Da una parte il coro dei “no green pass”, scandito a tutta voce davanti a Palazzo Marino. Dall’altra una fila ordinata di giovani under 30, con mascherina e distanziamento. Quasi come se sabato 4 dicembre, alle 17,30, in piazza Scala fosse stato costruito in tutta fretta un muro di cristallo, trasparente, impercettibile agli occhi, eppure plastico. Inizia così per quasi 2000 ragazze e ragazzi l’anteprima under 30 della Prima della Scala, la cosiddetta primina, che porta in scena il Macbeth di Giuseppe Verdi.

Così mentre gli slogan dei no pass risuonano nella piazza, uno a uno, appassionati di opera, neofiti o semplicemente giovani curiosi prima esibiscono la loro certificazione verde, poi, biglietto alla mano, entrano nel foyer del teatro. L’emozione è tangibile: per molti si tratta di un ritorno dopo lo stop del 2020 imposto dalla pandemia. Il “click day” per i biglietti a 24 euro è stato l’11 novembre: in neanche mezz’ora i posti sono andati sold out.

C’è chi, impavido, indossa un cappotto viola, colore “vietato” a teatro. Chi, per l’occasione, sfodera vestiti elegantissimi che potrebbero fare a gara con i look della Prima, in programma per il 7 dicembre. Ma c’è anche chi preferisce presentarsi senza troppi fronzoli, scarpe da tennis e maglioncino, perché dietro l’evento mondano c’è soprattutto la “sostanza” e cioè poter godere, pagando un prezzo a portata di portafoglio, di un’opera spettacolare con la regia di Davide Livermore e la direzione di Riccardo Chailly. Neanche a dirlo (d’altronde siamo in periodo natalizio) il colore che va per la maggiore è il rosso: non solo il mattone o il bordeaux, già visto in anni passati, ma anche il (vietatissimo) rosso fuoco. Anche qui a sottolineare che i diktat non scritti della Scala possono essere sdoganati, soprattutto se hai 20 anni e poche etichette.

All’ingresso, forse complice la fila fuori dal teatro che serviva anche da contingentamento, non c’è la classica folla. Due ragazze si scattano un selfie, altre si fanno immortalare dai fotografi ufficiali. L’albero di Natale, naturale sfondo nel 2019 per gli scatti da pubblicare in tutta fretta su Instagram, non c’è. Così bisogna trovare un’ambientazione diversa, una colonna, gli specchi che dividono un ordine dall’altro o una prospettiva particolare con il palco alle spalle. Anche l’intervallo serve per le foto di rito. C’è chi prova a levarsi la mascherina (solo per i pochi secondi della foto), ma viene ripreso subito dalle maschere del teatro. D’altronde l’obiettivo da quasi due anni a questa parte è sempre lo stesso: evitare i contagi per poter restare aperti e non richiudere più. Proprio i teatri e, più in generale, i luoghi della cultura, hanno chiesto periodicamente di poter riaprire a piena capienza, avendo sofferto non poco durante le chiusure. E i giovani sembrano averlo capito bene: durante lo spettacolo nessuno abbassa la mascherina, nessuno la indossa in maniera stravagante, come capita di vedere spesso altrove. Tutti sembrano essere perfettamente consapevoli del fatto che, senza queste misure, si ritornerà alla dad, all’università da remoto e allo smartworking.

I 2000 under 30 vengono da ogni parte d’Italia (e non solo). C’è chi studia a Verona e, nonostante le corse per il “click day”, non è riuscito a prenotare un posto vicino ai propri amici. E c’è anche una coppia norvegese che studia in Erasmus a Bologna “solo per un semestre” ma che proprio non voleva perdersi quest’occasione. Capiscono poco l’italiano, confessano ragazzo e ragazza, ma grazie al libretto digitale, disponibile anche in inglese, riescono benissimo a seguire l’opera.

Il pubblico giovane non risparmia applausi, alcuni fatti partire anche “fuori tempo”, quando cioè i cantanti sul palco stanno solo facendo una piccola pausa per rifiatare. Alla fine è un’ovazione: i 2000 under30 battono le mani all’unisono per 11 minuti di fila. Macbeth è piaciuto. Fa niente se hanno dovuto fare una coda interminabile per i biglietti, fare un’altra fila per esibire il green pass e tenere addosso la mascherina tutto il tempo, oltre 3 ore. La primina della Scala, ancora di più quest’anno, vale tutto questo e anche di più.

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