Entrerà in carica solo l’ 11 marzo, ma comincerà a lavorare già nei prossimi giorni il nuovo governo formato dal neo-presidente Gabriel Boric in Cile. È stato annunciato con una cerimonia sobria, ma inedita, nel parco Quinta Normal a Santiago, all’aperto causa pandemia. Boric ha voluto accelerare i tempi, anche se alcuni dei nominati ministri non sono potuti venire causa Covid o vacanze (estive). I numeri danno una prima idea delle scelte compiute e del tipo di innovazione ed equilibrio che Boric ha ritenuto necessario. Su 24 ministri 14 sono donne. Record americano, o forse mondiale. Ai vertici politici della squadra di governo ci sono i suoi coetanei – poco meno che 35enni- ovvero il cerchio magico: Izkia Siches agli Interni, Giorgio Jackson (Segretario generale, rapporti col Parlamento) e Camila Vallejo in qualità di Portavoce, che in Cile è un incarico ministeriale. Ma l’età media del governo è assai più alta, 49 anni, perché, come promesso, Boric ha coinvolto anche esponenti di generazioni più mature, e della coalizione di centro-sinistra, la ex Concertacion che aveva prevalentemente governato il Cile dagli anni ’90.

Poco più di un terzo dei ministri fa parte della sua coalizione Apruebo Dignidad (Comunisti e Frente Amplio) quasi un terzo sono della ex Concertacion ( socialisti e partiti minori, ma non DC) e un terzo indipendenti. Tutte le scelte sono state fatte incrociando criteri politici, tecnici e di ” diversità”. Alcune hanno assunto un carattere emblematico, forse anche al di là delle intenzioni. È il caso di Maya Fernandez Allende che diventa ministra della Difesa. Ha fatto il giro dei social nel mondo l’immagine di lei bimba nelle braccia del nonno Salvador Allende.

Per la verità non si tratta di una novità assoluta. Già Michelle Bachelet era stata prima donna (e socialista) al ministero della Difesa, figlia di un generale progressista morto in seguito alle torture della dittatura pinochetista. Per la precisione: Allende non fu ucciso ma si suicidò l’ 11 settembre del 1973. Ma il legame vivente che Maya Fernandez rappresenta con l’allendismo è una cifra simbolica importante del nuovo governo. Nel suo campo, lo è anche la scelta della ministra dello sport Alexandra Benado. Figlia di una militante del Mir (Lucia Vergara) caduta con le armi in pugno nel 1983, capitana della migliore squadra di football femminile del Cile e attivista Lgbt.

Dal punto di vista delle sfide programmatiche, invece, le scelte più pesanti fatte nella composizione del governo sono altre. Prima di tutto quella, imprevista fino a pochissimi giorni fa , del “Super Mario” locale che diventa ministro del Bilancio. Si tratta di Mario Marcel, economista che collabora con vari ruoli nei governi cileni da oltre venti anni e che dal 2016 è presidente del Banco Central. Nominato dalla presidente Bachelet, era stato pochi mesi fa confermato pochi mesi fa dal presidente Pinhera. Uomo per tutte le stagioni, la sua nomina ha rassicurato i mercati e definitivamente confermato che in campo fiscale ed economico Boric intende procedere, come dice lui, “passo a passo”. Sembra che la sua nomina abbia sorpreso negativamente il segretario del partito comunista, Guillermo Tellier, che ha dichiarato “Non lo conosco”. È stata la prima prova per la portavoce del governo Camila Vallejo, anche lei comunista ma giovane e sodale di Boric, che ha sdrammatizzato. “Vedremo di fargli prendere un cafecito insieme”. La sfida sarà comunque quella di conciliare le caratteristiche di establishment di Mario Marcel con il programma elettorale redistributivo. L’altra grande sfida è quella rappresentata dalla scelta inedita di affidare il Ministero degli Interni, la gestione dell’ordine pubblico a Izkia Siches. La giovane, già presidente dell’Ordine dei Medici, non dovrà solo affrontare le perenni scaramucce (o battaglie di strada) del venerdì tra manifestanti della sinistra radicale e carabineros, ma dossier che derivano da storie lunghe e tragiche: la riforma dei carabineros all’insegna dei diritti umani e la guerriglia mapuche nelle regioni dell’Araucania, dove di recente due agricoltori sono stati uccisi, in un quadro confuso tra ragioni politiche e di faide rurali.

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