Alla Camera è in discussione la delega fiscale al governo. Un duro scontro, interno alla maggioranza, ha visto una netta contrapposizione tra i partiti che sostengono il governo sull’articolo 6 che reca princìpi e criteri direttivi per la modernizzazione degli strumenti di mappatura degli immobili e la revisione del catasto dei fabbricati. In particolare Lega e Forza Italia hanno sostenuto che la riforma del catasto produrrà un aumento delle tasse sulla casa. Ma è così?

In Italia sembra accertata una distanza tra gettito potenziale e reale delle imposte sulla casa. I dati dalle elaborazioni del Ministero dell’Economia dicono che tra le entrate fiscali teoriche, calcolate sulla base del valore degli imponibili, e le entrate effettive si annida una “tax gap” che per le imposte immobiliari vale 5,83 miliardi all’anno. Ma l’ammontare di evasione arriva oltre i sei miliardi di euro all’anno con l’evasione connessa alle cosiddette “case fantasma”, sconosciute al fisco. Quali sono le tasse evase che alimentano il sommerso? A guidare la classifica è l’Imu: da questa, in teoria, dovrebbero entrare nelle casse dei comuni e dello stato 4,869 miliardi in più ogni anno. Questa è la differenza tra Imu teorica con l’aliquota base del 7,6 per mille, che per stime Mef ammonterebbero a oltre 18,8 miliardi di euro, e Imu effettivamente versata che è pari a 13,9 miliardi di euro. In termini percentuali, il tax gap dell’Imu indica una propensione all’evasione media nazionale del 26% con valori diversificati sul territorio. In Emilia-Romagna si ferma al 15%, mentre in Calabria vola a oltre il 46%.

A seguire la tax gap della Tasi con una evasione annuale stimata in oltre 260 milioni di euro e i circa 700 milioni di euro di evasione Irpef per locazioni non dichiarate dai proprietari. L’agenzia delle entrate ha già avviato controlli con l’aerofotogrammetria. I risultati sovrapposti alle mappe catastali hanno confermato una vasta evasione del parco immobiliare. Gli ultimi dati disponibili parlano di due milioni di particelle non dichiarate con circa 1,2 milioni di unità immobiliari in più. Attenzione: nonostante da tempo l’Unione europea chieda di applicare l’imposta anche sulla prima casa, di questo intervento nella delega fiscale non si parla affatto.

In tale contesto si inserisce l’articolo sei della delega fiscale, approvato in Commissione, che indica la previsione di strumenti a disposizione dei comuni e dell’Agenzia delle entrate per l’individuazione e il corretto classamento di:

1) immobili attualmente non censiti o che non rispettano la reale consistenza, la destinazione d’uso o la categoria catastale attribuita;

2) terreni edificabili accatastati come agricoli;

3) immobili abusivi.

Tale mappatura degli immobili dovrà essere disponibile a partire dal 1 gennaio 2026. Quindi fino al 2026 non ci sarà nessun eventuale aumento delle tasse. Una mappatura che dovrà attribuire a ciascuna unità immobiliare, oltre alla rendita catastale, anche il valore patrimoniale e una rendita attualizzata in base ai valori normali espressi dal mercato, nonché prevedere meccanismi di adeguamento periodico dei valori patrimoniali e delle rendite delle unità immobiliari urbane, in relazione alla modificazione delle condizioni del mercato di riferimento e comunque non al di sopra del valore di mercato.

In realtà la riforma del catasto è necessaria per aggiornare il quadro, a riequilibrare la tassazione sugli immobili, a renderla sostenibile ed equa facendo emergere l’evasione o l’elusione sia riguardo all’Irpef che all’Imu. Lo scontro non si è esaurito in Commissione Finanze dove il governo, tramite la sottosegretaria Cecilia Guerra (Leu), ha esplicitamente affermato che se non veniva confermato il testo proposto dal governo questo avrebbe provocato una crisi di governo. Si sposterà tutto nella discussione dell’aula di Montecitorio.

Colpisce come la destra di governo e quella di opposizione si lancino in anatemi contro una delega che intende, pur con tempi lunghi, approvare una riforma necessaria e in un settore dove l’evasione è rilevante. Stupisce che Lega e Forza Italia, sostanzialmente, difendano una casta di evasori ed elusori di tasse. Altro che dire “no all’aumento delle tasse”, sembra di assistere a un’ossessiva e strenua difesa di quella parte di rendita immobiliare che dell’evasione fiscale fa il suo vessillo. Si può considerare normale che una casa ristrutturata a Piazza Navona, accatastata A/4 possa pagare meno Imu di una casa nella periferia romana accatastata A/2? Oppure dobbiamo ancora difendere chi stipula contratti a nero per pagare zero tasse o chi nasconde del tutto immobili per non pagarle affatto? La riforma del catasto è ineludibile, dotarsi di strumenti innovativi e di una mappatura degli immobili in tempi certi è una necessità.

Rispondendo ad FdI, nel question di mercoledì scorso, il presidente Draghi ha affermato che l’articolo 6 non rappresenta alcun aumento della tassazione ma un atto dovuto per una questione di equità. A tali affermazioni hanno applaudito, inopinatamente, anche i deputati di Lega e Forza Italia, che fino al minuto prima sbraitavano di aumento delle tasse e di attacco alla proprietà privata. Segnali contraddittori.

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