Il via libera di Bruxelles alla candidatura dell’Ucraina come paese membro dell’Ue ha spinto il Kosovo – che non fa parte dell’Onu, né di Nato e Ue – a chiedere di entrare nell’Alleanza Atlantica. “Alla luce della situazione in Ucraina, è arrivato il momento che il Kosovo entri nella Nato” ha affermato la presidente kosovara Vjosa Osmani durante una conferenza stampa congiunta ad Ankara con l’omologo turco Recep Tayyip Erdogan trasmessa dalla Tv di Stato turca Trt. Osmani ha lanciato un appello al presidente turco per aiutare il Paese ad entrare nell’Alleanza Atlantica. “La Turchia non ha problemi a riguardo” ha affermato Erdogan rispetto alla possibilità di avere il Kosovo all’interno della Nato. “Siamo stati il secondo Paese al mondo a riconoscere il Kosovo e ancora abbiamo colloqui in corso con alcuni Paesi per convincerli a riconoscere il Kosovo” ha detto il presidente turco.

Per la presidente del Kosovo Vjosa Osmani, la crisi e il conflitto in Ucraina potrebbero estendersi alla regione balcanica, e per questo è importante che la Nato acceleri il processo di adesione all’Alleanza in primo luogo di Kosovo e Bosnia-Erzegovina. In dichiarazioni alla tv turca TRT World, riprese dalla stampa a Belgrado, Osmani ha detto che l’Ucraina è oggi la prima linea nella difesa della democrazia, mentre i Paesi dei Balcani occidentali, in particolare Kosovo, Bosnia-Erzegovina, Montenegro ma anche Albania e Macedonia del Nord, sono la seconda linea del fronte. Alla constatazione dell’intervistatore secondo cui la Serbia è l’unico Paese d’Europa, oltre alla Bielorussia, a non aver aderito alle sanzioni della Ue contro la Russia, Osmani ha affermato che la Serbia ha dimostrato con chiarezza di voler stare con la Russia e con la “propaganda russa”. Lo stesso presidente Aleksandar Vucic, ha aggiunto, “sia per carattere che per intenzioni è uguale a Putin”. L’Unione europea, ha detto la presidente del Kosovo, deve essere chiara nelle cose che dice e nei messaggi che invia a Belgrado, impedendole di stare contemporaneamente su due sedie.

Intanto il Kosovo ospiterà 20 giornalisti ucraini costretti a fuggire dopo l’intervento militare russo. Come ha reso noto il governo oggi a Pristina, ai giornalisti sarà garantito un alloggio per un periodo di sei mesi, e la priorità sarà data alle giornaliste che saranno selezionate dalla Federazione europea dei giornalisti (Efj) e dal Centro europeo per la libertà di stampa e dei media (Ecpmf). Il governo stanzierà inizialmente 150mila euro per coprire le spese, gli stipendi e l’affitto degli uffici, per un periodo fino a sei mesi, consentendo ai reporter di lavorare da remoto. Non è stato precisato quando i giornalisti ucraini arriveranno in Kosovo, Paese autoproclamatosi indipendente dalla Serbia nel 2008. Pristina si è comunque unita ai Paesi occidentali nell’imporre sanzioni alla Russia. L’Ucraina non riconosce l’indipendenza del Kosovo, ma ha 40 militari che servono nella Kfor, la Forza Nato di stanza in Kosovo dalla fine della guerra nel 1999.

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