“Relativamente alle odierne indiscrezioni di stampa si afferma che nessun atto formale è stato disposto al momento da parte del ministero della Salute”. Così l’ufficio stampa del dicastero guidato da Roberto Speranza smentisce di aver accolto con una circolare – come riportava in mattinata l’Ansa – il pressing delle Regioni per non far conteggiare più i positivi asintomatici tra i ricoverati dell’area medica Covid, in modo da allontanare lo spettro delle zone rosse. “Fermo restando quanto riconosciuto ieri dall’Istituto Superiore di Sanità – prosegue la nota – è ovviamente sempre aperta l’interlocuzione con le Regioni”. Quella riportata dall’agenzia di stampa, risulta da fonti ministeriali, è una bozza di lavoro che può ancora subire modifiche. L’ipotesi prevede che i pazienti ricoverati in ospedale per cause diverse dal Covid positivi ai test ma asintomatici, qualora assegnati in isolamento al reparto di afferenza della patologia, sarebbero stati conteggiati come “caso” Covid nel bollettino ma non tra i ricoveri dell’area medica, fermo restando il principio di separazione dei percorsi e di sicurezza dei pazienti.

Sul tema degli asintomatici è in programma una riunione del Comitato tecnico-scientifico, che dovrà fornire il proprio parere al governo. Le richieste delle Regioni sono variegate: si va dalla riduzione della quarantena per i contagiati vaccinati e senza sintomi fino all’esclusione tout court dal conteggio dei casi positivi. Giovedì l’Iss, nelle risposte a domande frequenti pubblicate sul proprio sito istituzionale ha precisato che la sorveglianza “deve contenere i positivi e non solo i casi con sintomatologia più indicativa di Covid-19 (sintomi respiratori, febbre elevata, alterazione gusto e olfatto)”, perché “la maggior parte delle infezioni, in particolare nei vaccinati, decorre in maniera asintomatica o con sintomi molto sfumati. Non sorvegliare questi casi limiterebbe la capacità di identificare le varianti, le loro caratteristiche e non potremmo conoscere lo stato clinico che consegue all’infezione nelle diverse popolazioni”. Inoltre, “non renderebbe possibile monitorare l’andamento della circolazione del virus nel tempo”.

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