Carola Rackete non ha commesso alcun reato entrando senza permesso, il 26 giugno 2019, nelle acque italiane con la nave Sea Watch 3, che ospitava da 15 giorni 42 naufraghi soccorsi in mare. Lo ha stabilito il gip del tribunale di Agrigento, Micaela Raimondo, che ha archiviato su richiesta dei pubblici ministeri l’indagine per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a carico della 33enne comandante tedesca, sostenendo che abbia “agito nell’adempimento del dovere di salvataggio previsto dal diritto nazionale e internazionale del mare, perchè non si poteva considerare luogo sicuro il porto di Tripoli”. La capitana – difesa dagli avvocati Leonardo Marino e Alessandro Gamberini era stata già definitivamente prosciolta, nel maggio 2021, dalle accuse di resistenza a pubblico ufficiale e violenza a nave da guerra, legate al presunto speronamento di una motovedetta della Guardia di finanza quando la nave decise di forzare il blocco navale nel porto di Lampedusa il 29 giugno.

Tre giorni prima Rackete aveva deciso decise di entrare senza autorizzazione con la nave, che stazionava davanti Lampedusa ma in acque internazionali, nelle acque territoriali italiane. All’accusa di rifiuto di obbedienza a nave da guerra si era aggiunta quella di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per avere fatto entrare sul territorio italiano 42 immigrati. Il giudice, motivando l’archiviazione cita un rapporto dell’Alto commissario per le Nazioni unite nel quale si sottolinea “che migliaia di richiedenti asilo, rifugiati e migranti in Libia versano in condizione di detenzione arbitraria e sono sottoposti a torture“. Pertanto, la condotta di Rackete – che li ha condotti in Italia nonostante il divieto – “risulta scriminata dalla causa di giustificazione” dell’adempimento di un dovere e non costituisce reato.

“Cade anche l’ultima accusa: accolta la richiesta di archiviazione per Carola Rackete”, commenta la ong Sea Watch, secondo cui il provvedimento del gip “abbatte il pretestuoso muro legislativo” eretto dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini con il Decreto sicurezza bis “e, nelle sue motivazioni, conferma quanto già stabilito dalla Corte di Cassazione: soccorrere chi si trova in pericolo in mare e condurlo in un luogo sicuro è un dovere sancito dal diritto internazionale”.

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