Calmierare le bollette utilizzando i proventi di una tassazione temporanea degli extra profitti registrati dalle compagnie energetiche (non solo, come ha fatto l’Italia, quelli dei produttori da rinnovabili). Diversificare aumentando le importazioni di gas naturale liquefatto, per esempio da Usa e Qatar. Assicurare una corsia preferenziale ai nuovi progetti di generazione di energia da rinnovabili e incentivare l’installazione di pannelli sui tetti. Sono i punti in comune di tutti i piani che in questi giorni agenzie internazionali e analisti stanno mettendo sul tavolo con un unico obiettivo: ridurre in tempi rapidi la dipendenza della Ue dal gas russo. La settimana prossima la Commissione europea presenterà il suo “energy compact” e le bozze, oltre a prevedere ammorbidimenti sugli aiuti di Stato alle aziende energivore, comprendono tutte queste proposte. Anche se, rispetto all’affondo sugli extraprofitti, si avverte che non vanno le rendite che senza interventi verrebbero comunque reinvestite nelle energie pulite. L’Agenzia internazionale per l’energia invita a sua volta a mettere nel mirino i circa 200 miliardi di “profitti inattesi” del comparto energetico europeo legati alle attuali condizioni di mercato. Ma il suo piano in 10 punti per ridurre di oltre un terzo il fabbisogno di import dalla Russia (155 miliardi di metri cubi nel 2021) prevede qualche sacrificio anche per i cittadini, che dovrebbero abbassare la temperatura del termostato di un grado rispetto all’attuale media europea, che è di 22.

Il pacchetto della Commissione: dagli stoccaggi ai sussidi per i fertilizzanti – Il pacchetto energia della Commissione era atteso per il 2 marzo, ma è stato aggiornato dopo l’invasione russa. Secondo il documento la Commissione potrebbe richiedere ai paesi membri di raggiungere un livello minimo di stoccaggio entro il 30 settembre: “L’80% entro il 30 settembre di quest’anno”, si legge nel testo. Tra le dieci azioni indicate dal documento ci sono iniziative legislative future per facilitare gli stoccaggi e misure per aumentare entro l’estate gli investimenti in fotovoltaico, idrogeno e biogas. “E’ un investimento strategico, perché meno dipendenza dalla Russia significa anche meno soldi per il bottino di guerra del Cremlino”, ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen martedì dopo aver parlato con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Per il biogas viene fissato un target di produzione di 35 miliardi di metri cubi l’anno da finanziare soprattutto con la Politica agricola comune. In più sono previsti emendamenti alle linee guida degli aiuti di Stato per le industrie ad alta intensità energetica e una revisione delle regole sugli aiuti al settore primario per consentire sussidi per fertilizzanti alternativi, visto che il prezzo di quelli convenzionali – fortemente dipendente dal gas – è aumentato del 142% in un anno con forti impatti sui costi dei prodotti alimentari.

L’Agenzia per l’energia: sostituire le caldaie e abbassare il termostato – Altri consigli arrivano dall’Agenzia internazionale per l’energia, il cui piano per ridurre l’import dalla Russia – 155 miliardi di metri cubi nel 2021 – prevede lo stop a nuovi contratti sul gas con la Russia, la massimizzazione di forniture di gas da altre fonti (potenziando i terminali di ricezione del gas naturale liquefatto) e un’accelerazione su eolico e fotovoltaico oltre a un migliore sfruttamento delle fonti energetiche a basse emissioni già esistenti, come nucleare e rinnovabili, e all’aumento dell’efficienza energetica di case e imprese. Tra le altre misure viene proposta l’introduzione di obblighi minimi di stoccaggio del gas per migliorare la resilienza del sistema gas entro il prossimo inverno e la sostituzione delle caldaie a gas. Oltre all’abbassamento della temperatura del termostato di un grado, che da solo potrebbe avere un effetto sulla riduzione del consumo di gas di circa 10 miliardi di metri cubi. Infine c’è l’adozione di misure fiscali a breve termine sui profitti, “già adottate in Italia e Romania”, ricorda l’Aie. Ma Roma applica il balzello solo sui produttori da rinnovabili.

Ecco: con risparmi e rinnovabili l’import si dimezza – Un’analisi di Ecco, think tank italiano per il clima, si concentra sulle misure di risparmio, che avrebbero un effetto immediato a differenza dell’adozione di nuove tecnologie. La ricetta comprende un mix di interventi di risparmio di calore ed elettricità, efficientamento energetico e rilancio delle rinnovabili per sostituire il 50% delle importazioni di gas russo entro il prossimo inverno e ridurre la spesa nazionale di 14,5 miliardi di euro. Fra le misure suggerite ci sono risparmio sul riscaldamento, efficienza energetica e sostituzione delle caldaie a gas con pompe di calore, risparmio nel settore elettrico attraverso una campagna di sensibilizzazione, sviluppo di fonti rinnovabili in rete, di impianti fotovoltaici sugli edifici, di rinnovabili nel settore industriale dove si può risparmiare aumentando l’efficienza energetica attraverso il Pnrr e riduzione del consumo di gas nei trasporti. L’aumento di gas nazionale prefigurato dal governo, al contrario, non rappresenta una soluzione né impattante né sostenibile, secondo Ecco, che osserva come “l’incremento di meno di 2 miliardi di metri cubi all’anno, previsto dal piano del Governo, corrisponde al 6% delle importazioni di gas russo. Inoltre, ha costi di estrazione molto più elevati e richiede un ingente intervento fiscale a carico di tutti per calmierare i prezzi. Oltre ad essere “in netta contraddizione con gli impegni internazionali presi dell’Italia nel G20 e alla Cop26 nel 2021″.

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