“Siamo pronti ad accogliere nelle nostre aule bambini e ragazzi ucraini costretti a lasciare il loro Paese a causa della guerra”. Ad aprire le scuole ai profughi che stanno arrivando anche in Italia è il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi che durante il Consiglio dei ministri di ieri ha voluto dimostrare la solidarietà del mondo dell’educazione nei confronti delle vittime della guerra. Una dichiarazione, quella dell’esponente del governo, che si è fatta subito corale. Molti presidi hanno infatti già dato ai prefetti la disponibilità ad accogliere i bambini e le bambine in arrivo dall’Ucraina.

Intanto, la ministra dell’Università e della ricerca Maria Cristina Messa proprio nella riunione da palazzo Chigi ha istituito un apposito fondo da 500mila euro per finanziare misure di sostegno per studenti, ricercatori e docenti ucraini affinché possano svolgere le proprie attività negli atenei e nelle istituzioni per l’alta formazione artistica, musicale e coreutica ed enti di ricerca italiani. Gli strumenti che potranno essere attivati sono di varia natura: per gli studenti, in particolare, sono previsti tutti i mezzi per garantire loro il diritto allo studio, partendo dalle borse di studio e dagli alloggi. La misura, contenuta nel Decreto-Legge approvato in Consiglio dei ministri riguarda sia studenti, ricercatori e professori già presenti in Italia sia coloro che dovessero giungere nel nostro Paese e avere bisogno di accoglienza. “Oltre a esprimere, con fermezza, la nostra condanna a ogni forma di violazione dei diritti umani e manifestare assoluta solidarietà all’Ucraina, vogliamo aiutare con azioni concrete. L’istituzione di questo fondo è una prima misura, alla quale seguiranno altre, con cui interverremo per sostenere la comunità scientifica ucraina, ed accogliere gli studenti, ricercatori e docenti ucraini che vorranno proseguire i loro percorsi di studio e di ricerca nel nostro Paese”, ha dichiarato il ministro dell’Università e della Ricerca.

Si unisce alla ministra Messa lo Iulm, che ieri ha approvato in Consiglio d’amministrazione alcuni provvedimenti: saranno riviste e ridotte in modo cospicuo o azzerate le rette dei diciotto studenti ucraini iscritti e saranno aperte borse di studio a copertura totale per i giovani in arrivo. Anche l’Università degli Studi di Perugia e l’Agenzia regionale per il diritto allo studio e la Regione Umbria hanno stipulato un accordo per ospitare studenti in fuga dall’Ucraina.

Anche le scuole si mobilitano: tantissimi istituti scolastici in questi giorni hanno esposto alle loro finestre e ai cancelli bandiere e messaggi di pace. La dirigente dell’istituto comprensivo “Valente” di Roma, Rosamaria Ninotta Lauricella, ha comunicato al prefetto di essere disponibile a ospitare a scuola un gruppo di alunni ucraini per permettere loro di “ricreare una normalità e ritrovare la propria identità di gruppo”. Il ministero ha inoltre inviato una circolare nelle scuole italiane per chiedere ai docenti di riflettere con i ragazzi sull’articolo undici della Costituzione, che invita alla pace fra i popoli. “In questi giorni studentesse e studenti di tutte le età – ha precisato l’inquilino di viale Trastevere – stanno cercando risposte alle domande sul conflitto in corso affrontando il tema insieme ai loro compagni e ai loro insegnanti. La nostra scuola ha una grande tradizione di inclusione della quale dobbiamo essere orgogliosi”.

Sulla questione si è levata anche la voce di Carla Garlatti, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza: “I bambini e i ragazzi che stanno arrivando nel nostro paese in fuga dal conflitto tra Russia e Ucraina hanno diritto a continuare ad andare a scuola, a ricevere cure, a stare con i loro genitori o familiari e a essere inseriti nella società italiana. È fondamentale che le iniziative del Governo e dei comuni assicurino la piena tutela dei diritti riconosciuti dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”. La Garante ha chiesto informazioni ai ministri dell’Interno, della Salute, degli Esteri, della Famiglia e al presidente dell’Anci sui sistemi di accoglienza e protezione che si stanno attivando in Italia. Inoltre è essenziale conoscere quali strumenti di regolarizzazione del soggiorno saranno utilizzati.

Sostieni ilfattoquotidiano.it:
portiamo avanti insieme le battaglie in cui crediamo!

Sostenere ilfattoquotidiano.it significa permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti.

Ma anche essere parte attiva di una comunità con idee, testimonianze e partecipazione. Sostienici ora.


Grazie Peter Gomez

Sostienici ora Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Aerazione a scuola, perché le linee guida sollecitate dalla Camera possono sbloccare gli impianti. Il comitato: “Finora fatto poco o nulla”

next
Articolo Successivo

La Bicocca cancella il corso di Paolo Nori su Dostoevskij, lo scrittore in una diretta social: “Ridicolo”. L’università fa dietrofront

next