Non più proiettato verso gli altri ma solo verso sé stesso per far pace e per un nuovo equilibrio interiore. Francesco Gabbani nel presentare il nuovo disco “Volevamo Solo Essere Felici” ammette di essere andato a fondo su alcune questioni rimaste irrisolte. Sia dal punto di vista professionale che umano. Il boom del successo dopo “Amen” ha destabilizzato il cantautore. Il successo spesso non equivale alla felicità. Il disorientamento “è inevitabile”. Poi piano piano si recupera terreno.

Apre il disco “Tossico indipendente”, in cui parli di dipendenze e della forza di uscirne. Perché proporre subito un tema così forte?
Al termine della lavorazione di un progetto discografico mi rendo sempre conto del percorso che ho fatto. Così in questo caso. Questo è un disco introspettivo e ‘Tossico indipendente’ mi sembrava il modo migliore per farlo capire subito. La canzone è rivolta a chi è alle prese con qualche forma di dipendenza, solitamente intesa verso sostanze tossiche, ma non solo. Penso anche ai rapporti sentimentali o al feedback dei like dei social. Quando sei dipendente da qualcosa non decidi tu ma decide la dipendenza per te e quindi è importante capirsi per non essere più dipendente da qualcosa: è la conditio sine qua non. Nella liberazione dalla dipendenza è vero che è importante il supporto da parte di qualcuno, ma il primo grande aiuto parte da sé stessi. Dico una cosa molto precisa: per uscire da una dipendenza di qualsiasi natura serve un processo personale. Lo ritengo un grandissimo atto di coraggio.

Anche il successo è una dipendenza?
Più che altro il successo improvviso – quello che ho vissuto dopo ‘Amen’ e soprattutto ‘Occidentali’s Karma’ – ti porta a vivere una quotidianità che va al di fuori di te stesso. Devi mantenere e misure e allo stesso tempo hai a che fare con la percezione che gli altri hanno di te. In un attimo vai in confusione e ti disorienti. Il contraccolpo personale è inevitabile. Succedeva mi svegliassi ma non ero felice. Dire che il successo non ti cambia è da bugiardi, cambia la vita inevitabilmente.

Qual è la via d’uscita?
Lo canto in ‘La mira’. La ricerca della strada verso casa, il porto sicuro, ma anche il prendere atto che dobbiamo guardare il mondo secondo il nostro punto di vista e non quello degli altri.

Patisci ancora il giudizio degli altri?
Credo di essermene liberato di questa cosa dopo un lungo percorso. Mi sono reso conto che vivere del giudizio altrui mi faceva soffrire e che era una specie di gabbia.

Con ‘Occidentali’s Karma’ da Sanremo ti sei ritrovato a Eurovision. Cosa ricordi di quella fase della tua vita?
La scimmia di ‘Occidentali’s Karma’ è stata una gioia ma anche una croce. Mi ha portato un grande successo e al contempo mi ha fatto conoscere il lato oscuro del successo. Da un lato raccontava la canzone dall’altra non ha fatto percepire il giusto valore di quella canzone. Ormai è una cosa passata. Forse oggi non la userei però non rinnego nulla.

“Spazio Tempo” è stata la sigla della serie tv Rai “Un Professore” con Alessandro Gassman e Claudia Pandolfi. State già lavorando alla colonna sonora della seconda stagione?
Io ci sto pensando a un nuovo brano ma credo che ‘Spazio Tempo’ sia talmente radicato nella serie tv e che la serie tv sia radicata nel brano che difficilmente cambierà!

“Ci vuole un fiore” ha segnato il tuo debutto televisivo con 2.701.000 spettatori pari al 15.2% di share. Il tuo bilancio?
Al di là di tutto credo sia stata una bella esperienza per due motivi: perché è stata una cosa nuova che ho vissuto con divertimento e poi perché ho letto commenti positivi da parte di chi mi ha visto in un ruolo inedito, come quello del presentatore.

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