“All’inizio ero spaventata, in fondo sono stata una studentessa fino a pochi anni fa. Avevo paura che gli altri insegnanti mi avrebbero giudicata e guardata dall’alto in basso e che i ragazzi non mi avrebbero rispettata visto lo scarso divario di età… Poi, una volta rotto il ghiaccio, mi sono resa conto che le mie paure erano tutte infondate”. Sofia Venturi, una 25enne di Rocca San Casciano, in provincia di Forlì-Cesena, ha raccontato quel che le sta accadendo a Il Resto del Carlino. Ha iniziato a insegnare al Liceo artistico e musicale statale Canova di Forlì in una prima, una seconda e una terza. Sofia Venturi insegna matematica, ancora prima di aver conseguito la laurea magistrale in Matematica all’Università di Padova.

Sta lavorando alla tesi, in didattica della matematica. “Avevo mandato la mia messa a disposizione, ma non pensavo che mi avrebbero chiamato, invece sono stata convocata e ho preso servizio lo scorso 4 ottobre”, ha raccontato. Possibile? Possibilissimo, invece! Le classi di concorso afferenti a matematica sono da anni tra le più sguarnite, sia alle medie che alle superiori. Per questo motivo si attinge dove si può, soprattutto in corso d’anno, quando i “supplenti storici”, insomma quelli di lungo corso, hanno preso servizio.

Una stortura della scuola italiana, una delle tante, sfortunatamente. Da una parte l’àmbito scientifico con pochi docenti, in ogni caso evidentemente insufficienti alle richieste, come dimostra la vicenda di Sofia Venturi. Dall’altra l’ambito letterario, che invece ne ha troppi, un surplus che costringe molti precari con meno esperienza e quindi con minor punteggi nelle graduatorie ad attese anche lunghe.

Lo scorso ottobre, al Convegno di Confindustria su coesione territoriale e cambiamenti strutturali e strategici per la convergenza economica a Napoli, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha lamentato la carenza in Italia di insegnanti di matematica. Le cattedre vuote sarebbero migliaia, come nel passato neppure tanto recente. Nel 2017 l’allora ministra Valeria Fedeli segnalò la carenza di docenti per quattromila cattedre di matematica nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, soprattutto nelle scuole del Nord. Nell’ultimo concorso Stem si è registrato un gran numero di bocciati, circostanza che non ha permesso di reclutare neppure gli insegnanti necessari, in particolare quelli di matematica.

Le cause di questa situazione? Facile! L’insegnamento è sempre meno “attraente”. Sia dal punto di vista sociale che economico, soprattutto per i laureati in matematica, che possono trovare occupazioni più soddisfacenti in aziende, nel settore bancario e in quello economico. Non c’è soluzione. Almeno fino a quando un qualche governo deciderà di passare dalle parole alle misure concrete, restituendo dignità al corpo docente, riconoscendogli il lavoro svolto non solo in classe, sempre di più.

La professoressa Venturi confessa di aver preso coscienza solo da poco tempo dell’impegno che l’insegnamento richiede. “Pensavo che sarebbe stato più semplice. In realtà mi sono resa conto che gli insegnanti non lavorano solo la mattina”, ha spiegato. Aggiungendo che “la scuola è un mondo che richiede davvero tante attenzioni e tanta cura anche nel rapporto con i ragazzi che va ben oltre le ore di lezione. Per ora mi concentro molto sul lavoro, ritagliando sempre del tempo per l’università”.

Sofia Venturi ha conosciuto una realtà che non conosceva, direttamente, sperimentando che “gli insegnanti non lavorano solo la mattina”. In fondo, a fare la differenza, è molte volte ancora l’esperienza diretta. “Il sentito dire” non è propriamente la stessa cosa, non soltanto in questa questione. Possibile che il ministro Bianchi non riesca proprio a capirlo?

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