Maria De Filippi compie oggi 60 anni. Nata il 5 dicembre 1961 a Milano, a dieci anni si trasferisce con la famiglia a Mornico Losana, nell’Oltrepò Pavese. La sua carriera trentennale televisiva sintetizza efficacemente Raffaella Carrà che nel 2019 l’ha accolta nel suo talk “A raccontare comincia tu”. “Autrice, produttrice e conduttrice delle sue trasmissioni la De Filippi non è solo un volto della tv, ma un marchio e un nome riconosciuto da tutti. Semplicemente, Maria”.

Come si evince anche dall’interessante libro “In nome di Maria – L’era defilippica della tivù” (Ed. Graphe.it) dello scrittore e autore tv Aldo Dalla Vecchia, sono molteplici i motivi del successo della sua carriera: la discrezione, il saper ascoltare i sentimenti dei protagonisti delle sue trasmissioni e, di conseguenza, il saper offrire un ritratto dell’Italia di oggi. Maria De Filippi ha dato la sua impronta a tre programmi storici della tv come “Uomini e Donne”, “Amici” e “C’è Posta Per Te”. Ma non si può non citare che la conduttrice ha anche battezzato prima “Italia’s Got Talent” (poi passato a Sky) e poi “Tu Si Que Vales”, dove tuttora condivide il palco con Rudy Zerbi, Gerry Scotti, Teo Mammucari e Sabrina Ferilli.

E ancora, la “regina della tv”, ha lanciato anche “Temptation Island” (con successo) e investito nel digitale con WittyTv, la piattaforma che raccoglie tutte le puntate delle sue trasmissioni e contenuti extra. Una vera e propria imprenditrice della televisione, anche attraverso la sua Fascino, in compartecipazione con Mediaset.

“PER DEBUTTARE IN TV HO RIASSUNTO I GIALLI DI SIMENON” – La prima apparizione televisiva di Maria De Filippi risale al 26 settembre 1992, nella seconda edizione di “Amici” – nella versione talk con adolescenti – in sostituzione maternità della prima conduttrice, Lella Costa. Il programma durava 40 minuti e, visto il grande successo, dalla terza edizione passò a due ore di trasmissione. “Un giorno stavamo facendo un corso di comunicazione per i dirigenti della Fiat – racconta la De Filippi al programma di Raffaella Carrà ‘A raccontare comincia tu’ – e all’epoca c’era un dirigente che si chiamava Annibaldi. Parlano di valori tra i giovani, amicizia, eccetera e quindi io dico ‘Maurizio (Costanzo, ndr) perché non facciamo Amici in televisione?’. Mi viene in mente Amici, ma non pensavo di condurlo, proprio no! Non avevo nessuna ambizione. Così chiamiamo Lella Costa, io inizio a lavorare per lei, mi metto dietro le quinte e mi piace molto questo lavoro, moltissimo. Poi lei rimane incinta. Iniziamo a fare dei provini. Feci un provino a Predolin, poi tanti altri. E tutte le volte non ero soddisfatta del provino. A un certo punto Maurizio mi dice: ‘Beh fallo tu!’. E io non ho detto ‘no’. Però avevo paura. Allora che ho fatto? Per un anno ho cercato di imparare. Prendevo i gialli di Simenon, li leggevo, e poi li riassumevo in cinque minuti. Poi in tre minuti. Poi in un minuto. Così per un anno”. Infine il debutto in tv.

AMICI NASCE NEL 1992 E ABBATTE I TABÙ IN TV – L’11 gennaio 1992 il talk “Amici” debutta su Canale 5 con Lella Costa, poi il 26 settembre dello stesso anno arriva Maria De Filippi. Ogni settimana al centro dello studio settanta ragazzi diciottenni si ritrovano per discutere dei vari temi proposti in puntata. Temi che fino ad allora sembravano un tabù per la televisione italiana o quantomeno se ne parlava poco. Specie con ragazzi appena maggiorenni: dall’orientamento sessuale all’accettazione del proprio corpo (o alla repulsione), fino ai rapporti genitori-figli o il bullismo. Il programma ha talmente successo che nel 1993, sempre su Canale 5, debutta “Amici di sera”. Il talk è in diretta e quindi va in onda senza filtri con le discussioni accese. “Quanto al portare in televisione la propria vita privata – ha dichiarato la conduttrice su La Repubblica – beh, se non c’è altro modo per parlarsi, perché non la televisione? Un tempo era diverso: le storie, le narrazioni, i simboli della cultura tradizione del passato, ormai morta e sepolta, servivano per esorcizzare le tensioni familiari o della comunità, e la piazza era il palcoscenico. La televisione è diventata il luogo dell’esorcismo, dello sfogo, della discussione e della confessione”.

L’ultima puntata sarà il 6 giugno 1997 per poi tornare sabato 7 ottobre 2000 ma su Italia Uno, sempre al sabato pomeriggio. Il talk viene chiuso dopo trenta puntate il 23 giugno 2001. il marchio “Amici”, in seguito, sarà rispolverato il 7 gennaio 2003 per sostituire il titolo della trasmissione “Saranno famosi”, dopo alcuni problemi di copyright con l’omonima famosa serie tv. Ma il “nuovo” “Amici” (ex Saranno Famosi) è un talent show con attori, ballerini e cantanti. Una formula che è cambiata nel corso dei 21 anni di messa in onda e che ha cercato, ancora una volta, di intercettare il sentimento del pubblico. Nelle ultime edizione si dà infatti molto spazio alle dinamiche tra i professori, alle storie d’amore degli allievi ma anche al concetto che ‘Amici’ è solo una scuola, un trampolino di lancio, ciò che accade fuori dipenderà dal talento dei protagonisti e dal duro lavoro.

LA RIVOLUZIONE DI “UOMINI E DONNE” – Il debutto di “Uomini e Donne” risale al 16 settembre 1996 alle ore 14:45 su Canale 5. Aldo Dalla Vecchia nel suo libro su Maria De Filippi suddivide la storia del talk efficacemente in tre filoni: “L’evoluzione del talk”, “L’epica dei tronisti” e “La democratizzazione del trono”. “Uomini e Donne” nasce come talk sociale e lo spiega bene l’autore Alberto Silvestri: “Penso che se uno vede questo tipo di programma si fa un’idea molto precisa della situazione della famiglia italiana. Le storie raccontate sono gli iceberg di centinaia di casi. Si scoprono molte realtà drammatiche, come la violenza tra le mura domestiche che è diffusissima. Gli stereotipi ci sono, ma non alteriamo la realtà. È l’Italia presa tale e quale”. Maria De Filippi rompe un altro tabù in tv sedendosi sulle scalinate in fondo allo studio, microfono in mano, abbigliamento sobrio, spesso maglietta e jeans. “Mi metto sul gradino perché faccio tre puntate di fila. Inizio alle 2 e finisco alle 7 di sera”, spiega, sempre nel 2019, la diretta interessata alla Carrà. Nell’autunno 2001 nasce, secondo la suddivisione di Dalla Vecchia, “L’epica dei tronisti”. “All’inizio tutto nasce come una provocazione – spiega la De Filippi a ‘A raccontare comincia tu’ – perché io faccio un giochetto. Metto un uomo incappucciato seduto su quel trono, con accanto un brillante. E gli dico ‘dì che questo brillante sarà per la donna che troverai tra le corteggiatrici che arriveranno’. Poi faccio un altro esperimento, metto sul trono un signore vedovo e voglio vedere l’aspetto ‘crocerossina’ che c’è in ogni donna. Da qui, piano piano, è nato il tronista”

La figura del tronista negli anni è cambiata, basta pensare a Costantino, negli anni di massima popolarità. Maria De Filippi lo spiega così a Il Corriere della Sera: “Fece molto rumore ma era piena l’Italia di persone così. Io le ho semplicemente fatte vedere, non le ho inventate”. Quindi arriva l’epoca de “La democratizzazione del trono”, che si suddivide in 4 fasi: la prima (dal 2010) con la presenza del Trono Over, la seconda (dal 2016) con il trono gay, la terza (dal 2020) con il trono misto e la quarta (dal 2021) con il primo trono trans.

“C’È POSTA PER TE È IL PROGRAMMA A CUI SONO PIÙ LEGATA” – Il people show più longevo della storia della tv italiana è “C’è Posta per Te”, che prende il via nel 2000. L’idea viene a Maria De Filippi, che ancora oggi lo definisce il suo programma preferito, durante una visita al Ministero dell’Istruzione: “Vado al Ministero per chiedere un intervento sull’educazione sessuale a scuola – ha raccontato a Che Tempo Che Fa -. Arrivo e c’è un capannello di ragazzi che mi danno una busta da consegnare al ministro e io entro con questa busta. E a quel punto dico alla persona che mi aveva accompagnato: ‘Vedi? Non riesci ad arrivare da una parte, e allora dai la busta e c’è qualcuno che te la porta. Ed è da lì che è nata l’idea la busta”.

I protagonisti del people show chiedono aiuto dopo una situazione di divisione o conflitto familiare o con il proprio partner. Ma ci sono anche storie legate ad amori del passato, ai ‘grazie’ per qualcosa di bello accaduto nella vita. Insomma non c’è solo il dramma ma anche l’accezione positiva delle storie. Lo studio è semplice. La busta separè appare al centro, alla destra il destinatario e alla sinistra il mittente. De Filippi racconta, passeggiando, nel silenzio dello studio, la storia protagonista della puntata. Un racconto asciutto, sintetico, efficace e forse frutto dei numerosi riassunti dei gialli di Simenon prima del debutto ad “Amici”. Alla redazione arrivano migliaia di lettere, vengono selezionate, vengono convocati i protagonisti nell’ufficio romano di Maria De Filippi e lì inizia la conoscenza della storia che spesso viene trascritta al computer. Nessun dettaglio viene tralasciato.

Ecco il segreto del successo del programma. Il telespettatore ‘entra’ nella storia come fosse il protagonista, quando invece è solo la parte passiva. A questo si deve lo stile della conduttrice che, sempre un passo indietro, prende per mano chi ascolta per far capire qualsiasi aspetto della storia raccontata, riuscendo così a instaurare un processo di fiducia e immedesimazione della vicenda.

“Che C’è posta per te sia lo specchio dell’Italia secondo me è vero. – ha spiegato a FqMagazine De Filippi in un’intervista del 2019 – Tante storie che abbiamo raccontato incrociavano la crisi economica, aspetto che è un po’ diminuito con l’accesso di alcuni al reddito di cittadinanza. Le ‘corna social’? – diceva nell’intervista – Ha ragione, non c’è una storia che non è iniziata in chat. È vero che ci accorgiamo dei cambiamenti grazie a chi ci scrive e si racconta”. Così l’Italia è diventata protagonista in tv.

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