La pandemia sta cambiando e per questo anche “la comunicazione dei dati deve essere aggiornata”. Adesso lo sostiene anche il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, che, parlando a Rai Radio1, aggiunge anche che “la nuova fase dell’epidemia deve portarci entro breve a rivedere le regole soprattutto per la gestione degli ospedali“. E nel corso della giornata, intervenendo a Domenica In, è tornato a ribadire che una revisione “potrà essere fatta nei prossimi giorni, forse entro un paio di settimane, con una distinzione tra coloro che sono positivi al virus e i malati. Questo ce lo consente la variante che circola oggi”. Il punto, ha sottolineato, “è che ad oggi circolano sia la variante Omicron che la Delta e la Delta dà problemi. La maggioranza di coloro che sono in intensiva sono infatti in gran parte infettati dalla Delta e non vaccinati. Vanno in intensiva anche infettati da Omicron, ma è meno probabile”.

In serata è stato assai più prudente il ministro della Salute Roberto Speranza, che ospite di Controcorrente su Rete4 si è limitato a ricordare che “la vita della grande maggioranza degli italiani in questi mesi è stata senza grande limitazioni”. E, riguardo alle prossime settimane, ha solo spiegato che “dovremo aprire un confronto con le Regioni e nelle prossime ore apriremo un tavolo tecnico per affrontare le questioni che hanno proposto”. Ma in “questa fase con tanti contagi la comunità scientifica ci dice che la persona contagiata deve stare in isolamento” e bisogna “restare con i piedi per terra” anche di fronte ai piccoli segnali di raffreddamento della curva. Mentre sui test fai-da-te per entrare e uscire dall’isolamento autorizzati dall’Emilia-Romagna, nonché sulla proposta di Nicola Zingaretti si eliminare il tampone al termine dell’isolamento di 5 giorni per i positivi vaccinati e asintomatici, il ministro ha sottolineato: “Valutazioni che dobbiamo lasciare alla comunità scientifica, di cui io ho la massima fiducia, perché non sono valutazioni di natura politica. La nostra comunità scientifica ci sta dicendo che se una persona è positiva deve stare in isolamento perché può contagiare anche se è senza sintomi, ed è giusto che al momento dell’uscita si possa fare una verifica attraverso un tampone”.

Resta da capire quindi quanto le parole di Sileri siano condivise e possano portare a un cambio di strategia all’interno del governo, anche alla luce di un parere negativo sul punto espresso dal Comitato tecnico scientifico, ma il sottosegretario spiega che la sua posizione è dovuta soprattutto al fatto che “il progressivo emergere della variante Omicron sulla Delta ne sta cambiando (della pandemia, ndr) i connotati”. E per questo è necessario un aggiustamento delle strategie, anche comunicative. Questo perché, aggiunge, “il semplice dato del numero dei contagiati in sé è poco significativo in presenza di un virus diventato molto più contagioso ma meno aggressivo, soprattutto con i vaccinati. Altrettanto e forse più importante è sapere chi entra oggi in ospedale, qual è la sua età, quale il suo status vaccinale e le sue eventuali comorbidità. Queste informazioni possono aiutarci a far capire meglio a chi ancora esita a vaccinarsi che il Covid non è diventato un’influenza”.

Pur ribadendo che il Covid “non è diventato una ‘banale’ influenza e le sue conseguenze su chi non è immunizzato, anche se giovane e in buona salute, possono essere molto serie”, il cambio di visione auspicato da Sileri sembra virare verso una normalizzazione e una convivenza col virus. “La nuova fase dell’epidemia – ha concluso – deve portarci entro breve a rivedere le regole soprattutto per la gestione degli ospedali, da un lato recuperando spazi di relazioni umane tra i pazienti ed i loro parenti, dall’altro riprendendo a dare la giusta attenzione a tutte le patologie che l’emergenza Covid ci ha costretto a mettere in secondo piano. È un altro di quei passaggi che dovranno segnare il transito dalla pandemia all’endemia, dall’emergenza alla convivenza con il virus”.

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