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La Regina Elisabetta festeggia il Giubileo di Platino: 70 anni sul trono. Nessuno come lei dai tempi di Luigi XIV

La sovrana quasi 96enne ha diffuso un messaggio in cui ha voluto rinnovare il 'patto' con i sudditi, indirizzato al Regno Unito, ai Paesi del Commonwealth e al mondo. Ha parlato anche del futuro: "Quando, a tempo debito, mio figlio Carlo diventerà re, so che darete a lui e a sua moglie Camilla lo stesso sostegno che avete dato a me"

di F. Q.

Sette decenni sul trono. Un record che non si superava dai tempi di Luigi XIV di Francia, il Re Sole. Il primo monarca dell’Europa moderna a superarlo è Elisabetta II, la sovrana più longeva che le isole britanniche abbiano mai avuto. Sabato 5 febbraio ha voluto rinnovare il suo ‘patto’ con i sudditi, lasciando però trapelare uno sguardo sul dopo (a quasi 96 anni di età): “Quando, a tempo debito, mio figlio Carlo diventerà re”, ha scritto Sua Maestà a chiare lettere, “so che darete a lui e a sua moglie Camilla lo stesso sostegno che avete dato a me. Ed è mio sincero desiderio che, quando quel momento arriverà, Camilla sia riconosciuta come Regina Consorte mentre continuerà nel suo servizio leale” alla monarchia. Un gesto che rappresenta la testimonianza scritta della piena benedizione della matriarca di casa Windsor alla concessione da parte del figlio di un titolo storicamente dovuto alle consorti donne dei sovrani, ma che sino ad oggi si riteneva Carlo potesse avere qualche difficoltà ad accordarle (al posto dell’etichetta meno impegnativa di ‘Principessa Consorte’) in quanto ex rivale della popolare e compianta lady Diana.

Il testo della Regina era indirizzato al Regno Unito, ai Paesi del Commonwealth e al mondo per l’anniversario che segna l’inizio del Giubileo di Platino, a 70 anni esatti da quel 6 febbraio 1952 in cui una Elisabetta salì 25enne al trono nel giorno della morte prematura di re Giorgio VI suo padre. Era corredato da una conferma solenne “dell’impegno di servire” il popolo britannico “per tutta la vita” assunto fin dal lontano 1947, ancora in veste di principessa.

Il principe di Galles – unico componente in vita della famiglia reale citato insieme a Camilla nel messaggio di ieri di Elisabetta, accanto al ricordo del padre defunto e di quello dell’amato principe consorte Filippo, scomparso quasi centenario nel 2021 – è arrivata nell’unico intervento celebrativo diffuso dal palazzo, in cui l’erede ha ribadito la propria fedeltà alla madre e la volontà di “seguirne l’esempio negli anni a venire”. Mentre si è detto “conscio dell’onore” riservato da “Sua Maestà” a lui e a Camilla, non senza riferirsi a quest’ultima come alla sua “diletta moglie”, “un pilastro” d’appoggio nel proprio impegno a “servire e sostenere la regina, il popolo e le nostre comunità”.

Il tutto sullo sfondo di un anniversario destinato a toccare il clou con le grandi celebrazioni pubbliche pianificate per giugno, dopo la commemorazione “privata” odierna – legata inevitabilmente anche al ricordo della morte di re Giorgio – e all’indomani del primo ricevimento ufficiale di una certa dimensione affrontato da Elisabetta II fin dal breve ricovero in ospedale dell’ottobre scorso e dal lungo periodo di riposo o d’impegni limitati impostole dai medici in questi mesi. Un anniversario salutato dagli omaggi di sudditi e ammiratori, oltre che dal tributo unanime dell’attuale primo ministro conservatore Boris Johnson, dei suoi ultimi predecessori, del capo dell’opposizione laburista Keir Starmer. E che la stessa sovrana ha invitato a onorare all’insegna “dell’unità” e della fiducia, dopo i recenti “tempi difficili” affrontati “da tanti di noi”. Tempi travagliati collettivamente dall’emergenza Covid, nel Regno come nel mondo; e personalmente anche per la sovrana a causa dei traumi per la perdita del marito Filippo e per lo strappo dalla Royal Family del nipote Harry con la moglie Meghan. Ma c’è anche quello, più grave, del sospetto coinvolgimento del suo terzogenito Andrea nello scandalo sessuale Epstein negli Usa. Senza dimenticare la crisi del cosiddetto Partygate che giusto in queste settimane minaccia a Londra il governo di Boris Johnson: 14esimo primo ministro di un regno epocale iniziato quando a Downing Street sedeva un certo Winston Churchill, in Vaticano regnava papa Pio XII, alla Casa Bianca c’era Truman (subentrato a Roosevelt e pronto a passare il potere ad Eisenhower), in Italia Alcide De Gasperi era presidente del Consiglio e Luigi Einaudi al Quirinale; mentre fra i leader del mondo spiccavano ancora figure come Stalin, Mao, Ben Gurion o il generale De Gaulle.

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