alle autorità locali, risarcimenti per una serie di attacchi portati a termine dalla Nato nel 2011. A promuovere la manifestazione era stata la tribù Gadadfa, il principale gruppo della zona di Sirte.

Nei giorni successivi, l’Agenzia per la sicurezza interna ha arrestato 10 manifestanti. Secondo testimoni oculari, le persone arrestate sono state picchiate, incappucciate, fatte salire su veicoli privi di targa e portate in luoghi tuttora sconosciuti.

La settimana dopo è stato arrestato anche Ali al-Refawi, giornalista dell’emittente televisiva Canale 218. Anche di lui non si hanno notizie. Dopo gli arresti, uomini delle Faal hanno convocato i capi della tribù Gadadfa intimando loro di cessare le proteste.

I fatti di marzo sono solo l’ultimo esempio della brutalità con cui le Faal controllano il territorio. Lo scorso novembre, almeno 13 persone erano state arrestate per aver manifestato in favore della candidatura di Saif al-Islam Gheddafi alle elezioni presidenziali, poi rinviate.

Ha rischiato molto anche una rappresentanza di Amnesty International, in visita a Sirte il 20 febbraio. Il sindaco Mokhtar al-Ma’dani ha accolto i delegati dell’organizzazione circondato da uomini dell’Agenzia per la sicurezza interna, avvisandoli che non avrebbero potuto svolgere alcun incontro in privato. Per l’intera durata della visita, i delegati sono stati accompagnati da uomini in borghese che avevano modi di fare estremamente intimidatori.

Il 28 marzo la Missione di accertamento dei fatti sulla Libia, istituita dal Consiglio Onu dei diritti umani, ha presentato il suo secondo rapporto in cui è elencata una lunga serie di violazioni dei diritti umani commesse nella totale impunità.

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