Non siamo nella casa di cura per obesi di Silvano Baracchi e Alfio Tamburini. I due personaggi del film “7 chili in 7 giorni” interpretato nel 1986 da Renato Pozzetto e da Carlo Verdone. E nemmeno nella clinica dimagrante del sadico professor Birkermaier. Quella dove il ragionier Fantozzi, con il suo solito fare maldestro, ruba pomodorini palla di fuoco e polpettine. Rischiando punizioni terribili. Siamo negli Stati Uniti. E questa non è finzione scenica. Il protagonista è un big politico americano che tutti conoscono, Mike Pompeo.

Ammettiamolo, chiunque lo abbia visto in tv durante le conferenze stampa scagliarsi contro la Cina e l’Organizzazione mondiale della Sanità, o stringere la mano al leader nordcoreano Kim Jong-un, ha subito esclamato: “Ma quanto è sovrappeso, dovrebbe mettersi a dieta!”. Alla fine, conclusa l’esperienza di Segretario di Stato Usa nell’epoca Trump, Mike Pompeo lo ha fatto davvero. E ha perso ha perso 41 chili in sei mesi. La decisione di dimagrire a tutti i costi è arrivata così. “Sono salito sulla bilancia e ho visto che pesavo quasi 136 chili”. Era il giugno 2021. Sconfortato e forse anche sorpreso, ha detto alla moglie: “Susan, oggi è il giorno”.

Come ha fatto a perdere tanto peso senza morire di fame? Lui, che ormai nelle foto sembra un figurino, lo spiega così: “Ho cercato di fare esercizio per cinque, sei volte a settimana per circa una mezz’ora. Non avevo alcun trainer, nessun dietologo, ero solo io”. E poi si è tenuto alla larga dai carboidrati, pericolo numero uno per chiunque tenga alla sua silhouette. Naturalmente non è solo una questione di linea. Dietro a questa remise en forme si sussurra che potrebbe arrivare anche una decisione politica molto importante: candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti nel 2024 per i Repubblicani se Donald Trump decidesse di fare un passo indietro. Si sa: in campagna elettorale è buona regola presentarsi con un aspetto sano e vigoroso. Pompeo smentisce questa intenzione, ma la logica suggerisce che potrebbe essere davvero lui la carta di riserva del partito.

Nel frattempo Pompeo si cura anche per apparire più gradevole davanti alle telecamere. Il falco dell’amministrazione Trump, ex direttore della Cia, è diventato commentatore fisso sulla rete televisiva Fox News. Gli esperti però nutrono moti dubbi sul successo sorprendente del suo quasi-digiuno. Uno di loro ha commentato dalle pagine del Kansas City Star (che è il giornale dello Stato rappresentato da Pompeo al Congresso): “Una perdita di peso così importante in soli sei mesi non è credibile, soprattutto alla sua età”. L’istruttore di fitness Micah LaCerte incalza: “Faccio questo lavoro da 20 anni e non ho mai visto nulla del genere. Per un risultato del genere dovrebbe aver fatto davvero la fame”.

Mike Pompeo, che ha 58 anni, insiste: “Ho smesso di magiare carboidrati e faccio porzioni più piccole”. Ed è consapevole del rischio che si nasconde dietro ogni super dieta: “So che se dovessi tornare a quello che ho fatto negli ultimi sei, sette anni, allora anche il mio peso tornerebbe indietro”. Spiega anche com’è ingrassato così tanto nel passato e lo collega alla sua attività: “E’ iniziato tutto quando sono stato eletto al Congresso nel 2010. Da Segretario di Stato, poi, ero costretto a lunghi viaggi intercontinentali e orari di lavoro senza sosta”. Conseguenza? “Mi trovavo a mangiare hamburger, carboidrati e dolci ipercalorici”.

D’altronde, la fissazione per la forma da riconquistare è un trend tipico dei Repubblicani. L’ex governatore dell’Arkansas, il pastore battista Mike Huckabee, che si presentò alle primarie per le presidenziali Usa del 2008, sfasciò una sedia durante una riunione e decise per una drastica dieta. Scoprì anche di avere il diabete. Anche l’ex governatore del New Jersey Chris Christie mirava alla presidenza. Dimagrì moltissimo, ma ammise di essersi sottoposto ad un intervento di bypass gastrico.

Il problema del sovrappeso è particolarmente sentito negli Usa. Lo studio “The State of Obesity 2020” curato dalla Trust for American Health ha rivelato una percentuale di obesi negli Stati Uniti che ha toccato nel periodo 2017-2018 il 42,2 per cento, per la prima volta oltre la soglia del 40. Così è uno dei temi più popolari anche nelle opere di fantasia dei cartoon. Con Homer Simpson, la sua dieta “ingrassante” e i tentativi di dimagrire perennemente frustrati dalla mancanza di volontà. O come Stan di “American Dad”: quando i grassi insaturi vengono dichiarati illegali, non riesce a rinunciarci e si improvvisa contrabbandiere dei cibi che li contengono.

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