Tanto si parla di Ita-Alitalia quanto poco lo si fa di Air Italy, quella che una volta di chiamava Meridiana e che per anni è stata la compagnia “da e per” la Sardegna . Eppure anche qui i posti a rischio sono tanti, oltre 1.300, e per loro, con lo scoccare del nuovo anno, finirà la cassa integrazione e partiranno i licenziamenti. Lo scorso 9 dicembre l’Enac ha revocato le certificazioni alla compagnia, altro fattore che pregiudica ogni tentativo di salvataggio. In questi mesi nessuno dei lavoratori di Air Italy è stato assunto da Ita che ha attinto in larga parte agli ex dipendenti di Alitalia, pur sbandierando una discontinuità aziendale con la ex compagnia. Elemento cruciale per il benestare di Bruxelles ai sostegni pubblici alla nuova compagnia. Certo, Air Italy non è una società dello Stato, anzi, è una potenziale concorrente della compagnia pubblica.

Air Italy è controllata al 49% da Qatar Airways che non può superare il 50% perché altrimenti non sarebbe più considerata un vettore comunitario, ma è il socio forte. Il rimanente 51% fa capo al principe Aga Khan attraverso la holding AQA. Seppur compagnia privata il silenzio che avvolge l’intera vicenda sembra sproporzionato rispetto alla gravità della crisi. Esponenti sindacali parlano di tavoli convocati ma poi disertati dagli stessi rappresentanti del governo. Nella legge di bilancio non ha trovato posto, per mancanza di fondi, un emendamento per estendere la Cig anche nel 2022, come invece disposto per gli ex dipendenti di Alitalia.

I lavoratori di Air Italy si sono recati a Bruxelles per sollecitare l’attenzione delle istituzioni europee e hanno scritto una lettera al principe Aga Khan per sensibilizzarlo sulla vicenda. Nulla, la compagnia resta refrattaria a qualsiasi coinvolgimento in un’eventuale proroga degli ammortizzatori sociali. La società non sembra avere nessuna intenzione di chiedere la cassa integrazione, che pure potrebbe essere concessa in base al decreto Genova, poiché intenzionata a procedere spedita sui licenziamenti. Soprattutto dal lato Alisarda, azionista che fa capo all’Aga Khan. Secondo fonti sindacali d’altronde i tanti affari che Roma ha in corso con Doha spiegano in parte la posizione molto defilata tenuta sinora dal governo. E non solo.

Qualche tempo fa il leader della Uil Trasporti Ivan Viglietti aveva sollecitato il governo ad intervenire per salvaguardare il futuro di tutti i gruppi del settore in difficoltà ricordando come a rischio ci siano circa 10mila famiglie. Nel frattempo Viglietti è stato assunto da Ita, che di Air Italy è concorrente, nell’ambito dell’infornata di sindacalisti che la nuova compagnia ha deciso a dicembre dopo che i tempi di marcia per il completamento degli organici segnavano gravi ritardi. Ita, che a regime dovrebbe raggiungere nella sua prima fase di “start up” circa 2.400 addetti, ha la stessa presenza sindacale della ex Alitalia e della successiva Alitalia controllata da Ethiad sebbene la forza lavoro si sia ridotta a circa un quinto.

I 1.322 dipendenti di Air Italy sono distribuiti tra Olbia, Milano, Roma e Napoli. Il progetto Qatar Airlines-Air Italy era partito nel 2018 con grandi ambizioni, una sfida a pieno titolo ad Alitalia che i “cugini” di Ethiad degli Emirati Arabi Uniti stavano lasciando dopo tre anni ed era quindi ancora più vulnerabile. E dunque non solo Sardegna ma anche (tanti) nuovi aerei e collegamenti anche per Stati Uniti, Africa, Asia, facendo perno su Malpensa. Ma la realtà è stata ben più amara dalle fantasie e molti annunci sono rimasti tali. A settembre 2020 Qatar Airways aveva bruciato nella compagnia mezzo miliardo di euro. Già nel 2018, quando la pandemia neppure la si immaginava, il rosso aveva superato i 164 milioni, il 57% del fatturato. Peggio ancora nel 2019.

Scelte strategiche sbagliate ma anche la tegola dei 737max della Boeing che la compagnia ha dovuto fermare dopo gli stop decisi in tutto il modo a seguito degli incidenti che avevano coinvolto il modello. piuttosto che crescere per linee interne come inizialmente ipotizzato. Nell’attesa di nuovi aerei Air Italy decide di affidarsi a compagnie esterne, bulgare e greche per lo più, a cui appaltare voli. Mentre gli appaltanti volano, aerei e personale di Air Italy restano a terra. E anche così che le perdite iniziano a lievitare.

La compagnia è stata messa in liquidazione nel febbraio del 2020, alla vigilia del dilagare della pandemia che avrebbe pressoché azzerato il settore aereo passeggeri nei messi successivi. L’emergenza aveva consentito di procrastinare l’avvio delle procedure di licenziamento ma ora si è arrivati al dunque, proprio mentre il settore incontra una nuova fase di profonda difficoltà. D’altronde in questi ultimi due anni le compagnia hanno badato soprattutto a contenere le perdite più che ha rimpolpare gli organici. Le possibilità dei dipendenti Air Italy di trovare un’altra sistemazione già ridotte al lumicino, si sono praticamente spente quando si sono chiuse anche le porte di Ita.

Lo scorso 22 dicembre il Consiglio regionale della Sardegna ha sottolineato la necessità di una mobilitazione unitaria per portare il Governo ad aprire “una efficace e risolutiva interlocuzione con la proprietà Qatar Airways”. Una necessità condivisa da tutte le forze politiche in commissione Lavoro, dove è stato il consigliere del Pd Giuseppe Meloni a sollevare il tema dei lavoratori (oltre mille di cui 600 sardi) che rischiano, a partire da gennaio, di essere privati dei sostegni al reddito della cassa integrazione e il licenziamento. A 3 giorni dalla fine della Cig però tutto ancora tace.

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