Belfast, Dune o The Power of the dog? E ancora Cruz, Kidman o Kristen Stewart? Il rebus della Notte degli Oscar 2022 è stato svelato. Nell’anno numero due del Covid19 al Dolby Theatre il 27 marzo 2022 non ci saranno film, registi o attori favoriti per l’ambita statuetta. Sarà che avere dieci nomination per il miglior film è come dire averne cinquecento, ma l’estrema eterogeneità delle candidature nelle caselle che contano (regia, attore e attrice) spinge a credere che per ora i giochi non siano ancora fatti.

Intanto quantitativamente The power of the dog, il western dalla “mascolinità tossica” di Jane Campion, non proprio un film da strapparsi i capelli targato nientemeno che Netflix, sopravanza tutti gli avversari con dodici nomination: miglior film; regia per la Campion; Benedict Cumberbatch come miglior attore; Jesse Plemons e Kodi Smit-McPhee come attori non protagonisti; Kirsten Dunst come attrice non protagonista; poi miglior sceneggiatura non originale, montaggio, production design, fotografia, musica, suono.

A seguire 10 nomination per Dune, lo sci-fi di Dennis Villeneuve che però buca la regia e tutta la sfilza di grandi star presenti nel cast, trincerandosi dietro ai cosiddetti Oscar (possibili) “tecnici”. In terza fila ecco la classicità narrativa rappresentata da West Side Story di Steven Spielberg e Belfast di Kenneth Branagh. Per zio Steven siamo all’ottava nomination alla regia con due statuette vinte per Schindler’s list e Salvate il soldato Ryan; per l’autore inglese siamo alla seconda nomination dopo quella del 1989 per l’Enrico V. Sempre nell’ambito della regia Jane Campion è la prima regista a ricevere due nomination nella storia degli Oscar (l’altra fu per Lezioni di piano nel 1993). Tra i candidati per il miglior film – lo ripetiamo, tanti da non poter capirci granché – segnaliamo che ci sono entrati perfino Nightmare Alley del Del Toro e soprattutto CODA, coproduzione franco statunitense, distribuita da Apple, ancora inedita in Italia ma che sembra riempire la casella della tutela delle minoranze.

Il film è incentrato sulle vicende di una famiglia di non udenti con protagonista una ragazza udente (Emilia Jones) e ha racimolato ben tre candidature. Gara apertissima per l’Oscar come miglior attore dove mancando l’attesa presenza di Bradley Cooper e Leonardo DiCaprio, se la giocano Denzel Washington interprete del Macbeth scritto e diretto da Joel (senza Ethan) Coen; il sorprendente Andrew Garfield per tick, tick…BOOM! e Will Smith nei panni del padre delle sorelle Williams in King Richard. Se tra gli attori la gara è apertissima, tra le attrici c’è l’imbarazzo della scelta.

Finita fuori nomination Lady Gaga e la sua Patrizia Gucci al limite del kitch, a noi non dispiacerebbe vedere l’Oscar nelle mani di Penélope Cruz (per Madres paralelas di Almodovar) e Kristen Stewart in Spencer di Pablo Larrain, ritratto originale della principessa Diana; ma le incognite Nicole Kidman (A proposito dei Ricardo), Olivia Colman (La figlia oscura) e Jessica Chastain (Gli occhi di Tammy Faye) non sembrano essere da meno. Tra gli attori non protagonisti la coppia Ciaran Hinds e Judi Dench sembrerebbero alquanto perfetti, anche se bisogna stare attenti ai contrappesi della nuova vulgata hollywoodiana che potrebbe far riemergere la non proprio esaltante performance di Kodi Smit-McPhee al posto di Hinds e quella di Ariana DeBose in West Side Story.

Per i cinefili duri e puri, infine, poche le chance di una svolta autoriale se non nella nomination per Paul Thomas Anderson regista del delizioso Licorice Pizza anche se ci si deve consentire una perplessità: come si fa a mettere in nomination il film e la regia e non valutare minimamente la presenza di assoluto pregio dei due protagonisti, Alana Haim e Cooper Hoffman? Troppo “bianchi” per essere veri? Non passa inosservato, anzi rischia di diventare la sorpresa della Notte degli Oscar 2022, il poker di nomination per il film Drive my car, diretto dal giapponese Ruysuke Hamaguchi – ne abbiamo parlato qui nella lotta con Sorrentino per l’Oscar come Miglior Film Straniero – che segue un po’ l’effetto Bong Joon-Ho di tre anni fa travalicando i confini di categoria nazionale: miglior film, miglior film straniero, miglior regia e miglior sceneggiatura non originale. Hamaguchi è il terzo regista giapponese candidato per la miglior regista (gli altri sono stati Hiroshi Teshigahara – La donna di sabbia nel 1964 – e Akira Kurosawa – Ran, 1985) e tra le quattro nomination qualcosa a casa la porterà di certo

Unica certezza: l’Oscar per il miglior film d’animazione sarà per Encanto della Disney. Proprio nell’anno in cui la crisi degli incassi dovuti alla pandemia ha picchiato duro e diversi film sono finiti direttamente sulle piattaforme in streaming o sono usciti in contemporanea in sala e online (vedi Dune, King Richard e Don’t Look Up). Ultimissima notazione: all’ultimo Festival di Venezia i titoli di punta statunitensi sono stati l’anteprima mondiale di Dune e di The power of the dog? Barbera ci ha preso ancora una volta?

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