Ci sarà un nuovo processo per l’ex vicepresidente della Reggina calcio, Gianni Remo, e per suo fratello Pasquale Remo. Per entrambi la Cassazione ha annullato la condanna a 7 anni di carcere per concorso esterno con la ‘ndrangheta, emessa nel settembre 2020 dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria. La Suprema Corte, infatti, ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Francesco Calabrese, Francesco Albanese e Tonino Curatola, difensori dei due imprenditori reggini finiti al centro di un’inchiesta sulla cosca Labate conosciuta con il soprannome dei “Ti Mangio”. Tra gli imputati c’era pure il cognato dei due Remo, il boss Michele Labate, fratello di un altro boss, Pietro Labate, mammasantissima del quartiere Gebbione nella periferia sud di Reggio.

L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia riguardava il settore della commercializzazione delle carni nel quale, secondo gli inquirenti, i fratelli Remo avrebbero goduto della vicinanza della cosca Labate. Condannati in primo grado a 15 anni, inizialmente i due imprenditori erano stati accusati anche di concorrenza sleale e di estorsione ai danni dello zio Umberto Remo. Accuse per le quali Gianni e Pasquale Remo erano stati assolti in secondo grado dove però aveva retto l’accusa di concorso esterno costata una condanna a 7 anni di carcere. Il ricorso di Michele Labate, formulato dagli avvocati Francesco Calabrese e Giovanna Araniti, è stato rigettato dalla Suprema Corte. Per lui, quindi, va definitiva la condanna a un anno di carcere, in continuazione con altre sentenze in cui è stato giudicato colpevole. La Cassazione, invece, ha dato ragione ai difensori di Gianni e Pasquale Remo. Le motivazioni della sentenza saranno depositate nelle prossime settimane. Quello che è certo che che per i due imprenditori ci sarà un nuovo processo davanti un’altra sezione della Corte d’Appello di Reggio Calabria.

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