La Rai cumula perdite ed è una spina nel fianco per il bilancio pubblico, oltre che per le tasche dei contribuenti. La sua controllata delle torri di trasmissione televisive, Rai way, produce invece utili e ogni anno stacca cedole. Ben 318 milioni fra il 2014 e il 2020. Eppure il governo di Mario Draghi non si cura tanto di ristrutturare la prima, ma di vendere un altro pezzo della seconda. La cessione di una quota di Rai Way, attualmente controllata da viale Mazzini con il 65%, sarà infatti al centro dell’attenzione da oggi: partiranno infatti le audizioni richieste dalla Vigilanza che ha chiamato in causa il ministro Giancarlo Giorgetti, il numero uno della Rai, Carlo Fuortes e i vertici di Rai Way per far luce sugli effetti del decreto che autorizza la Rai a cedere fino al 35% della controllata delle torri. Mai momento fu più propizio per mettere i numeri a confronto. Tanto più che la tv di Stato ha iniziato da tempo a battere cassa chiedendo ulteriori fondi da raccogliere attraverso le bollette telefoniche.

Qualche cifra può essere quindi utile a capire lo stato dell’arte: solo nel 2020, ultimo bilancio disponibile, la tv di Stato ha chiuso il consolidato in pareggio grazie a 1,7 miliardi di canone, ma la Rai spa ha chiuso in rosso per una ventina di milioni. Ray Way, invece, ha prodotto 64 milioni di utili che sono finiti quasi integralmente nelle tasche degli azionisti. E cioè mamma Rai, oltre che soci privati entrati nel capitale dell’azienda grazie al collocamento in Borsa avvenuto nell’ottobre 2014 per mano del governo di Matteo Renzi. Non solo: Rai Way è anche riuscita a realizzare 56 milioni di investimenti migliorando nettamente la posizione finanziaria netta, positiva per 46 milioni. Mamma Rai invece ha oltre 528 milioni di debiti.

Non a caso, quando il governo Draghi ha dato l’ok alla dismissione di un’ulteriore quota di Rai Way da parte di viale Mazzini, il sindacato dei giornalisti Usigrai ha gridato allo scandalo evidenziando come si tratti dell’ennesima pezza a colori che non risolve i guai dell’azienda di Stato. Anche perché dalla sua quotazione, Rai Way ha prodotto più di 324 milioni di utili distribuendone circa 318 milioni ai soci. Di questa cifra oltre 95 milioni sono finiti nelle tasche degli azionisti privati che hanno investito nel titolo. Letta al contrario, dal 2014 in poi, le casse pubbliche hanno rinunciato a 95 milioni di cedole. In compenso il collocamento fruttò circa 245 milioni. Per ora quindi, il saldo delle scelte di Renzi è ancora positivo, ma, siccome Rai Way è leader di mercato, il rapporto rischia di invertirsi sul lungo periodo.

Tanto più che l’operazione di cessione di una nuova quota di Rai Way fa tornare d’attualità l’ipotesi di nozze con la rivale Ei Towers per la creazione di un campione nazionale delle torri di trasmissione. Un progetto che lo stesso Renzi non avallò, blindando la maggioranza pubblica al 51%. Certo oggi lo scenario è completamente cambiato rispetto al passato: Silvio Berlusconi, socio di Ei Towers via Mediaset, è più defilato dalla vita politica del Paese. Inoltre è mutato anche l’assetto azionario di Ei Towers che è posseduta al 60% dal gruppo F2i, guidato da Renato Ravanelli, e al 40% da MediaForEurope (Mfe), il nuovo nome di Mediaset. Le nozze fra Rai Way ed Ei Towers porterebbero alla nascita di un gruppo dal valore di circa due miliardi con sinergie importanti sul fronte dei costi. Resta da chiedersi se il gioco vale la candela: i risparmi che genererà la fusione saranno poi trasferiti anche sui clienti come la Rai o finiranno per ingrassare le cedole dei soci? L’esperienza Rai Way, e non solo quella, insegna che le aziende quotate sono generalmente più orientate a remunerare gli azionisti che non a far risparmiare i clienti. Il che non promette nulla di buono per la Rai. Intanto la Borsa già festeggia con il titolo Rai Way che ha guadagnato circa il 15% in un anno.

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