La guerra in Ucraina sta catalizzando (giustamente) l’attenzione del mondo. Si dice, con una certa ironia, che anche la pandemia sia scomparsa dal dibattito pubblico e che ai virologi in tv si siano sostituiti gli esperti di geopolitica. E oggi, otto marzo, il tema dei diritti delle donne sembra così “marginale” che si fa fatica persino a chiamarlo per quello che realmente è: un’emergenza, un vulnus reso ancora più ampio dagli eventi degli ultimi due anni.

Nella sezione blog de ilfattoquotidiano.it oggi leggerete alcune analisi che – come ogni anno – tenteranno di approfondire diversi ambiti della vita delle donne italiane: dal mercato del lavoro all’informazione, dalle relazioni amorose fino alla violenza dei maschi, le nostre blogger cercheranno di darvi degli strumenti di lettura e di intervento, perché il gap tra i generi venga pian piano sanato. Per farlo vi racconteranno anche qualche storia positiva, di rinascita dopo il momento più duro.

Non possiamo non citare anche le donne ucraine, che in questi giorni abbiamo visto resistere imbracciando delle armi, mettere in salvo i loro figli, dividersi da quelli rimasti a combattere. Eliana Cocca parlerà di un tema solo apparentemente collaterale: il diritto all’aborto durante la guerra.

Qui un rapido sommario dei post che vi proponiamo di leggere oggi e su cui aspettiamo i vostri feedback. Buona lettura e buon 8 marzo!

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Gli attivisti di The One campaign focalizzano il discorso sui danni della pandemia sull’occupazione femminile: “I dati parlano chiaro: a causa della disparità di genere perdiamo una ricchezza di 160,2 migliaia di miliardi di dollari in capitale umano. Se questo numero può dirci poco, basta pensare che rappresenta il doppio del Pil globale”. Un divario che si allarga se si parla delle zone meno ricche del mondo, quelle dell’Africa subsahariana: “In pochi anni potrebbero aumentare a dismisura fenomeni come le spose bambine (aumento stimato di 13 milioni) e le mutilazioni genitali femminili (due milioni)”.

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Sulla marginalità femminile nel mercato del lavoro, Barbara Martini su lavoce.info scrive: “Una maggiore inclusione delle donne rappresenta una ricchezza e un valore che ricade sull’intera collettività. Per valorizzare questo potenziale occorre uno sforzo sinergico, che coinvolga tutte le dimensioni del problema, dalle politiche agli aspetti socio-culturali”.

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Di una storia positiva parla Nadia Somma, quella cioè di una chef stellata, Viviana Varese, che ha aperto una pasticceria a Milano per offrire lavoro a donne che escono da situazioni di violenza: il sostegno alle vittime, infatti, passa anche dalla creazione di posti di lavoro e dall’autonomia economica delle donne.

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Riguardo alla violenza contro le donne, interviene anche la professoressa Daniela Mainenti che commenta le ultime modifiche alla normativa vigente a proposito di “vigilanza dinamica” sugli autori degli abusi. “Il ddl – scrive – contiene il richiamo alla figura dell’“imputato” anziché a quella dell’“indagato”. Ciò dovrebbe essere corretto, e anche con urgenza, nella stesura del testo di legge definitivo, pena altrimenti l’inapplicabilità della norma in fase di indagini preliminari quando più importante e serio è il pericolo per la donna”.

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Elisabetta Ambrosi torna su uno dei suoi temi preferiti: l’informazione italiana, dominata salvo rare eccezioni da opinionisti, direttori, esperti maschi. “Certo, qualcosa sta cambiando – scrive Ambrosi – ad esempio in Rai due direttori di Tg sono donne e per fortuna, anche perché il maschilismo in Rai sarebbe cosa ben più grave, visto che si tratta di servizio pubblico e non di privati. E tuttavia, se uno vuole farsi un’opinione sui temi dell’attualità deve sorbirsi per forza le stesse facce”.

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Chiara Rapaccini ne “Il truffatore di Tinder” ritrova stereotipi e relazioni tra generi un tantino vecchio stile: “Siamo ancora qui. Noi donne siamo ancora preda del mito millenario del principe buono e protettivo che piaccia alla mamma-nonna”.

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E infine veniamo alla guerra che azzera tutti i diritti, compresi quelli sul proprio corpo. Eliana Cocca racconta come sia diventato praticamente impossibile accedere all’interruzione volontaria di gravidanza nell’Ucraina sotto assedio: “L’accesso all’ivg è stato compromesso dal conflitto, dando vita a due scenari ugualmente preoccupanti: gravidanze forzate o aborti clandestini”. Un problema che impatta anche sulle donne polacche, che dopo la stretta contro l’aborto legale in massa si recavano negli ospedali ucraini.

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Conclude Stefania Ascari, deputata 5stelle, prima firmataria del codice rosso antiviolenza: “Le guerre portano sofferenza, morte e distruzione. Annullano le conquiste ottenute in tema di diritti umani e intensificano le disuguaglianze sociali e di genere. Per questo è necessario ricordare, in questo 8 marzo, che le donne non possono essere ignorate e a tutte devono essere riconosciuti diritti fondamentali”.

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