Aumenta il numero di governatori, ma anche membri del governo e scienziati, che chiedono una revisione dei criteri con i quali vengono comunicati i dati riguardanti il coronavirus e delle norme da adottare in caso di positività o di contatti stretti. Agli appelli dei giorni scorsi, ai quali si sono aggiunte anche le parole del sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, sono seguite le dichiarazioni del ministro Roberto Speranza che ha annunciato un tavolo con le Regioni per analizzare tutte le richieste e valutare eventuali cambiamenti da apportare. Ma già da oggi altri presidenti di Regione tornano a chiedere modifiche al governo. Stefano Bonaccini, governatore emiliano, dopo aver introdotto l’autotesting per uscire dalla quarantena vuole che si abbandoni il sistema a colori, mentre Giovanni Toti, dalla Liguria, sostiene che ora ci si debba concentrare sui malati sintomatici.

“Credo sia giunto il tempo di discutere se abbia ancora senso il sistema a colori”, ha dichiarato Bonaccini aggiungendo che, per quanto riguarda la diffusione del report giornaliero, “le persone devono essere informate. Si potrebbe però aggiornare il bollettino con dati che fotografino meglio una situazione cambiata con la variante Omicron. Registriamo molti più contagi rispetto a un anno fa, ma meno decessi e ricoveri. Credo sia giusto, per esempio, scorporare dai ricoveri Covid quelli di pazienti che entrano in ospedale per altre patologie, che successivamente risultano positivi pur non avendo sintomi”. Il governatore emiliano punta il dito anche contro le regole sulla quarantena: “Quel che è certo è che vanno semplificate perché siano meglio comprese e soprattutto perché le persone che stanno bene possano uscire da isolamenti e quarantene nei tempi previsti. In Emilia-Romagna abbiamo cominciato a farlo in anticipo sul governo, pur nel rispetto delle regole. Da questa settimana spingeremo molto sull’autotesting, esperienza che avviamo per primi, in particolare per aprire e chiudere le fasi di isolamento delle persone completamente vaccinate con il semplice inserimento diretto dei dati nel Fascicolo sanitario elettronico”.

D’accordo sull’eliminazione del sistema a colori anche il governatore toscano, Eugenio Giani, anche perché è stato ideato “in una fase in cui il Covid si presentava in forma ben diversa, in cui il rapporto fra le persone che venivano contagiate e le persone che andavano a finire in un ospedale era uno a dieci”, ha detto intervenendo in diretta a Lady Radio. “In ospedale ci vanno la metà delle persone rispetto a quelle che ci andavano coi dati che avevamo prima, dunque anche il sistema dei colori deve essere cambiato”.

Simili le parole pronunciate da Toti in un’intervista a Republica, nella quale il governatore ligure sostiene che “è cambiato il Covid e bisogna cambiare sia gli strumenti con cui lo analizziamo e lo governiamo, sia ancora prima l’approccio. È l’ora di fare reset su una normativa che noi per primi abbiamo contribuito a creare in questi due anni, ma che è superata dalla realtà. Contiamo solo i malati sintomatici e basta con le zone a colori e i tamponi che imprigionano le persone a casa, anche se stanno bene o, peggio ancora, solo perché hanno contatti. Tutto quello che ci è servito in passato oggi non è più coerente con la realtà. Il tampone diventi uno strumento che, se ho la febbre, mi dice se ho l’influenza o il Covid. Ma se sono vaccinato e sto bene deve sparire dalla mia vita”.

Non è d’accordo, ad esempio, il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, secondo cui la distinzione tra malati e asintomatici è “una discussione di lana caprina che non ha un impatto reale sull’occupazione degli ospedali. Se il problema è il sistema delle regioni a colori allora eliminiamolo e ogni Regione si prenda la totale responsabilità della gestione. Dobbiamo però ricordare che la malattia Covid è multisistemica – ha aggiunto -, quindi definire lo status asintomatico è molto complesso, specialmente nei pazienti che hanno molte malattie. Se uno entra in ospedale da positivo asintomatico, la positività può far sì che contagi gli altri malati. Da un punto di vista pratico non capisco come possano essere gestiti questi pazienti asintomatici senza un aumento del personale e una diversa organizzazione degli ospedali”.

Alle richieste di allentamento delle restrizioni si unisce anche Francesco Vaia, direttore dell’Istituto per le Malattie Infettive Spallanzani di Roma, che in un’intervista a Libero spiega che “lo scenario è mutato, il mondo del lavoro e dei servizi è troppo sotto pressione a causa di regole su quarantena e isolamento non più giustificate dalla gravità del virus. Abbiamo tanto sponsorizzato i vaccini, valorizziamoli. Pertanto, per quanto riguarda l’isolamento dei contagiati, bisogna consentire ai vaccinati con terza dose o con seconda da meno di quattro mesi di uscire di casa dopo cinque giorni dall’insorgenza dei sintomi, se stanno bene, e senza necessità di negativizzarsi con un tampone. Per quanto riguarda i non vaccinati o i vaccinati da oltre 120 giorni, l’isolamento andrebbe ridotto dagli attuali dieci a cinque giorni”. Mentre per i negativi che vivono con dei positivi Vaia chiede “nessuna quarantena per chi è in terza dose o in seconda da quattro mesi. Come già previsto, escano di casa con la mascherina Ffp2, e dopo cinque giorni con quella normale. Per gli altri, riduzione della quarantena a cinque giorni, con la possibilità di interromperla se non ci sono sintomi e senza bisogno di sottoporsi a un tampone”.

Al fluire delle richieste ha risposto nella serata di domenica il ministro Speranza che, ospite a Controcorrente su Rete4, ha spiegato che “dovremo aprire un confronto con le Regioni e nelle prossime ore apriremo un tavolo tecnico per affrontare le questioni che hanno proposto”. Ma in “questa fase con tanti contagi la comunità scientifica ci dice che la persona contagiata deve stare in isolamento” e bisogna “restare con i piedi per terra” anche di fronte ai piccoli segnali di raffreddamento della curva. Mentre sui test fai-da-te per entrare e uscire dall’isolamento autorizzati dall’Emilia-Romagna, nonché sulla proposta di Nicola Zingaretti si eliminare il tampone al termine dell’isolamento di 5 giorni per i positivi vaccinati e asintomatici, il ministro ha sottolineato: “Valutazioni che dobbiamo lasciare alla comunità scientifica, per la quale io ho la massima fiducia, perché non sono valutazioni di natura politica. La nostra comunità scientifica ci sta dicendo che se una persona è positiva deve stare in isolamento perché può contagiare anche se è senza sintomi ed è giusto che al momento dell’uscita si possa fare una verifica attraverso un tampone”.

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