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La commissione Esteri del Senato cancella il protocollo di collaborazione col Parlamento russo. Petrocelli (M5s) resta presidente

Al presidente della commissione Petrocelli erano arrivate le richieste di dimissioni, soprattutto dai ranghi d'Italia viva, dopo che aveva votato contro la risoluzione bipartisan approvata dal Senato l'1 marzo scorso sulla guerra in Ucraina: "In questi giorni - ha detto spiegato - il voto alla risoluzione non è voto di fiducia a governo, ma ricorda quanto è importante sia l’articolo 11 della Costituzione e si richiama ai principi fondamentali del Movimento"
La commissione Esteri del Senato cancella il protocollo di collaborazione col Parlamento russo. Petrocelli (M5s) resta presidente
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La commissione Esteri del Senato ha cancellato l’accordo di collaborazione con la commissione Affari internazionali del Parlamento russo. “L’ufficio di presidenza ha stabilito all’unanimità che da oggi non ci sono più le condizioni perché qualsiasi attività prevista da quel Protocollo possa essere portata avanti. E’ interrotta ogni attività e contatto con l’analoga commissione del Consiglio della Federazione russa”, ha detto il presidente della commissione, Vito Petrocelli. E ha aggiunto: “Martedì prossimo la commissione si riconvocherà per stabilire gli aspetti tecnici con cui comunicare la nostra decisione alla controparte russa“. L’accordo era stato siglato nel 2019.

Petrocelli aveva anche un altro tema delicato da affrontare durante la riunione di oggi dell’ufficio di presidenza: le richieste di dimissioni che gli erano arrivate – soprattutto dai ranghi di Italia viva – dopo che aveva votato contro la risoluzione bipartisan approvata dal Senato l’1 marzo scorso. Quella risoluzione impegna il governo italiano a inviare armi all’Ucraina per consentire al paese “di esercitare il diritto alla legittima difesa“. “In questi giorni – ha detto Petrocelli – ho fatto una lunghissima riflessione personale e politica nei confronti del presidente Giuseppe Conte. Sentito lui, ho deciso che le dimissioni non sono un gesto adatto perché il voto alla risoluzione non è voto di fiducia a governo, ma ricorda quanto è importante sia l’articolo 11 della Costituzione e si richiama ai principi fondamentali del Movimento“.

A chiedere le dimissioni di Petrocelli era stata soprattutto Laura Garavini, la renziana che è vicepresidente della commissione. “Ho risposto alla vicepresidente Garavini e tutti gli altri componenti della commissione che il mio lavoro imparziale fatti in questi quasi 4 anni non verrà meno. E lo testimoniano, con la presenza, tutti i colleghi che mi hanno accompagnato in questi anni in missioni internazionali e in contatti ad alti livelli ad esempio siamo stati due volte all’assemblea Onu di New York e in missioni con tutti i partiti. Quindi la risposta alla richiesta di dimissioni, dopo una lunga meditazione, è sinteticamente: no, non ritengo che ci siano le condizioni”. Garavini ha controreplicato subito dopo: “Petrocelli non ha ritenuto di rassegnare le dimissioni, cosa che ci sentiamo di ritenere inopportuno in un momento così delicato. Come Italia viva riteniamo che la cancellazione del protocollo stilato nel 2019 non sia elemento sufficiente“.

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