Oltre 540mila beneficiari del reddito di cittadinanza hanno trovato un posto di lavoro mentre ricevevano il sussidio. Tra coloro che hanno sottoscritto un Patto per il lavoro in un centro per l’impiego la percentuale di “impiegati” è stata del 32%, contro un 29% tra chi non lo aveva sottoscritto. Una differenza di circa il 10%, in media, che arriva però al 20% nel Nord Italia mentre si ferma al 2% nel Sud. Sono i primi dati ufficiali sull’efficacia dell’attuale (debole) sistema di accompagnamento al lavoro per i percettori di reddito: il commissario straordinario dell’Anpal Raffaele Tangorra martedì li ha anticipati nel corso di un’audizione alla Commissione Lavoro della Camera, annunciando la presentazione di un report ad hoc che dovrebbe arrivare la prossima settimana.

Come è noto, i beneficiari che hanno le caratteristiche per essere ritenuti occupabili sono una minoranza: poco meno di un terzo del totale. Questa platea, in base alla normativa, viene presa in carico dai centri per l’impiego. “All’ingresso in misura”, ha spiegato Tangorra, scelto dal ministro Andrea Orlando per guidare l’agenzia dopo il siluramento di Mimmo Parisi, “poco meno di uno su cinque risultava occupato; poco meno di un terzo, invece, la quota di coloro che hanno perso un’occupazione nei tre anni precedenti. Complessivamente, quindi, quasi metà della platea indirizzata ai Cpi ha o ha avuto un rapporto di lavoro. Per il resto, invece, o si tratta di spontanee attivazioni con i servizi per l’impiego (beneficiari che hanno sottoscritto un patto di Servizio – uno su sei), o di persone aggregate perché appartenenti ad un nucleo con membri “occupabili” (poco meno di un terzo) o giovani il cui nucleo è stato indirizzato ai servizi sociali (meno di uno su dieci)”.

In attesa del report, i primi dati raccolti mostrano che “oltre 720mila sono i beneficiari che avevano un posto di lavoro all’ingresso o ne hanno attivato mentre erano in misura” e “oltre 540mila coloro che hanno attivato un posto di lavoro mentre erano in misura (indipendentemente dalla condizione in ingresso)”. La domanda è ovviamente se fossero stati presi in carico dai servizi per l’impiego e se la presa in carico ha avuto un qualche effetto misurabile. “In proposito sono necessari approfondimenti e dati non sempre nella disponibilità”, ha riconosciuto Tangorra, “ma possiamo dare prime evidenze. In termini di incidenza, i beneficiari che hanno trovato un’occupazione sono il 32% di coloro che hanno sottoscritto il patto, a fronte del 29% di chi non lo ha sottoscritto. In altri termini, la probabilità di trovare un’occupazione aumenta di circa il 10% se si è sottoscritto un patto per il lavoro: notevoli le variazioni territoriali, con un incremento della probabilità di trovare un’occupazione avendo sottoscritto un patto del 20% nel Nord, del 15% nel Centro e di solo il 2% nel Mezzogiorno”. Sono ancora molti i beneficiari di reddito di cittadinanza senza Did (oltre 650mila nel 2020), ma la manovra introduce l’obbligo di presentarla nel momento stesso in cui si farà domanda.

In generale, colpisce il fatto che gli utenti dei centri per l’impiego che hanno depositato una dichiarazione di immediata disponibilità (Did) non revocata sono oltre 5,3 milioni al netto delle dichiarazioni dormienti: più del doppio rispetto ai 2,3 milioni di disoccupati rilevati dall’Istat secondo la regola che è disoccupato chi ha fatto almeno un’azione attiva di ricerca di lavoro nelle quattro settimane precedenti la rilevazione. Del resto “le caratteristiche dei disoccupati “amministrativi” sono molto diverse da quelle dei disoccupati Istat”, ha ricordato il commissario. “L’82,6% è disoccupato di lunga durata e quasi i tre quarti di lunghissima durata (più di due anni). I disoccupati di lunga durata Istat sono invece circa la metà del totale. Si tratta in generale di una platea molto più fragile“.

Il rapporto tra disoccupazione amministrativa e disoccupazione Istat varia molto da regione a regione. Nel Nord, in generale, il rapporto è più alto – circa 2,6 volte – mentre nel centro si tratta di meno del doppio. Le ragioni di questa variabilità? Tangorra ha dato solo qualche indizio: “Possono essere diverse, difficilmente leggibili in termini di efficacia. L’incentivo a rilasciare la Did è maggiore se il CPI appare più utile, ma lo stock cresce al crescere della durata in disoccupazione. Quel che qui rileva è che il rapporto tra disoccupazione amministrativa e disoccupazione misurata dalla statistica ufficiale presenta una variabilità maggiore tra le regioni italiane di quella che osserviamo tra paesi UE”.

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