Il sito definisce l’esperienza in molti modi diversi. Unica, immersiva, autentica, reale, appassionata. Per trovare il termine più interessante, però, bisogna scendere di qualche riga. In un riquadro nero si legge: “Once in a lifetime trips“. Ossia viaggi che capitano una sola volta nella vita. Sembra un’esagerazione, invece è vero. Perché a offrire il servizio è la Looking FC, la nuova agenzia di viaggi fondata da sua maestà Eric Cantona, ex re di Old Trafford e attualmente tante cose e tutte insieme. La sua ultima idea è piuttosto semplice: trasformare i tifosi in clienti. E poi offrire loro un’escursione di quattro giorni all’inseguimento delle orme che il pallone lascia nelle città più importanti del mondo. Arte, architettura, street culture, tifo, tattica, stadi, cibo e vini tipici. Tutto agitato e non mescolato. Tutto secondo un fitto calendario precompilato mesi prima della partenza. È l’elevamento a potenza di quella massima di José Mourinho che dice “Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio”, una frase che a forza di venire ripetuta ha perso buona parte della sua carica, fino a trasformarsi in uno status da social network, in un pensiero da cioccolatino.

Le mete sono tante. Ci sono Buenos Aires e Casablanca. Ma soprattutto Milano, Parigi, Lisbona, Barcellona, Manchester, Madrid e Liverpool. Metropoli che ospitano alcuni dei club più importanti del pianeta. Ma che sono anche tenute insieme dallo stesso filo rosso. Tutte tifoserie calde (qualunque cosa voglia dire). Tutte città che vantano un lato glamour, che sono diventate simbolo della globalizzazione, terreno di conquista dei grandi marchi internazionali. “I viaggi della Looking FC mirano a cambiare, migliorare e aprire le menti. Hanno un impatto positivo sulle comunità e gli ecosistemi che visitano, creando opportunità di dialogo e il potenziale di un mondo più inclusivo e compassionevole”, assicura il manifesto dell’agenzia. Un tentativo di cancellare l’aforisma di Ennio Flaiano che dice che “se i popoli si conoscessero meglio, si odierebbero di più”. Per portare a termine la propria missione la Looking FC ha pensato di puntare tutto sul radicamento territoriale. Si potrà bere un bicchiere nei pub e nei bar che nel corso degli anni si sono trasformati nel punto di ritrovo dei tifosi prima della partita. Oppure visitare le viscere dello stadio prima di prendere posto in quei settori che un tempo erano l’habitat naturale dei gruppi ultras. L’effetto è quello di un gigantesco safari, una passeggiata in uno zoo dove i turisti possono osservare da vicino i tifosi, specie sempre più in via di estinzione, scoprirne le sembianze, il vestiario, le abitudini, il lessico e i rituali. Una messa laica annacquata fino a diventare spettacolo teatrale interattivo.

La prima partenza è prevista per domenica 6 marzo. Si vola a Liverpool, per il match degli ottavi di finale di Champions League contro l’Inter. L’esperienza si compone di quattro tappe. Il primo giorno è piuttosto leggero. Ci si incontra, ci si saluta, poi ci si sposta ad Anfield. Il viaggio promette possibilità infinite: “Corri su per il tunnel, tocca il cartello “This Is Anfield” e guarda il sacro manto erboso”. Poi la sera è prevista una cena al Philharmonic Dining Rooms prima del ritorno all’Hope Street Hotel. Niente di particolarmente elaborato. Niente che non si possa fare in piena autonomia. Il lunedì è dedicato alla scoperta della passione. Così ecco il workshop sui canti del Liverpool, la passeggiata lungo le strade simbolo del club, i racconti marinari. Fino a quando non ci si ferma in un “famoso ristorante locale” per ricaricare le pile. Il giorno della partita viene ammantato da un’atmosfera solenne. Visita al quartiere di Anfield e a un ente di beneficienza alimentare locale, tappa da Taggy’s in tempo per unirsi ai cori dei tifosi prima del match, partita allo stadio e “debriefing” in un pub al fischio finale. Il giorno dopo, ognuno a casa sua. Ogni città offre occasioni uniche. Il viaggio alla scoperta dei murales di Messi e Mbappé a Parigi, le tapas e il bicchiere di vermut a Los Chanquetes di Madrid (con la cena al ristorante di Sanchis, ex giocatore del Real), la masterclass con lo stand-up comedian Alex Boardman a Manchester, il “panino con la salamella” insieme ai tifosi dell’Inter a Milano.

“Per anni ho avuto la possibilità di girare il mondo grazie al calcio – dice Cantona in un video pubblicitario – e ora con questa nuova realtà voglio offrire la stessa opportunità a tutti, creando dei viaggi che permettano di visitare gli stadi più caldi del mondo, con anima e carisma”. Un’idea nobile. Se non fosse per un piccolo dettaglio. Il costo per una gita in occasione di una partita di Champions è di 2620 euro. Senza volo. Con un surplus di minimo 300 euro per una stanza singola. E la presenza di Cantona non è specificata al momento dell’acquisto dei biglietti. È un prodotto plastificato, un viaggio per ricchi annoiati che offre l’illusione di toccare con mano la passione per uno sport un tempo popolare. Ma è anche un’operazione che racconta alla perfezione tutte le contraddizioni di Eric Cantona, l’uomo che si era fatto dirigere da Kean Loach (infatti Looking FC richiama direttamente il nome del film Looking for Eric, uscito in Italia con il titolo “Il mio amico Eric”) e che flirta con la borghesia, il capopopolo che aveva progettato la rivoluzione esortando i francesi a prelevare i soldi dalle banche ma che poi non lo aveva fatto, il campione che aveva annunciato di voler attraversare lo Stretto della Manica a nuoto, ma solo per la pubblicità di una birra, la star che aveva chiesto rispetto per i tifosi ma che aveva definito come idioti gli spettatori che non erano andati a vedere uno dei suoi primi spettacoli teatrali. Una contraddizione continua che ha conferito a Cantona un’aurea da santone, che lo ha staccato dalla dimensione terrena per proiettarlo in quella del mito. Solo che anche la straordinarietà, quando diventa prodotto seriale, diluisce nella banalità.

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